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il 27 Ott 2023

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Gabriele Re ci ha raccontato la mano decisiva per la vittoria del Battle Of Malta

Gabriele Re ci ha raccontato la mano decisiva per la vittoria del Battle Of Malta

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Nella splendida cavalcata per il Battle Of Malta, Gabriele Re ha giocato una mano cruciale quando il torneo era 11 left, contro l’avversario con cui poi si è conteso il trofeo nel testa a testa conclusivo.

Dopo aver difeso da grande buio con carte marginali, Gabriele si è trovato a chiamare tre strade avendo in mano una top pair, per quello che a tutti gli effetti si è rivelato essere un bluff-catch vincente.

 

La mano raccontata da Gabriele

Ecco il racconto della mano in prima persona:

“Siamo 11 left, l’olandese che ho poi ritrovato al testa a testa apre da cutoff con uno stack di 44bb. So che è un giocatore preparato perché l’ho incrociato diverse volte. Credo che il suo range qui non sia così wide dal momento che su bottone c’è il chipleader del torneo e io da big blind lo copro con uno stack superiore a 60bb. In questo scenario posso difendere molto più loose in quanto essendo bello deep le maggiori difficoltà del postflop ricadranno sul più short. Decido quindi di chiamare con 93.”

Su flop 659 che gli dà top pair, Gabriele checka e poi chiama la continuation bet dell’avversario dimensionata a circa 40% pot.

Il turn è un J che non apre progetti di colore nè chiude quello del flop, Re si muove di nuovo in check call con l’olandese che dimensiona la second barrel a due terzi pot circa.

Al river scende un altro J che paira il board senza chiudere il progetto di colore. Dopo il check di Gabriele l’olandese tanka un po’ prima di puntare 14bb su pot di 23bb.

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“Qui sono andato in the tank almeno un minuto, un minuto e mezzo – dice Gabriele – alla fine ho chiamato e lui ha girato QTo senza pezzi del progetto di colore. Fino al turn la mano è standard, non c’è nulla da dire. Al river è un bluffcatch molto tirato, ma è importante contestualizzare contro chi lo stai facendo perché di base, sul J river che paira il board, il field medio tende a underbluffare, ossia ad avere delle tendenze di bluff più basse rispetto all’ottimale. Da ciò consegue che chiamare con un bluffcatcher marginale come questo, contro la maggior parte del field, è ad atteso negativo, visto che mediamente gli avversari blufferanno meno di quanto dovrebbero”.

 

Le ragioni che hanno indotto Gabriele al call

Da queste premesse si capisce come Gabriele abbia alla fine deciso di chiamare in base all’avversario:

“Essendo lui un reg straniero mi aspettavo che potesse avere delle frequenze di bluff più alte rispetto al field medio, e che quindi potessi avvicinarmi al range indicato dalla GTO. In questo caso è importante valutare il kicker. Il 3 che avevo non blockerava nessuno dei suoi bluff. Avessi avuto una mano come 9-7, 9-8 o T-9 invece avrei foldato perché il kicker avrebbe blockerato una buona porzione del suo range di bluff”.

Prima di chiamare al river, Gabriele ci dice di aver abbandonato la poker face:

“A quel punto dovevo decidere se chiamare o foldare quindi non c’era più bisogno che nascondessi la mia mano. Appena ha puntato ho detto ad alta voce ‘ho un nove con uno dei migliori kicker per poterti chiamare, ma tu sei in grado di bluffare con le giuste frequenze?’. Ho pensato un paio di minuti e mi sono convinto che lui potesse essere davvero l’avversario giusto per bluffcatchare. Poi nel break abbiamo parlato dello spot e gli ho detto che lui era l’unico degli avversari rimasti che avrei chiamato in questo spot”.

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