Venerdì scorso l’ANSA ha lanciato la notizia poi ripresa da quotidiani online e telegiornali: la Guardia di Finanza di Bologna ritiene fittizia la residenza a Malta di Enrico Camosci, uno dei più forti giocatori di poker italiani.
Secondo i finanzieri la sua residenza fiscale sarebbe in realtà rimasta in Italia, dove avrebbe a disposizione un’abitazione nell’hinterland bolognese, manterrebbe legami familiari e rapporti bancari e avrebbe trascorso, stando ai tabulati telefonici, più di 183 giorni l’anno.
Da qui la contestazione dell’omessa dichiarazione di circa 1,3 milioni di euro di vincite ottenute in casinò fuori dall’Unione Europea, e la segnalazione alla Procura di Bologna.
Si tratta del secondo filone dell’indagine riguardante Camosci: il primo, sulle vincite extra UE fino al 2022, era emerso sui media ad aprile 2025 e, a quanto risulta, non è ancora chiuso.
Il nuovo capitolo riguarda invece il periodo successivo: se la residenza maltese fosse solo formale, quei redditi andrebbero dichiarati in Italia.
Chiariamo che 1,3 milioni di euro è l’importo delle vincite che l’Autorità ritiene non dichiarate da parte di Camosci, non l’imposta evasa.
Inoltre sono esclusivamente valutazioni dei verificatori: l’Agenzia delle Entrate non ha ancora emesso alcun atto impositivo. A decidere, eventualmente, saranno i giudici tributari.
La tesi della Guardia di Finanza
Secondo la ricostruzione riportata dai media, gli elementi su cui si fonda la contestazione a Camosci sono quattro: la disponibilità di un’abitazione nel bolognese, il mantenimento in Italia di legami familiari, conti correnti italiani su cui arrivavano somme dall’estero e i tabulati telefonici che proverebbero una permanenza di oltre 183 giorni l’anno sul territorio nazionale.
Dal 2024 la normativa italiana considera residente chi ha in Italia la dimora abituale, il domicilio o la presenza fisica per almeno 183 giorni: basta solo uno di questi criteri.
L’iscrizione all’AIRE costituisce una presunzione di residenza all’estero, ma superabile con prova contraria, e vanno considerate anche le convenzioni contro le doppie imposizioni.
La replica dell’avvocato Rosa: “Non gli è stato chiesto di pagare alcunché”
Dopo che la notizia è diventata di dominio pubblico, il legale di Camosci Max Rosa ha diffuso un lungo comunicato in replica ad ANSA, chiedendo anche la rettifica di quanto pubblicato.
Rosa spiega di aver scelto la linea del basso profilo dopo le indiscrezioni di aprile 2025, ma questa volta si è sentito costretto a replicare alla luce della ‘”ulteriore fuga di notizie”.
Sul piano procedurale per il legale il punto è netto: le valutazioni della GdF in sede di verifica sono, dice, “alla stregua delle ‘indagini preliminari’ in materia penale”, cioè “valutazioni unilaterali, prive di alcun potere impositivo”, che passano poi all’ufficio locale dell’Agenzia delle Entrate, il quale si confronterà in contraddittorio con la difesa.
“Al sig. Camosci, in buona sostanza, non è stato ancora formalmente richiesto di pagare alcunché”, sottolinea Rosa.
L’avvocato denuncia poi quella che definisce “un’illegittima ed intollerabile fuoriuscita di informazioni dagli uffici della GdF di Bologna”, che sarà “debitamente segnalata alle Autorità competenti”.
E parla di Camosci come “vittima di un attacco feroce e del tutto ingiustificato”, con “clamorosi strafalcioni tecnici”.
Spese, deal e vincite online: le obiezioni nel merito
Approfondendo il merito della vicenda, Rosa definisce gli addebiti ipotizzati “in larghissima parte inconsistenti e del tutto illegittimi” e le somme contestate “ABNORMI” rispetto al “reddito reale”. Questi i punti sollevati:
“Non verrebbero riconosciute “spese e perdite documentate per centinaia di migliaia di euro”; non sarebbero stati considerati gli accordi tra giocatori, cioè gli scambi di quote e i deal ai tavoli finali; sarebbero state considerate imponibili vincite presso operatori online con licenza europea, che secondo la difesa non vanno tassate al pari di quelle dei casinò fisici; sarebbe stata identificata un’attività di lavoro autonomo “per la prima volta nella storia italiana”, contestando a Camosci di non aver tenuto una contabilità dal 2019 in un settore privo di regole e strumenti per farlo.
Il tema è rilevante per tutto il movimento. Se la sentenza Blanco-Fabretti, recepita poi dalla legge italiana, esclude dall’obbligo dichiarativo le vincite nei casinò dell’area UE/SEE, ci si chiede perché lo stesso principio non debba valere per il poker online su piattaforme con licenza europea.
E resta aperta la questione di fondo, che la difesa pone da sempre: può una vincita lorda, senza tener conto dei costi sostenuti, essere trattata come reddito?
Residenza a Malta: “Una vera bestialità”
Il passaggio più duro del comunicato di Rosa riguarda la residenza di Camosci. Il legale parla di contestazione “a dir poco sconcertante” e di “una vera bestialità”: se un giocatore ha davvero spostato all’estero la residenza fiscale, afferma, è proprio Camosci, che secondo la difesa lo avrebbe fatto già dal 2022 (la GdF invece parla di iscrizione all’AIRE dal 2023).
Rosa contesta poi una ad una le contestazioni delle Fiamme Gialle.
“L’abitazione nell’hinterland bolognese è la casa dove vive la madre, acquistata in comproprietà con la sorella, dove Camosci soggiorna quando va a trovarla. I legami familiari sono quelli con i genitori. Il conto italiano è il suo primo e unico conto, da sempre a lui intestato, su cui sarebbero transitati importi ridicoli, pari a quasi un centesimo di quelli contestati, versati come regali alla madre.”
Secondo Rosa inoltre i tabulati telefonici dimostrerebbero 84 giorni di permanenza di Enrico in Italia nel 2023 e 134 nel 2024.
Ben al di sotto della soglia critica di 183 giorni, dunque. Del resto il difensore sottolinea come Camosci trascorra gran parte dell’anno a giocare tornei in giro per il mondo, da Las Vegas a Barcellona, da Malta alla Corea del Sud.
Le parole finali e cosa succede ora
In chiusura del suo comunicato Rosa definisce le contestazioni “straordinariamente ingiuste, scorrette ed illegittime”, annuncia che saranno contrastate “presso tutte le sedi competenti, con straordinaria durezza” e descrive Camosci come “uno dei ragazzi più onesti, sinceri ed eticamente inappuntabili” che abbia mai conosciuto, “lontano anni luce da qualsiasi, anche minima idea di evasione fiscale”.
Il legale si dice certo che il suo assistito ne uscirà indenne e che qualcuno, “in virtù dei grossolani errori commessi”, dovrà risarcirlo di spese e danni.
La vicenda come spiegato è ancora nella sua fase iniziale: al momento non c’è nessun atto impositivo, né un contraddittorio avviato presso l’Agenzia delle Entrate.
Restate sintonizzati per gli aggiornamenti del caso.







