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il 16 Set 2011

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La varianza nel poker : ecco l’idea molto “particolare” di KokainMutu

La varianza nel poker : ecco l’idea molto “particolare” di KokainMutu

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Molto spesso i giocatori di poker attribuiscono alla varianza gran parte delle cause dei loro insuccessi, giustificando così periodi in cui non riescono ad esprimere il proprio gioco al meglio o magari in cui riescono solo a fare meno profitto del previsto. Ma cosa rappresenta in realtà la varianza ? E’ giusto parlare di varianza alla fine di una singola sessione di gioco ? Quanto in realtà bisogna attendere prima di poter parlare di varianza negativa ?

Questi sono tutti interrogativi che spesso assillano i giocatori di poker, specie quelli alle prime armi. Abbiamo affrontato questo tema con “KokainMutu” utente di Cbet che qualche giorno fa ha affrontato l’argomento. Nel tentativo di raggiungere lo status di SuperNovaElite entro fine anno “KokainMutu”  ha deciso di aumentare la sua produttività iniziando a  giocare circa 20.000 mani al giorno, senza soluzione di continuità, da quando il cash è arrivato sulle room italiane.

KokainMutu ci spiega che così facendo un giorno di grinding era diventato per lui quello che normalmente era una settimana, una settimana diventa un mese ed un mese un anno. Per raggiungere il suo obbiettivo ci dice di grindare circa per 10 -14 ore al giorno multitablando circa 15-18x

Durante questo periodo ha avuto di sperimentare e provare sulla propria pelle il significato di varianza, arrivano a definirla “subdola”: “La varianza è subdola. Per osservarla bene devi allontanarti. Parlare di bad run alla fine di una sessione di un’ora è come prendere di mira una formica con un cannone. Non parlate di bad run. Non fatelo mai. Non nominate la varianza perché sarete certamente spesso fuori luogo.”

Ma allora cosa è per lui la varianza ? “La varianza è ovunque e non esiste. E’ solo un preconcetto che ci siamo dati per giustificare le fluttuazioni dei nostri guadagni, quando invece è un’espressione del caso, la stessa che ha generato l’universo. La varianza è Dio, inteso come entità superiore, sfuggente, che semplicemente è. Non è tangibile, malleabile. La varianza è tutto. Ma continua a non esistere, come non esistono la fortuna, il rush positivo, la streak negativa.”

E quindi alla luce di questo pensiero, come dovrebbe comportarsi un giocatore di poker nei confronti della varianza ? “Essere dei poker player significa diventare tutt’uno con la varianza, inglobarla. Andarle incontro sapendo che comunque non la incontrerete mai perché, rifacendomi al paradosso di Zenone, ad ogni mano la distanza tra voi e Lei si dimezzerà, ma mai diventerà zero.”

Come consiglio per i giocatori “KokainMutu” dice : “Il tempo nel poker non esiste, esistono solo le mani, e all’interno delle mani le singole scelte. Non esiste il marzo positivo o la giornata negativa. Liberatevi di queste sovrastrutture. Proseguite mano dopo mano, scelta dopo scelta. Giocate tanto. Dimezzate sempre di più la distanza dalla varianza.

Datevi degli obiettivi, che non siano mai in termini di guadagni monetari. Non siate così ingenui da pensare che i vostri introiti dipendano unicamente da voi, che siano controllabili, che possano avere la forma di obbiettivi raggiungibili. Se volete essere dei poker player dovete giocare e giocare, stabilire un numero di mani da fare, e più sarà alto meno vi sentirete in colpa quando parlerete a sproposito di Lei.”

Alla fine una piccola considerazione a margine : “Il poker è libertà. Libertà di sfidarsi. Vanno di moda le testosteroniche sfide hu di questi tempi, ma un po’ per indole, un po’ per gusto del sacrificio, preferisco sfidare me stesso ad avvicinarmi il più possibile a Lei, ed osservare il mondo da lassù, per vedere cosa è rimasto indietro. Nulla di più avrò compreso, ma almeno non mi sentirò in colpa per non averci provato.

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