Monday, Nov. 18, 2019

Strategia

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il 7 Nov 2019

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Il peggior river possibile con il set di dame, secondo Jonathan Little

Il peggior river possibile con il set di dame, secondo Jonathan Little

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Una nuova mano che vede protagonista Jonathan Little. Il player americano però non si è limitato a giocarlo questo spot, ma lo ha preso come spunto per analizzarlo. Una mano particolare e con mille insidie, soprattutto dopo il river, nonostante il set di dame chiuso al turn. Con la solita maestria ci spiegherà ogni singola azione, passo dopo basso, strada dopo strada.

Una situazione e una dinamica davanti alle quali ci troviamo spesso. Non solo, ma il giocatore a stelle e strisce prova ad entrare anche nella testa del rivale, in modo da ottimizzare ogni mossa. Insomma, una bellissima analisi che vale la pena leggere. Mai banale e soprattutto mai scontato nei suoi processi mentali Jonathan Little. Non a caso uno dei più forti giocatori al mondo.

La mano

Jonathan Little poche settimane fa ha preso parte alla tappa del WPT al Borgata Poker Open Championship. Prima di sedersi nel main event, il campione americano ha deciso di prendere parte ad uno dei tanti eventi che precedevano appunto il torneo principale. La mano in questione arriva proprio da questo side.

Siamo nel livello 100-200 big blind ante 200 e con 40 players left. Il tavolo dove è seduto Little è composto prevalentemente da deepstack: sia lui e l’avversario coinvolto nello spot possono contare su 200 big blind a testa, prima della mano.

Jonathan-Little

Jonathan Little

Fold generale del tavolo, fino a Little che da bottone spilla Q Q e apre le danze a 600. Lo small blind, player molto loose secondo l’americano, opta per un 3bet a 2.100. Chiama il grande buio e la parola torna a Jonathan, il quale ha di fronte 3 opzioni: fold, call, raise.

Fino a quel momento il player in small blind mi aveva dato la sensazione del classico looser, che entra nella maggior parte dei piatti ed è pronto a tutto pur di difendere i suoi blinds. Per questo motivo mi sorprende molto la sua 3bet. E’ la prima che fa da quando siamo al tavolo assieme, mentre nelle altri mani si è sempre limitato al call, o eventualmente ad aprire il gioco per primo“.

Un campanello d’allarme che Little raccoglie al volo. “Potrei tranquillamente 4bettare, ma la sua 3bet mi ha creato qualche perplessità e ho la netta sensazione che il suo range possa essere molto più stretto del solito. Sfruttando anche la posizione, opto per il call“.

Il post flop

Little chiama e si passa al flop con 3 players in lizza, mentre il piatto decolla a 6.500 pezzi. Nelle tre carte comuni troviamo J 9 2 . Lo small blind esce a 4.500, passa il grande buio e la parola arriva all’americano.

Situazione molto delicata, nel range del mio avversario possono esserci sia J-J e sia 9-9. Dunque devo andarci con i piedi di piombo in questo frangente. Un raise ha poco senso. Mettiamo per ipotesi un mio rilancio a 11-12 mila pezzi e Villain opta per l‘allin. Io sarei costretto a foldare e senza pensarci molto”

Quindi preferisco controllare e mi limito al call, sfruttando ancora una volta la posizione. E’ un metodo anche per testare una possibile reazione del mio avverso a questo secondo call“. Little chiama e con 15.500 pezzi nel piatto, i due vanno in heads up al turn.

In quarta strada cade Q per il set di dame di Jonathan Little. Oppo va in Check e Little analizza la prossima mossa.

Il check del mio rivale sa quasi di resa. Con Top o middle set avrebbe continuato a bettare e lo stesso vale per A-A e K-K. Un nostro check dietro comporta di far perdere valore alla mano. Dobbiamo uscire, ma con una size che possa tenerlo dentro. Ne troppo piccola e ne troppo larga. Una via di mezzo, dove siamo sicuri che pagherà con ad esempio A-J/A-9 e via dicendo”. 

River terribile?

Little betta 6.500 dopo il turn e il suo avversario chiama. Ci sono 28.500 unità nel piatto e i due players si avviano al river. In quinta strada il board si completa con  10. La peggior carta che potesse esserci nel mazzo, dichiara il professional poker player americano. In effetti quel 10 chiude diversi progetti di scala e anche nella miglior ipotesi, rischia di far incassare molto meno, rispetto a qualsiasi altro river.

Dopo un river così tremendo, possiamo perdere da un sacco di combinazioni: K-K/K-Q/K-10/Q-8/8-7. Alcuni forse sono range forzati, ma conoscendo lo stile del mio rivale, non sono proprio da escludere completamente“.

Il piccolo buio fa check e Little ha due opzioni: “bussare” dietro a sua volta oppure bettare una size non troppo grande.

Dopo la peggior carta al river, siamo di fronte ad bivio. La testa di ognuno di noi ci dice di fare check dietro, per azzerare qualsiasi pericolo ed evitare di perdere ancora fiches. Ma nel caso in cui lui non avesse scala, saremo noi a portare a casa il piatto. Facendo check però incasseremo molto meno del previsto e soprattutto la nostra mano perde valore“.

L’altra opzione, anche se molto più rischiosa, è quella di piazzare una small bet e vedere cosa succede. Se veramente non ha scala, ma un punto peggiore del nostro, probabilmente ci pagherà. Ovvio che ci esponiamo a molti rischi, fra cui quello di vedersi pushare, dopo la bet. Diciamo che ho poche informazioni sul mio avversario, a parte lo stile di gioco e poi nella mia testa continua a scattare quel campanello d’allarme della 3bet preflop“. 

Little fa check e la scelta si rivela giusta, visto che oppo mostra K-K per la scala chiusa runner runner. Il set dell’americano non basta, ma in compenso ha perso meno chips, di quante ne possano perdere gran parte dei giocatori in questo spot. E Jonathan chiosa: “Qualche volta, anche le calling station o i loose hanno una monster hand in mano“.

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