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il 21 Lug 2011

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Poker e Tasse : Ecco il parere dei Pro

Poker e Tasse : Ecco il parere dei Pro

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Qualche giorno fa davamo la notizia della nuova offensiva da parte della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate contro i giocatori italiani che hanno ottenuto risultati rilevanti nei casinò esteri senza di fatto dichiarare tali vincite. Noi di ItaliaPokerClub abbiamo chiesto ai diretti interessati un parere su questa situazione, alcuni di fatto hanno preferito una strada più diplomatica altri hanno preferito non commentare astenendosi dall’esprimere pubblicamente le proprie opinioni, altri invece hanno scelto una linea più dura.

Secondo quanto si leggeva nel comunicato emanato congiuntamente da GF e Agenzia delle Entrate le vincite ottenute nei casinò esteri sarebbero da considerare come “redditi diversi” e quindi tassabili al lordo delle spese sostenute. Ovviamente questo comporterebbe per i giocatori uno svantaggio enorme, tanto da arrivare in alcuni casi a rendere la partecipazione ai tornei esteri anche poco conveniente.

Queste le parole di Fabrizio Baldassari : “Sicuramente la Guardia di Finanza dovrebbe tenere conto dei tornei fatti dai giocatori,buyin pagati e fare un forfettario per le spese che possono essere extra (hotel,ristorante e servizi vari) dopo di che, penso che sia giusto pagare le tasse se non saranno troppo esose,altrimenti si rischia di far espatriare tutti i player dall’Italia.

Ci sono tantissimi esempi che si possono fare per capire che è sbagliatissima l’azione che stanno percorrendo dietro ai giocatori. Prendiamo un player che ha vinto 20k in un in the money e durante la stagione ne ha spesi 35k (il che è la cosa più frequente) come si possono far pagare 8k di tasse (40%) se ci hanno rimesso 15k. Credo sia impossibile pagare solo sulle vincite senza aver detratto le spese.”

Molto simile al pensiero di Baldassarri anche Niccolò Caramatti che rincara poi la dose : “  Il mio punto di vista si basa sul buon senso, non si dovrebbe tassare una vincita che in realtà non è tale. Faccio un esempio banale, senza arrivare agli estremi, se gioco un EPT da 5300€ e faccio un min cash, diciamo 7500€ e lo Stato mi chiede di pagare le imposte sul lordo, facciamo una media tra il 20% e il 40%, devo pagare 2250€ di tasse…7500-2250 fa 5250, non ho neanche recuperato il buy-in. Il calcolo però non va limitato al singolo torneo ma sulla durata dell’intero anno.

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Questo è banale per chiunque, anche per chi non conosce il settore e questo dovrebbe essere modificato per tutti, professionisti e amatori, in particolar modo dopo aver riconosciuto il poker come skill game, il professionista inoltre dovrebbe poter scaricare le spese. Personalmente, ora che sono praticamente ritornato in Italia a tempo pieno, limiterò al massimo le mie partecipazioni ai tornei all’estero fintanto che la posizione non sarà chiara, non ha senso infatti giocare un torneo in cui si paga 5300€ ma in realtà si sta giocando per 3000€.

Più duro invece il commento di Cristiano Guerra : “Per me è assurdo. dovrebbero tassare alla fonte come in Italia. Purtroppo vogliono mangiarci troppo :(“

Concorde con il suo collega di Sisal Poker è anche Maurizio Guerra, che di ritorno da Las Vegas ci ha detto : ” Per quanto mi riguarda io sono favorevole al pagamento delle tasse sui profitti delle vincite nei tornei live. Come cittadino della Repubblica Italiana reputo assolutamente giusto contribuire al Bilancio dello stato in proporzione alle mie possibilità. La nostra Costituzione all’articolo 53 recita:
“Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
Il sistema tributario è informato a criteri di progressività” Per questa ragione quello che trovo assolutamente sbagliato è che il calcolo della tassazione sia calcolato solo ed esclusivamente sui profitti senza la possibilità di detrarre i costi. Ogni trasferta per un torneo all’estero comporta oneri pesanti quali buy in e spese di viaggio. Se in un anno ho incassato 100 ed ho speso 80 devo pagare le tasse sul profitto netto e non sull’intero profit, altrimenti non più nessuna convenienza a partecipare ai tornei Se il mio lavoro è oramai legalmente considerato uno skill game non capisco per quale ragione debba poi essere trattato in fase di tassazione come gioco o vincita occasionale. Io credo che presto bisognerà trovare una soluzione legale al problema, come in Usa si è trovato oramai da decenni. E’ interesse non solo dello stato, ma anche di noi professionisti, avere un riconoscimento della nostra posizione.”

Vedremo come reagiranno gli altri giocatori italiani a questo duro colpo, sperando che non porti ad una drastica diminuzione della presenza italiana nei circuiti internazionali proprio ora che il nostro paese cominciava ad acquisire maggiore credibilità

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