Jason Su

Vincere la paura di piazzare giocate fuori standard al tavolo verde

Strategia

Cosa frena un pokerista dall’uscire dallo standard quando gioca al tavolo verde? Sulle colonne del portale Poker.org ne ha parlato il mental coach Jason Su (foto in alto), autore di The Joy of Poker (“la gioia del poker”, ndr).

La questione riguarda letteralmente tutti: sia i giocatori da torneo del sabato sera, sia i professionisti che siedono ai final table più importanti del panorama mondiale.

In entrambi i casi, dice Su, a mettere un freno, quando l’istinto suggerisce una giocata anticonvenzionale, è la paura del giudizio altrui.

Lo statunitense racconta di aver seguito nel tempo alcuni tra i migliori giocatori al mondo e di aver notato in tutti loro lo stesso pattern mentale, senza eccezioni.

Il timore del giudizio, un limite anche ai massimi livelli

Secondo il coach, indipendentemente dal livello raggiunto, il pensiero ricorrente resta lo stesso nel momento in cui l’istinto spinge verso una linea diversa da quella “standard”.

“Ce l’hanno tutti ancora, quel pensiero: ‘Ma cosa penserà la gente?’ – quando si trovano in una situazione in cui il loro istinto gli dice di fare qualcosa di molto diverso da ciò che è universalmente riconosciuto come ‘standard’.”

Quando questo blocco non viene superato, sostiene Su, diventa impossibile fidarsi davvero del proprio istinto e agire di conseguenza:

“Se non riesci a superare questo ostacolo, non sarai mai in grado di fidarti del tuo istinto e fare la cosa che desideri di più fare.”

In quel momento specifico, spiega ancora Su, la priorità inconscia diventa evitare le critiche esterne piuttosto che prendere la decisione più profittevole per la mano.

Perché “smetterla di pensare a cosa pensano gli altri” non funziona

Su si smarca in modo netto dai consigli generici che circolano nell’ambiente dei mental coach del poker, definendoli inefficaci quando del tutto inutili:

“Purtroppo, non c’è nemmeno niente di nuovo o innovativo offerto dalla comunità dei mental coach, che propongono consigli blandi e inefficaci come: ‘Smettila semplicemente di pensare a cosa pensano gli altri.'”

Per l’autore quella frase è, letteralmente, da buttare:

“Quel tipo di ‘consiglio’ è spazzatura. Se ti importa cosa pensano gli altri, ti importa cosa pensano gli altri – non puoi semplicemente smettere di colpo.”

L’unica domanda che conta davvero

Il punto centrale del pensiero di Su diventa quindi un altro:

“Come impari a fidarti del tuo istinto e a fare semplicemente la giocata che vuoi fare, mentre stai anche pensando che altre persone potrebbero avere qualcosa da ridire su di essa?”

Il coach afferma di aver accompagnato molte persone oltre questo muro, e liquida il processo come tutt’altro che complicato:

“Ho aiutato molti ad attraversare questo muro. Ed è piuttosto semplice. Prima di tutto, ammetti a te stesso che in effetti ti importa cosa pensano le altre persone, e che vuoi che pensino che sei bravo a poker, o intelligente, o qualsiasi altra cosa tu voglia che pensino. Secondo, osserva attentamente cosa succede.”

Restare con l’emozione: il metodo in due mosse

A quel punto, spiega Su, emerge un’emozione legata a una sorta di onestà verso se stessi. La chiave sta nel restarci dentro:

“C’è un’emozione che arriva con quel livello di onestà dentro di te. Resta presente con quell’emozione, accetta che sia lì, e poi probabilmente noterai che, anche se può essere leggermente scomoda, il mondo non è finito, e tu sei ancora tu.”

Solo in questo momento, secondo l’autore, il giocatore si trova nello stato mentale corretto per agire:

“Ora sei nello stato giusto. Lo stato in cui puoi effettivamente premere il grilletto sulla giocata che vuoi fare, senza dover fingere di essere qualcosa che non sei. La prossima volta che sei indeciso a causa di cosa potrebbero pensare gli altri, provaci. Subito dopo ringraziami!”