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il 20 Mag 2022

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I cinque tornei delle WSOP che sono entrati nella storia

I cinque tornei delle WSOP che sono entrati nella storia

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Stanno per ricominciare le World Series of Poker, in quel di Las Vegas: i campionati del mondo, anche quest’anno, conferiranno fior di braccialetti, milioni di dollari e regaleranno emozioni e ricordi.

Nella lunga epopea delle WSOP, oltre alla gloria per i vincitori, per svariati motivi alcuni tornei sono passati alla storia: andiamo a vedere quali siano stati e per quale motivo.

5) Il Main Event del 1970: la prima edizione

Come non menzionarlo? Il primo evento targato WSOP fu un torneo di di Texas Hold’em composto da soli 6 partecipanti, seduti ad un singolo tavolo. Quello che poteva essere scambiato per un evento pressochè goliardico, di lì a qualche anno avrebbe fatto la storia. Come sappiamo, non si giunse esattamente alla fine della partita, ma il vincitore (Johnny Moss) fu eletto per acclamazione da parte degli altri contendenti.

4) Il Main Event del 1989 e la vittoria di Phil Hellmuth

Se c’è un momento, nella storia delle WSOP, che fa chiudere i conti col passato e ci trasporta in un’epoca moderna, quello è senza dubbio la vittoria del Main Event di Phil Hellmuth, datata 14 maggio 1989. A quel torneo parteciparono 178 giocatori, a formare un prizepool di 1.780.000$. A spuntarla è il giovane campione di Palo Alto, che ha la meglio sull’affermato campione Johnny Chan. Per la prima volta nella storia, si capisce che a questo gioco c’è spazio anche per i giovani: Hellmuth, infatti, trionfa a soli 25 anni.

3) Il Big One for One Drop del 2012: Esfandiari, che vittoria

Il poker, negli anni, è diventato un fenomeno globale, grazie alla copertura mediatica che permette alla gente di sognare vincite clamorose e di battere professionisti affermati. Su iniziativa di Guy Laliberte, nel 2012, prende corpo alle WSOP un evento che dire clamoroso è dire poco: con un occhio alla beneficienza, vengono riuniti 48 giocatori (tra pro del poker e businessman mondiali) che alla modica cifra di 1 milione di dollari di iscrizione si giocano il “Big One for One Drop“.

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Las Vegas si ferma come poche altre volte le è successo in passato. Del resto, l’eco mediatico del torneo è clamoroso, come clamorosa è la vittoria di Esfandiari davanti a Trickett, Einhorn ed Hellmuth. Ennesimo successo per il mondo del poker, che qui (forse) ha pure esagerato un po’.

2) Il Main Event del 2006 e dei numeri impareggiabili

Dopo gli eventi del 2003, con l’online che si sta affermando e una crisi economica mondiale ancora lontana, il 2006 è una data miliare per il poker: al Main Event partecipano la bellezza di 8.773 partecipanti, numero che diverrà un record tutt’ora imbattuto. A vincere il torneo è il semi-sconosciuto Jamie Gold con una serie di giocate strampalate al limite dell’umana concezione: il risvolto positivo è che, ancora una volta, il mondo capisce che davvero tutti, a Las Vegas, possono avere il colpo di fortuna decisivo.

1) Il Main Event del 2003 e l’inizio del “Moneymaker Effect”

Non c’è alcun dubbio: il torneo più iconico, indimenticabile, significativo della storia delle WSOP non può che essere il Main Event del 2003. La storia è arcinota: il bancario Chris Moneymaker si qualifica tramite la novità dei tornei satellite online, su queste nuove piattaforme di gioco via internet, per soli 39 dollari. Nonostante sia chiamato a fronteggiare gente come Chan, Ivey, Harrington, Farha il giovanissimo giocatore non si fa intimorire e anzi riesce a vincere il torneo.

Le conseguenze le sappiamo: il poker online esplode in termini di successo e diventa un’industria colossale, e di lì in avanti la storia (e la geografia) del poker sarebbe cambiata, con giocatori di tutto il mondo che imperversano prima in rete e poi ai tavoli di Las Vegas. E’ l’inizio del “Moneymaker Effect“, in auge tanto allora quanto oggi. Perchè, diciamocelo, sognare può costare davvero poco. A Moneymaker è costato 39 dollari, che gli hanno fruttato 2,5 milioni.

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