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il 5 Giu 2012

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WSOP 2012 – Perché a Las Vegas fa così caldo che devi uscire con la felpa?

WSOP 2012 – Perché a Las Vegas fa così caldo che devi uscire con la felpa?

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E’ difficile dire se a Vegas faccia caldo o freddo. La città si trova nel bel mezzo del deserto e la temperatura sfiora i 40°. Il Rio Casinò, dove prendono luogo le World Series ogni anno, si trova a un paio di kilometri dal mio albergo, tuttavia è da folli recarsi a piedi fin lì per via del sole: si rischia l’ustione. E’ un sole così forte che ti fa sudare entro un minuto.

C’ero già stato due anni fa a Las Vegas, e quando ho dovuto preparare la valigia prima di partire quest’anno ho deciso di portare con me solo una maglia con le maniche lunghe, ripensando a quanto sia impossibile vivere sotto il sole martellante nell’afa della sin city. Mai errore fu più grave. Avevo dimenticato del perché Cristiano Guerra e Gianluca Speranza alle WSOP 2010 mi regalarono una felpa impietositi dal vedermi a maniche corte nei corridoi del Rio. Il problema è che, nonostante i 40°, anzi, proprio a causa dei 40°, a Las Vegas fa freddo.

Tanto per cominciare, qui siamo in mezzo al deserto. Di tutti i posti che ho visto (e ne ho visti tanti) Las Vegas è sicuramente il più caldo. A Las Vegas fa così caldo che sarebbe impossibile viverci senza l’aria condizionata. Fa così caldo fuori che aprire la finestra ha come risultato riscaldare l’abitazione. In Italia siamo abituati ad aprire le finestre quando fa caldo, qua invece le chiudono. Non ho idea di come si vivesse (se si vivesse) qui quando l’aria condizionata ancora non era stata inventata, o sarà forse stato il riscaldamento globale a metterci del suo, ma è davvero immaginare di vivere a Vegas senza l’aria condizionata.

Il problema è che gli Stati Uniti sono la patria dell’esagerazione, e il clima non fa eccezione: abusano dell’aria condizionata. Probabilmente hanno adottato una specie di terapia d’urto contro un’afa così asfissiante. I condizionatori sono ovunque: case, negozi, casinò, mancano solo nei giardini. E ne abusano. Perennemente accesi, sono regolati su una temperatura che è così bassa da costringerti a indossare le maniche lunghe. Probabilmente noi italiani soffriamo particolarmente questa situazione non essendoci abituati, perché noto gran parte delle persone che sembra stare bene a maniche corte, mentre io mi tiro su la zip della felpa ufficiale delle WSOP acquistata due giorni fa.

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Quando devo recarmi al Rio, cerco di camminare all’ombra e porto con me dei fazzoletti per asciugare il sudore. Devo percorrere poche centinaia di metri a piedi, di solito ci metto fra i cinque e i dieci minuti e mi bastano per sudare mentre il sole prova a sciogliermi. Arrivato alla fermata del bus shuttle che mi porta al casinò, salgo e sento freddo, perché c’è già l’aria condizionata. La sopporto per un po’, poi arrivo a destinazione e nell’edificio non duro mezz’ora che devo indossare qualcosa per coprirmi. A volte mi capita di avere proprio freddo.

Per rendere l’idea di quanto sia assurdo questo problema, sono solito raccontare questo aneddoto. Due anni fa, per una serie di circostanze, una notte mi trovai a dormire nel soggiorno della villa dove vivevano i giocatori del Team Pro di Sisal. Avevo a disposizione il divano nel soggiorno, ma, da sprovveduto, non avevo indumenti adatti a vivere dentro casa: ero a maniche corte. Non riuscivo a prendere sonno perché sentivo freddo. Strofinavo le mani contro le braccia per riscaldarmi, ma la situazione era insopportabile. Mi alzo e vado verso il pannello di controllo dell’aria condizionata, con scarsi risultati. Non essendo casa mia e avendo paura di far esplodere qualcosa (siamo negli USA, non si sa mai), presi la drastica decisione di andare a dormire in giardino: “Farà meno freddo”, pensai. Così esco fuori e mi stendo da qualche parte, ma comincio a sudare. Fa caldo. Troppo caldo. Fa così caldo che non riesco a sopportare, così dopo cinque minuti sono costretto a tornare dentro e cercare una coperta. Questa è Las Vegas: fa così caldo che devi uscire con la felpa e dormire con le coperte.

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