Tuesday, Dec. 1, 2020

Strategia

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il 4 Mar 2017

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GTO vs Exploitative Play – Torelli dice la sua: “Imparate la teoria ma punite gli errori altrui, soprattutto nel live”

GTO vs Exploitative Play – Torelli dice la sua: “Imparate la teoria ma punite gli errori altrui, soprattutto nel live”

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Quando si parla di strategia pokeristica, ricorre un tema sempre molto dibattuto.

Ci riferiamo all’annosa contrapposizione tra la Game Theory (abbreviata spesso in GTO) e il gioco ‘exploitativo’.

Tanti pro nel tempo si sono espressi sull’argomento. L’ultimo a farlo è stato Alec Torelli che pochi giorni fa sul suo canale YouTube ha pubblicato un filmato dedicato proprio alla questione.

All’interno della sua rubrica Ask Alec, il campione italo-americano ha rivelato i suoi pensieri a riguardo. Il suo discorso comincia così:

L’idea di Game Theory prevede due persone al tavolo che giocano molto bene e sanno adeguare il loro gioco a quello dell’avversario.

In una partita del genere non c’è molta deviazione dal gioco ottimale, quello descritto dall’equilibrio di Nash“. Torelli ricorre ad un esempio molto comune:

Prendiamo la morra cinese. Se l’avversario usa le forbici troppo spesso, diciamo il 50% delle volte, noi giocheremo di conseguenza sasso il 50% delle volte.

Se lui però è intelligente giocherà carta. Noi allora giocheremo forbici e lui sasso… Questo loop potrebbe andare avanti così all’infinito.

Alla fine entrambi i giocatori raggiungerebbero l’equilibrio di Nash, che prevede di giocare sasso, carta e forbici equamente distribuiti, un terzo delle volte per ciascuno.

Questo è il massimo a cui puoi puntare in un gioco a somma zero (o a perdere); devi provare a raggiungere una situazione di break even“.

Torniamo al poker, che ci interessa di più. Torelli dice: “Se oppo apre troppo, noi cominciamo a 3bettare più loose. Ma lui potrebbe 4bettare di più e noi 5bettare di più.

In questo modo arriveremmo presto a giocarci tutte le chips in uno showdown preflop. O al contrario si aprirebbe sempre meno, adottando un approccio più prudente.

In entrambi i casi i giocatori al tavolo si allontanano dalla GTO, che prevede aperture con un certo range e una certa size, seguite da 3bet con una certa frequenza“.

Qual è la morale? “Non si può trovare edge al tavolo se entrambi i giocatori sono molto forti. Avrai edge quando l’oppo proverà a giocare secondo la GTO senza riuscirci.

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La GTO è diventata popolare soprattutto online. Non puoi provare a rubare i bui troppo spesso nei tavoli virtuali, perché i grinder sanno leggere benissimo le statistiche e ti 3bettano tranquillamente“.

Questo è verissimo. Ma allora come dobbiamo comportarci in generale per essere dei giocatori vincenti? Meglio seguire la GTO o il gioco exploitativo? Torelli risponde:

“Se non conosci gli avversari, come devi comportati  davanti a un rilancio? Pensa solo alla matematica. Come quando randomizzi la tua giocata in una partita morra cinese dove non conosci l’avversario.

Si comincia giocando secondo i dettami della GTO, in maniera molto semplice e standard. Se però poi trovo un avversario che apre il 70% delle mani foldando alle 3bet, non sto a guardare.

Non aspetto un A-5 suited per avere blocker ma entro in azione prima. Nella realtà si gioca contro degli umani, non contro computer in grado di giocare perfettamente la GTO.

Se qualcuno gioca male provo ad exploitarlo. Di solito nel live preferisco l’approccio exploitativo e penso che dovrebbero farlo tutti.

Nei giochi risolti (e il poker lo è quasi) bisogna cercare spot dove gli altri fanno errori. Ricordati che siamo umani. Se fai amicizia con una persona al tavolo per esempio, cambia tutto“.

Questi sono gli ultimi consigli di Torelli: “Quando al tavolo non sai cosa fare, pensa prima di tutto alla GTO ma poi guarda anche il tuo avversario.

Cerca di leggere le sue emozioni. Magari è frustrato, tiltato o non vuole perdere assolutamente soldi. Non è facile, ci vuole empatia, intuizione e logica.

In conclusione, vi consiglio di imparare sicuramente la teoria del poker e di trovare poi gli spot ideali per approfittare degli errori avversari“.

 

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