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il 7 Ago 2019

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Bilanciare la schedule dei tornei: perché è importante e come farlo

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Bilanciare la schedule dei tornei: perché è importante e come farlo

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Vi siete mai posti il problema di bilanciare la vostra schedule serale?

Anzi, facciamo un ulteriore passo indietro: avete mai sentito parlare di “balancing della schedule”?

Se la risposta a entrambe le domande è un bel no, questo articolo potrebbe fare al caso vostro e darvi qualche spunto di riflessione interessante…

Quantità < Qualità 

Se parliamo di schedule serale, ovvero dei tornei che avete pianificato di giocare in una singola sessione, si presuppone che giochiate con una certa regolarità su più tavoli in contemporanea.

Fino a circa un decennio fa, quando il field era più morbido e la rake back qualcosa su cui poter contare a fine mese, il mass grinding andava per la maggiore: alla qualità si preferiva la quantità, perché in fondo l’unico modo per abbattere la varianza era massare, massare e massare. Focus maggiore soltanto nelle fasi finali dei tornei.

Negli ultimi cinque/sei anni sono stati in tanti i professionisti che hanno ridotto enormemente il numero di tavoli per guadagnare in attenzione sulle singole dinamiche: il gioco stava cambiando e col pilota automatico non si andava più troppo lontani.

L’importanza del balancing

Fatte queste premesse, proviamo un attimo a riflettere su un aspetto che viene spesso sottovalutato. Si parla sempre di a.b.i. ma quasi mai di balancing. Eppure chissà quante volte, dopo aver perso in malo modo il torneo a cui tenevamo di più, il focus e la motivazione sono scivolati via a mo’ di domino anche sugli altri tornei?

La vera domanda da farsi, prima di fissare un average buy-in al quale attenersi, dovebbe essere:

  • In che modo eventi differenti in altrettanti tornei incidono sul mio mindset, sul mio gioco e in generale sull’andamento della sessione?
  • Sono in grado di prendere sempre le decisioni migliori, a prescindere dall’importo investito o dai premi in palio, e in base al tipo di field col quale mi sto confrontando? (le cui tendenze possono variare da room a room e a seconda del buy-in)

I parametri da tenere in considerazione nel selezionare una schedule bilanciata non sono relativi soltanto all’abi ma anche alle strutture e alle tipologie dei tornei. Meno giocatori al tavolo significa più azione, quindi più attenzione necessaria. Quanti 6-max andremo ad aggiungere quindi al nostro palinsesto serale?

Senza contare che, ad esempio, vi saranno differenze di approccio a seconda che il torneo sia un turbo, un hyper o normal, ve ne saranno altre a seconda della deepness dello stack iniziale, della presenza o meno dei bounty e via dicendo.

Insomma, prima di sommare il totale dei buy-in investiti e dividerli per il numero di tornei in modo da trovare il numerino magico, la cosà più importante da fare è capire quanto siamo capaci di gestire in maniera ottimale le varie situazioni che ci troveremo ad affrontare.

Ecco i parametri da tenere sempre in considerazione:

  • strutture dei tornei: hyper, turbo, normal, slow
  • tipologia dei tornei: Ko, Progressive KO, Freezout, Re-buy, Re-entry, Win the BTN, etc…
  • numero di giocatori al tavolo: 9-handed, 6-handed, 4-handed…
  • buy-in del torneo.
  • orario di partenza dei tornei

Come scegliere la schedule perfetta

Non esiste una regola generale valida per ogni giocatore poiché ognuno di noi ha diverse caratteristiche, sia attitudinali che tecniche.

Il vero segreto sta nella capacità di autoanalisi e nell’onestà con sé stessi. Chi più chi meno tende a strafare o a voler dimostrare di essere in grado di superare i propri limiti. Tuttavia, per ottenere dei risultati costanti col giochino, è molto più importante andare per gradi ed esser ben coscienti di quel che può incidere negativamente sul nostro focus, piuttosto che esagerare col proposito di ridurre progressivamente laddove i risultati non ci diano ragione.

Per dirla in termini spicci: se non si è sicuri di quanti tavoli giocare contemporaneamente, meglio cominciare con due e aggiungerne uno alla volta di sessione in sessione, piuttosto che partire con 20 e fare 10 giorni in negativo prima di realizzare che forse, oltre gli 8 tavoli, si perde eccessivamente in concentrazione.

Avere la capacità di “switchare” da un turbo a un hyper, da un deepstack alle fasi iniziali a un normal in late stage, è qualcosa che richiede una enorme esperienza e non a caso e uno dei talloni d’Achille di tanti grinder hanno scelto di guadagnarsi la pagnotta giocando online.

Ecco perché magari è meglio cominciare la sessione con dei tornei normal, aggiungere al massimo qualche turbo o hyper nelle ore successive (in modo che, dopo alcune ore di gioco le fasi di gioco tra i primi e gli ultimi non siano troppo dissimili) invece del contrario, ovvero cominciare con dei tornei turbo per poi trovarsi dopo due ore in push or fold da una parte e con 200 big blind a T30 su un altro paio di tavoli.

Potrebbe bastare uno showodown particolarmente sfortunato a compromettere la gestione dello stack in un qualsiasi altro torneo se il mindset non è ben allenato a gestire il tilt in maniera ottimale.

Il torneo che “sposta”

Immaginate che la nostra schedule sia composta quasi esclusivamente da tornei di buy-in compreso entro i 10 euro, tranne uno. Un major da 100€, lo shot che potrebbe farci fare un bel salto in avanti in termini di bankroll nella speranza, magari, di alzare un poco l’abi medio nei mesi a seguire.

Mettiamo di aver pianificato 10 tornei in tutto: uno da 100€, 6 da 10€ e 3 da 5€.

Totale: 175€, ovvero abi 17€. Ci sentiamo con la coscienza a posto eppure, a ben guardare, qualcosa non torna.

Ben oltre il 50% della spending è concentrata su un singolo torneo, che ovviamente risulterà essere il più ostico in termini di field. L’investimento restante invece è spalmato su 9 tornei nella maggior parte dei quali per recuperare la spending occorrerà fare final table o giù di lì.

  • Siamo sicuri che nel long term questa scelta sia la più conveniente?
  • Quanto cambia il nostro approccio al gioco nel caso in cui uscissimo nelle prime fasi del major?
  • Siamo in grado di rimanere fedeli al nostro stile di gioco sugli altri tavoli nel caso in cui cominciassimo a “runnare” come dei disperati al major?

Insomma, la discrepanza evidente in termini di prizepool, buy-in e difficoltà tra il major e il resto della schedule, in che misura incide sulla nostra capacità di rimanere neutrali di fronte alle singole decisioni?

A poker non vince necessariamente chi è più forte, ma chi ha più controllo e più coscienza dei propri limiti. Solo nel caso in cui queste competenze rientrino pienamente nell’arsenale del giocatore le skill cominceranno a fare la differenza, ma a quel punto queste righe non vi serviranno più…

 

Photo Credits: Ralf Kunze @Pixabay

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