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Strategia

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il 9 Nov 2012

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Squeeze ai microlimiti: quando farlo? Come comportarsi quando lo subiamo? (Parte 3)

Squeeze ai microlimiti: quando farlo? Come comportarsi quando lo subiamo? (Parte 3)

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Negli articoli precedenti, abbiamo visto alcune situazioni nelle quali possiamo effettuare uno squeeze for value e quando farlo in steal (in bluff). Proviamo ad analizzare oggi quelle situazioni dove ci troviamo in difficoltà perché ne subiamo uno.

Lo squeeze, come abbiamo visto, è un’arma molto potente che dobbiamo utilizzare bene, se vogliamo rendere profittevole il nostro gioco. Lo sanno anche i nostri avversari più abili (skillati), esattamente come noi. Come fare dunque a difenderci quando siamo “messi all’angolo“?

Innanzitutto analizziamo la situazione dall’esterno: dove ci troviamo? Ai microlimiti.

In questi livelli, difficilmente ci saranno giocatori molto forti (in quanto farebbero level up e cercherebbero di avere dei guadagni superiori). Solitamente, si trovano giocatori inesperti e regulars medio-bravi; una cosa molto importante, dunque, è quella di non intestardirci troppo. Non riceveremo mai così tanti squeeze da renderci la vita impossibile; foldate sereni le vostre mani più complicate da giocare e di sicuro non farete una scelta errata.

Qualora vi doveste trovare di fronte ad un maniac (giocatore molto aggressivo), che squeeza ogni qual volta ne ha modo, e voi non sapete ancora bene come gestirvi, il consiglio è quello di cambiare tavolo. Il traffico in questi livelli è molto elevato, non avrete particolari difficoltà a trovare altri giocatori dai quali sfruttare la vostra edge, facendo un’accurata table selection.

Quando, invece, vi sentite più confident e siete pronti a dare action ai vostri avversari, possiamo anche optare per una risposta alla loro aggressione. Come ci muoviamo? Come per tutte le situazioni che troviamo nel poker, la risposta corretta è: dipende. Sicuramente, la scelta resta solo su due “tasti da clickare” ma, come si dice, “la linea che divide un genio da un pazzo è molto sottile“; commettere un errore grossolano è veramente semplice.

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Il concetto base è logicamente semplice: più sarà largo il range di squeeze (interpretabile come range di 3-bet) del nostro avversario, e più ci sarà possibilità di dominarlo con una mano forte, o di farlo foldare qualora noi decidessimo di fare una 4-bet. Il segreto, dunque, sta nel riuscire a capire in quale spot ci troviamo ed agire di conseguenza, bilanciando il nostro range. Ricordiamoci sempre di non fermarci a controllare il dato preflop e basta; prima di “rispondere a tono” è meglio controllare anche le sue tendenze postflop.

Un’altra operazione molto importante, sarebbe quella di capire il suo range di squeeze in base alle volte che riusciamo a vedere gli showdown (SD). Con questa informazione, possiamo letteralmente ownare (dominare-possedere) l’avversario. Esempio: se sappiamo che calla i suited connectors (per esempio) e che squeeza molto volentieri i blockers (come K 2, A 4 etc etc), possiamo optare per un call in posizione con dei K o degli A superiori, cercando di far valere le nostre skills nel postflop con una mano che spesso e volentieri domina il suo range.

Esempio:
Ci troviamo ad un tavolo cash game NL10 (6max) con altri 5 giocatori seduti. Siamo tutti con uno stack pari a circa 100bb.
Decidiamo di aprire l’azione da UTG con A T e rilanciamo a 0,30€. Un giocatore (fish) da BTN chiama e, il Big Blind, decide di squeezare a 1,5€.
Abbiamo un campione abbastanza attendibile di mani, circa 1800, e notiamo che il suo valore di squeeze è di 12.7%, altino direi. Diciamo che non include solo il suo top range ma ci saranno sicuramente una serie di bluff con i quali riesce a rubare spesso il piatto.

Come rispondiamo alla sua azione?
Se non abbiamo ancora info precise sui suoi range e se non ci troviamo bene a giocare post-flop con dei piatti grandi, una buona opzione è quella di 4-bet / foldare una size come 3€. L’avversario, molto probabilmente, è in steal; stiamo blockerando le combinazioni di AQ, AK, AA, TT; siamo nella posizione di UTG e, se il nostro opponent è “pensante“, sa benissimo che non apriamo con un range largo di mani; perciò, quando 4-bettiamo, difficilmente lo facciamo “da finti“.

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