Oggi torniamo al Main Event EPT Londra 2011 vinto da Benny Spindler.
Nella cavalcata trionfale in cui espresse uno stile aggressivo che pochi eguali aveva avuto fino a quel momento, il tedesco si trovò a incrociare le carte al tavolo per lunghi tratti con Doyle Brunson.
Il vecchio contro il nuovo che avanza: al tempo l’incrocio ebbe risvolti non secondari all’interno della comunità pokeristica internazionale.
Nella mano che andiamo a raccontare la spregiudicatezza e l’imprevedibilità della gioventù ebbero la meglio sulla esperienza.
La mano
EPT Londra 2011, il torneo è a 145 left, blinds 1.200/2.400.
Con uno stack di 312.000 Doyle Brunson apre 6.000 J
J
da utg +1.
Da small blind, con 424k chips, Spindler chiama.
Flop 8
6
3
Spindler check, Brunson bet 10.000, Spindler raise 27.500, chiama Doyle.
Turn K
Spindler 30.000, Brunson call.
River 2
Spindler 58.500, Brunson chiama e getta le carte nel muck!
Standard e odds
Fermo restando che stiamo parlando di una mano appartenente a un’altra era del Texas Hold’Em, e che non sappiamo la history che era in corso tra i due giocatori coinvolti, la dinamica è pesantemente influenzata dal raise al flop di Spindler, una action che confonde le acque.
Sulla puntata river del tedesco Brunson deve mettere 58.500 chips su un piatto che è di 190 mila gettoni. Con la classica formula delle pot odds scopriamo che il punto di break-even del call è [58.500/(190.000+58.500)]=0,235.
Chiamando, dunque, Brunson deve essere buono più del 23,5% delle volte per fare positivo. Evidentemente, data la action e la history su Spindler, ‘Texas Dolly’ credeva di essere buono un numero di volte sufficiente a fare positivo.
Il decano dei pokeristi chiuse la sua corsa al Main EPT Londra in 77° posizione per 9.000£ di premio. Spindler arrivò alla vittoria che contribuì ad alimentarne la fama di giocatore aggressivo e fuori dall’ordinario e che lo fece diventare il mito pokeristico del nostro Mustapha Kanit.







