Tuesday, Aug. 11, 2020

Strategia

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il 12 Feb 2020

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La carta perfetta al turn, per piazzare il bluff contro un loose-aggressive

La carta perfetta al turn, per piazzare il bluff contro un loose-aggressive

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Jonathan Little nelle scorse settimane si è reso protagonista di una mano davvero interessante al WPT Borgata. Non tanto per l’importanza del piatto, quanto per il processo mentale e la strategia sopraffina con la quale il player americano è andato a strappare il piatto ad un loose-aggressive. Uno spot che mostra tutta la classe di Little e che mette in risalto alcuni aspetti sulle letture dei rivali.

E’ la perfetta dimostrazione di come il turn sia spesso nel poker lo spartiacque di una mano e di come certi bluff ben calibrati possono dare i loro risultati, senza dover per questo mettere a repentaglio lo stack o la permanenza nel torneo. Come al solito Jonathan Little analizza la mano dal preflop, motivando ogni singola azione, fino al punto in cui sferra il colpo decisivo.

Il gioco in posizione sui Loose-Aggressive

Jonathan Little è impegnato nel day 2 dell’ultimo main event del “$3.500 WPT Borgata“. La bolla è scoppiata e si gioca adesso per raggiungere il day 3, puntando poi a scalini più importanti nel payout. Nel livello 6.000-12.000 big blind ante 12.000, l’americano apre le danze a 28.000 da utg+ 2 con J 10  e può contare su uno stack totale di 734.000 pezzi.

Solitamente da quella posizione tendo ad aprire con mani sicuramente più forti. Ma ci sono alcuni aspetti che mi hanno portato a rilanciare con questa mano. Sono ad un tavolo quasi del tutto passivo e dunque so bene che molti dei miei avversari in assenza di una mano vera, passeranno automaticamente. Con 65 BB sono il chipleader del tavolo e anche questo è un fattore che gioca a mio favore. C’è grande timore e rispetto per uno stack così importante“.

jonathan-little

Jonathan Little

Infine, da grande buio c’è un classico loose-aggressive, il quale nella maggior parte dei casi chiamerà. Potendo agire in posizione su di lui, sono conscio che il mio range oltre ad essere probabilmente migliore del suo, lavorerà bene su molti board. Contro questa tipologia di players, a mio avviso possiamo tranquillamente allargare i range e sfruttare poi la posizione nel gioco post flop“.

E infatti le previsioni di Little si avverano. Passano tutti, tranne il grande buio che chiama e ha in totale uno stack di 600.000 pezzi.

Small bet al flop

Jonathan Little e il suo rivale sono pronti a vedere il flop: nelle tre carte comuni troviamo Q 5 5 .

Si tratta di un flop molto favorevole per me, con la presenza di una sola overcard. Come da previsione il mio avversario opta per il check e ho davanti a me due opzioni,considerando che il check dietro lo tendo ad escludere a priori. Dunque la mia scelta si divide fra una small bet e una bet pesante“.

Nel primo caso so che da una parte posso limitare i danni su eventuale raise di oppo, ma dall’altra consegno pot odds fantastiche al mio rivale. La bet pesante sicuramente fa passare tutte quelle mani che non hanno legato e un suo call sarebbe un campanello d’allarme che non posso sottovalutare per il proseguo della mano

Alla fine Little opta per un piccola size ed esce a 20.000, un quarto del piatto. Il suo avversario chiama e si passa al turn.

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Turn come punto di svolta

I due player si avviano al turn in heads up e quando nel piatto ci sono già 114.000 pezzi, ecco che in quarta strada scende un K. E’ una carta perfetta per la strategia di Jonathan Little che vede aprirsi anche un progetto di scala bilaterale. Oppo “bussa” per la seconda volta e la parola torna all’americano.

E’ la miglior carta che potesse scendere sul board a questo punto della mano. Nel mio range, oltre un ipotetica doppia coppia con K-Q, sono compresi A-K, K-J, K-10 e in certi casi anche K-9. Adesso diventa decisiva la size della nostra bet. Dopo aver optato per una leggera bet sul flop, dobbiamo gioco forza alzare il tiro. La nostra puntata deve avere un valore medio-alto“.

Questo per due motivi: sia per risultare credibile agli occhi del nostro avversario e sia per capire realmente, in caso di call, cosa dobbiamo fare sul river. Nella mia testa, oppo ha un range che non ha legato su questo board. A-9, A-8-A-6, ma anche mani intermedie con 9-8, 7-6 e coppie come 9-9/8-8/7-7/6-6/4-4/3-3/2-2. Un range se vogliamo molto ampio, ma che non può lavorare bene su questo board. Soprattutto per il fatto di essere fuori posizione“.

L’unico rischio che corriamo, oltre ad un trips di 5 giocato a suon di check, è quello di imbattersi in una dama molto debole. Q-9/Q-8/Q-7 sono comprese nel range di questo loose-aggressive, ma abbiamo ancora il river eventualmente da sfruttare. Con un King in mano, difficilmente non uscirà in bet al turn. Per tutta questa serie di motivi, opto per un size che sfiora il totale del pot“.

Little esce a 100.000 e come da previsione il suo avversario molla il colpo. Il pot da 114.000 chips va ad ingrossare lo stack dell’americano. Impressionante ancora una volta sia la lucidità nelle azioni e sia il processo mentale che si rivela azzeccato.

Conclusioni

Premesso che la mano appena analizzata non colpisce tanto per l’entità in se del piatto, ma per l’analisi dell’americano, vediamo quali sono le conclusioni di Little su questo spot.

Ci sono tante componenti che sono determinanti nella costruzione di una mano prima e di un bluff ben piazzato dopo. In primo luogo saper distinguere le caratteristiche di ogni avversario al tavolo, selezionando quelli che possiamo mettere nel mirino per dei bluff e quali no. In secondo luogo, una strategia ben precisa per il post flop aiuta e non poco nel raggiungimento dell’obiettivo. Sono punti cardine e che dimostrano una certa confidenza con il gioco stesso“.

Il gioco in posizione aiuta e non poco, ma la vera differenza sta nel giocare sull’immagine del rivale più che con le nostre carte. Polarizzarlo su un determinato range, saper prevedere le sue mosse e metterlo infine sotto pressione, sono gli aspetti decisivi per fare tante chips al tavolo. Se un player è in grado di poter far tutto questo è quindi un giocatore in grado di poter ambire a tutto nel poker“.

 

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