Monday, Nov. 28, 2022

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il 28 Set 2022

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La mia peggiore Bad Beat? A Nova Gorica, domenica scorsa

La mia peggiore Bad Beat? A Nova Gorica, domenica scorsa

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Oggi è mercoledì 28 settembre 2022. Scrivo il pezzo che state leggendo, facendomi subito perdonare per la forma diretta che utilizzerò da qui in avanti, ma la mano della quale vi darò conto, è stata giocata proprio da chi questo articolo la sta mettendo nero su bianco e mi pareva piuttosto ridicolo utilizzare sperimentazioni che non facessero capo ad un confronto diretto con il lettore. 

La location

Comincio subito col dire che la location è quella nella quale mi rifugio quando ho bisogno di staccare dai miei impegni lavorativi allorquando si avvicina quella fase di “cervello squagliato” dopo mesi di intenso lavoro, il Perla di Nova Gorica. 

Lo scorso weekend si giocava il “Tana delle Tigri“, torneo storico, uno degli ultimi baluardi della resistenza, che si accinge il prossimo anno a cambiare location, ma che fino all’altro ieri si è giocato in Slovenia.

La mano di cui vi parlo fa capo al Side Event dell’ultima giornata di gioco, domenica, un torneo turbo dal basso Buy In, €120 se non ricordo male, che avevo già deciso di affrontare in maniera piuttosto spregiudicata fin dall’inizio.

E così ho fatto, visto che al secondo livello prendo un piattone con un 5 e con un 9 su Board AKxxx, dando un’importanza maniacale a tutte le size per procurarmi il classico Bet-Bet-Shove che va in porto, visto che il mio avversario folda un K, mostrandolo.

Il mio torneo

Ed è così che non mi fermo, convinto di poter arrivare in fondo solo se evito di giocarmi gli showdown fin da subito, preferendo shovare mani di medio valore, che chiamare con Assi medio-forti e affidarmi alla fortuna.

Mi ritengo un giocatore, oltre che una persona, molto attenta agli errori commessi, per cui se vi dico che gioco un torneo molto “pulito” e piuttosto interessato ad una dinamica che si chiama fold equity e che in questi tornei è a mio parere molto più decisiva rispetto ad altri, dovete credermi sulla parola.

Nella parte centrale del torneo, quando si comincia a intravedere quello spauracchio che risponde al concetto di “vincere le gire“, lascio poco spazio alle 3Bet light e comincio a metterle tutte dentro contro gli stack medi che aprono da MP. È piuttosto incoraggiante osservare come la stragrande maggioranza di essi foldano tipo sempre per proteggere la loro tournament life e ciò mi porta a presentarmi a una 15ina di players dalla bolla con uno stack di circa 40X, tra i chipleader. 

Arriva un cambio di tavolo e cominciano i dolori. Perdo in BVB una decina di BB, con una mano che mi vede partire sotto A J < A K.

Un paio di orbite dopo reshovo con A K che perdono un colpo al 70 contro A Q e, a 8 dalla bolla, siamo ancora in lizza con 17X, uno stack che in questi tornei, a 30 left circa, non è nemmeno poi orribile.

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La mano del peccato

Ma la mano per la quale mi è venuto in mente di scrivere questo pezzo, è quella della mia eliminazione. Ormai si gioca ben poco, l’Average non è più di 16/17X e un signore che ho avuto spesso al tavolo, apre con 12X circa da UTG, da MP arriva il Call di Alessio Liscia, un ragazzo di Cagliari col quale facciamo spesso trasferte insieme e da bottone io spillo un paio di Kappa rossi che sono ideali per shovare i miei ultimi 10X.

UTG prova ad isolarsi, ma Alessio non può più foldare e mette per uno showdown a tre:

  • Top: K K
  • OR: A 10
  • Alessio: 6 6

Il flop per me è una schifezza inaudita, visto che esce un 6 a faccetta, seguito da un A e da un’altra carta di fiori, il 3.

In pratica abbiamo il monout del K che, con mio grande stupore, si manifesta al turn in tutta la sua prorompente bellezza.

Adesso sono di nuovo avanti, devo solo evitare i fiori di OR.

Ma siccome questo gioco è fatto di una bellezza abbacinante e non finisce mai di stupire, al river si manifesta un 6 che regala il poker ad Alessio, un piatto che, tra gli altri, gli permetterà di vincere il torneo, cosa che, alla resa dei conti, mi fa anche piacere, visto che shippa un mio conterraneo.

Io scendo giù a parlare con un toast al salame che si rende conto della situazione e non si offende o protesta, quando gli levo la rucola di mezzo. 

Sarà per la prossima volta.

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