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il 8 Ago 2017

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Le sette condizioni per raggiungere la trance agonistica nel poker

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Le sette condizioni per raggiungere la trance agonistica nel poker

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Parlando di diverse discipline, sportive e non, a volte si sentono pronunciare due parole considerate quasi magiche: “trance agonistica”. Quasi tutti aspirano a questo stato di coscienza. Malgrado quello che si pensa, e cioè che sia uno stato alterato di coscienza, la trance agonistica è tutto l’opposto.

È uno stato di “super coscienza” in cui il protagonista della performance riesce a stare incredibilmente concentrato su quello che sta facendo. Uno psicologo direbbe che sta vivendo in pieno il “qui e ora”. Visto che stiamo parlando di poker probabilmente la tua mente sarà già andata al famoso A-Game.

In effetti per un pokerista la trance agonistica può essere quel periodo della sessione in cui pensa solo al gioco, niente lo disturba, tutte le attenzioni e le energie sono dedicate alla partita riuscendo così ad avere il controllo della situazione con letture delle mani chiare e scelte lucide. Tutto questo significa A-Game.

Si capisce che raggiungere questo stato e mantenerlo per lunghi periodi non è facile. Lo psicologo Mihaly Csikszentmihalyi ha studiato per primo questo fenomeno della coscienza chiamandolo “flusso”. L’importanza dei suoi studi ha fatto sì che questo concetto superasse presto i confini del campo della psicologia invadendo altri campi tra cui lo sport dove il flusso è diventato famoso come “trance agonistica”.

Dal momento che Csikszentmihalyi ha studiato le condizioni ottimali in cui si può sviluppare il flusso, è sufficiente fare in modo di rispettarle tutte per ritrovarci a giocare il nostro A-Game e quindi a massimizzare i nostri risultati. Anni di studi possono essere riassunti nelle seguenti 7 condizioni.

 

1. MASSIMA CONCENTRAZIONE E COINVOLGIMENTO NELL’ATTIVITÀ

Quando giochiamo una sessione sappiamo che dobbiamo evitare i disturbi per non perdere le nostre attenzioni. Ricercare il flusso però è qualcosa che va oltre. Essere chiusi in camera da soli, ma avere semplicemente una radio o una tv accesa di sottofondo può essere un problema. Anche se è uno stimolo che non cattura la nostra attenzione ci impedirà in ogni caso di essere totalmente assorbiti dalla nostra attività pokeristica, questo significa non poter arrivare mai al flusso. Anche più dannoso sarebbe il cellulare che ci squilla all’improvviso. Non parliamo poi del “Vabbé, mentre finisce la mano controllo la mail” o del “Che si dice su Facebook?”. La nostra attenzione non deve essere ottimizzata per fare diverse attività con il minimo sforzo, ma deve essere totalmente dedicata al poker. Non vogliamo solo giocare concentrati, noi vogliamo raggiungere il flusso. Se riusciremo a pensare solo ed esclusivamente al gioco restando concentrati al 100% potremmo godere di un effetto del flusso che credo sia estremamente positivo per un pokerista, cioè annullare l’ego. Quando il flusso arriva è l’attività che ci assorbe totalmente. La nostra attenzione è rivolta solo a quello, non si disperde neanche verso il nostro mondo interiore e di conseguenza l’ego non ha spazio. Non viene preso in considerazione perché è diventato un fattore che non ci interessa, che non è pertinente all’attività che ci assorbe. Stiamo giocando liberi da ogni disturbo e l’ego e uno di questi.

 

2. OBIETTIVI CHIARI

Quando siamo alla ricerca del flusso dovremmo avere chiaro in testa cosa stiamo facendo e perché lo stiamo facendo. Non stiamo parlando delle singole azioni di gioco, ma della funzionalità generale dell’intera sessione. Tutte le accortezze che sono sempre utili in questo caso diventano vitali. Stilare un programma di gioco, avere un piano per possibili up e downswing, sapere quanto dobbiamo giocare e perché, tutto questo aiuta a spingerci verso il flusso. Al contrario, diventa controproducente o addirittura invalidante aprire tavoli a caso solo perché abbiamo voglia di giocare e in quel tavolo c’è un posto libero. Giocare per riempire un “buco” della nostra giornata può andare anche bene se è stato inserito in un progetto più grande, ma se è una sessione estemporanea tanto per combattere la noia possiamo scordarci di raggiungere il flusso. Quello che dobbiamo creare prima di sederci al tavolo è un piano di gioco che, se rispettato, ci porti a un obiettivo preciso.

 

3. SERENITÀ

È molto importante giocare con la massima serenità se vogliamo raggiungere lo stato di flusso. Questo nel poker può essere letto con un doppio significato. Innanzitutto dobbiamo riuscire a giocare senza farci disturbare da pensieri o problemi extrapoker. Ovviamente nella “real life” c’è sempre qualche problema più o meno grande da risolvere, dovremmo riuscire a tenere questi pensieri fuori dal poker. La sessione dovrebbe essere per noi un’oasi, un rifugio, dove i problemi della vita reale non entrano dandoci così quella serenità che ci avvicina al flusso. Chiaramente questo non sempre è possibile in quei casi possiamo evitare di giocare, il poker è sempre in nostra attesa, se non giochiamo qualche giorno non succede niente. L’altro aspetto importante per mantenere una massima serenità quando giochiamo è la scelta del limite. Giocare a un limite troppo alto per il nostro bankroll o per le nostre capacità minerà automaticamente la nostra serenità. Non sentirsi abbastanza bravi per giocare a un determinato tavolo o temere troppo le eventuali perdite ci introdurrà pensieri che non ci faranno giocare al meglio e ci impediranno di immergerci totalmente nel gioco, allontanandoci inesorabilmente dalla condizione di flusso che stiamo ricercando.

 

4. CONCENTRAZIONE SOLO SUL PRESENTE

Se abbiamo rispettato tutte le condizioni precedenti non sarà difficile per noi concentrarsi solo sul presente. Il tempo che scorre, quando stiamo ricercando la condizione di flusso, per noi non è un problema. Non ci accorgeremo nemmeno del tempo che passa. A volte capita di essere totalmente assorbiti da una attività che non ci si accorge del tempo che gli abbiamo dedicato, il poker non fa eccezione. Se abbiamo in previsione altri impegni o se abbiamo programmato una sessione di una durata precisa possiamo sempre mettere preventivamente una sveglia. Se vogliamo “risvegliarci” all’improvviso dalla nostra trance agonistica mentre giochiamo dobbiamo ignorare il tempo come variabile. Dedicarsi completamente al nostro gioco quando stiamo portando avanti una sessione significa ignorare tutti gli altri stimoli, tempo compreso.

 

5. MOTIVAZIONE INTRINSECA

Questa condizione è abbastanza complicata da rispettare. Essere motivati intrinsecamente significa amare l’attività che stiamo facendo. Visto che stiamo parlando di poker dobbiamo distinguere tra chi gioca perché ama il gioco e chi gioca perché ama il profitto che ne deriva. Si capisce che la disposizione mentale è del tutto diversa. Vale per il poker, ma anche per altre attività. Qualsiasi tipo di lavoro ci viene meglio se amiamo l’attività che svolgiamo piuttosto che lo stipendio che percepiamo. Ovviamente questa è una predisposizione personale, non possiamo farci piacere quello che non ci piace. Se per noi il poker è solo un modo per fare soldi sarà più difficile “entrare nel flusso” se invece è una passione, un gioco che amiamo e che ci stimola naturalmente allora le cose risulteranno molto più facili.

 

6. RETROAZIONE

Questa è una condizione controversa per il poker. Con retroazione si intende il fatto di percepire le conseguenze di ogni azione che stiamo compiendo. Sappiamo che nel poker possiamo fare la mossa giusta e perdere una mano e viceversa. Sembrerebbe quindi che la retroazione sia impossibile da rispettare. In verità questo è un criterio che fa selezione tra chi sa giocare meglio e chi peggio. Un giocatore capace sarà in grado di capire se sta facendo mosse giuste a prescindere da dove vanno a finire i piatti, quindi riuscirà a rispettare la condizione di retroazione. Avere una percezione coerente sarà invece molto difficile se non impossibile per un giocatore “result oriented”. Una ragione in più per imparare a ragionare sulla correttezza teorica delle nostre mosse sul lungo periodo e non sulla casualità del momento. La retroazione quindi l’abbiamo anche nel poker, ma è possibile vederla solo con un occhio attento.

 

7. BILANCIAMENTO TRA SFIDA E CAPACITÀ

Per spiegare questa condizione Csikszentmihalyi ha elaborato un grafico che possiamo riassumere in poche parole. Per raggiungere il flusso dobbiamo affrontare un’attività né troppo facile né troppo difficile. Quando giochiamo dobbiamo sentirci in grado di affrontare la partita. È però essenziale che la stimolazione non sia troppo bassa. È il discorso che abbiamo affrontato mesi fa riguardo lo stress, stimolazioni troppo alte sono negative così come quelle troppo basse. Torna l’importanza di affrontare il tavolo giusto. Giocare un limite troppo alto può bloccarci, può darci ansie e pensieri che non hanno a che fare con il gioco in sé, ma legati ai problemi che ci darebbero eventuali sconfitte. Allo stesso tempo giocare limiti troppo bassi non ci motiva negandoci quella spinta a dare il meglio di cui abbiamo bisogno. Stesso discorso per il livello degli avversari, a dire il vero quasi sempre legato al limite di gioco che abbiamo scelto.

 

Ora che sappiamo quali sono le condizioni da rispettare per raggiungere il flusso possiamo provare a indurci in maniera scientifica la trance agonistica e provare quella che è un’esperienza esaltante nonché redditizia. Più condizioni riusciremo a rispettare e più alte saranno le probabilità di riuscita. È un tentativo che vale sempre la pena fare perché quelle sopra esposte sono tutte condizioni che portano vantaggi al nostro gioco nel lungo periodo. Anche se non saremo in grado di raggiungere il flusso perché non riusciremo a rispettare alcune condizioni avremo comunque fatto del bene al nostro gioco. Un ulteriore vantaggio è dato dal fatto che, avendo una lista di condizioni di riferimento, sarà più facile individuare quelle che non riusciamo a rispettare, e a quel punto saremo riusciti a trovare alcuni dei nostri leak, predisponendo a tutti gli effetti una crescita tecnica. Ci sarà possibile infatti affrontare le nostre lacune una alla volta con un lavoro specifico che sicuramente ci porterà vantaggi nel lungo periodo. La ricerca del flusso quindi può essere intesa contemporaneamente come una caccia a uno stato di coscienza particolare e un prezioso “leak finder”. A questo punto non mi resta che augurare a tutti una buona ricerca.

 

Dottor psicologo Emanuele Posa

Articolo pubblicato su Poker Sportivo n. 81, dicembre 2013

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