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il 5 Lug 2013

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Massimiliano “visdiabuli” Martinez: le parole di un giocatore fuori dagli schemi.

Massimiliano “visdiabuli” Martinez: le parole di un giocatore fuori dagli schemi.

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Un pokerista  fuori dagli schemi ordinari, lontano, almeno abbastanza, dalle abitudini tipiche dei grinder dell’online, fatte di tabelle di marcia da seguire, statistiche da valutare durante ogni mano, rakeback da accumulare e tavoli da addare. Massimiliano “visdiabuli” Martinez non è tutto questo, lui è piuttosto un “grinder non grinder” che è riuscito a fare della sua passione un lavoro, fino a raggiungere importanti affermazioni come la vittoria finale del “Big Game” di Pokerstars, in cui è riuscito a metter sotto, in una partita di cash game, mostri sacri di livello mondiale. Senza mai far diventare però il poker una routine stancante, cosa dalla quale fugge da sempre, anche e soprattutto nella real life.

Ciao Vis, come va in questo periodo?

Va tutto bene! Da pochi mesi mi sono trasferito a vivere da solo, di conseguenza sono anche un po’ cambiati i miei ritmi. Per assurdo che possa sembrare sono ancora più sregolati di prima, ma penso sia una fase di assestamento comune a qualunque ragazzo che ottiene una completa libertà. Organizzo le mie giornate giorno per giorno, quindi vivo proprio “alla giornata” in senso letterale, lontano da una programmazione precisa.

Sembra tu stia vivendo il poker meno appieno di prima, è solo un’impressione?

Questo si ricollega anche alla domanda precedente. Avendo orari molto strani è più difficile rispettare un rigoroso grinding mtt che, necessariamente, ha orari prefissati. Per quanto riguarda i live, è da circa 1 anno che non ho più la voglia di un tempo. Per 2 anni ho viaggiato molto e giocato tanto, arrivando ad un punto in cui ero anche stanco. Inoltre avendo finito anche la casa dove ora vivo, in parte me la sto godendo. All’inizio della mia carriera pokeristica c’era un entusiasmo diverso nel viaggiare molto, vedere nuovi posti e girare. Dopo 2 anni frenetici non ho più gli stessi stimoli, oltre al fatto, non bellissimo da dire, di essere maggiormente annoiato a giocare soprattutto nei panorama italiano. Sicuramente è ancora totalmente +ev ma non ci sono stimoli, c’è poco margine di miglioramento, di confronto. Il poker l’ho sempre visto come un gioco che mi garantiva anche un profitto, ma se la componente ludico-competitiva sparisce, in parte anche la voglia di giocare diminuisce. Non sono mai stato un grinder “inossidabile” come molti altri, che stimo, ma non voglio neanche ridurmi ad essere un “manovale” del poker. Spero nessuno si offenda perché stimo la costanza e la regolarità che altri possiedono, ma io non sono così.

Stai comunque giocando online? Qualche risultato di rilievo ultimamente?

Niente di particolare online: ho vinto qualche mtt e fatto qualche final table in alcuni dei domenicali principali, ma nessuno shippo di rilievo. Alla fine ormai essendo confinati solo sulle “.it” e col calo vistoso dei garantiti negli mtt italiani, quali sono gli shippi di rilievo? Tolto il Sunday Special od eventi come SCOOP ed ICOOP, ci saranno 4 tornei a settimana che arrivano si e no ad un primo premio di 10.000€. Questa “ghettizzazione” leva anche gli stimoli, non esiste più il sogno di fare il “colpaccio” e se uccidi i sogni uccidi anche il mercato perché quando il palinsesto italiano ti limita a giocare sempre gli stessi mtt ogni giorno, dove se fai 3 final table spesso chiudi la sessione in break even se non in perdita, dov’è il gusto? Ovviamente i soldi long term continuano a farsi, ma è molto deprimente a livello psicologico e penso che non sia un aspetto da sottovalutare neanche per le stesse poker room.

L’anno scorso, di questi tempi, “scorrazzavi” a vegas con una schedule imponente… quest’anno niente wsop? Ti manca l’atmosfera magica di quel luogo in questo periodo dell’anno?

Tra 2011 e 2012 sono stato circa 100 giorni a Las Vegas durante le Wsop. Di sicuro lì è uno dei pochissimi luoghi dove tutte le critiche mosse sopra non sono valide. L’atmosfera è tanto particolare quanto distruttiva. Nel 2011 mi son divertito molto, sia perché era il primo anno, sia perché ho avuto chance, ahimè non concluse, di poter fare il “colpaccio”, ma nonostante ciò ero arrivato alla fine completamente distrutto. Nel 2012 ho azzardato ancora di più: sono partito con Cristiano Guerra e Alessandro Speranza da prima dell’inizio delle Wsop fino alla fine del Main e devo dire che la vita frenetica di Las Vegas, unita al mio stile di vita non regolare ed al fatto di non esser praticamente riuscito ad arrivare in fondo a nessun torneo (1 solo itm), mi ha praticamente distrutto. Per questo motivo, quest’anno, ho deciso di non andare e prendere una pausa: non ero nelle migliori condizioni mentali per fare una trasferta lunga. Certo, avrei potuto fare un plan e fare uno schedule minore, ma tutti i tornei belli erano all’inizio ed andare a Vegas senza giocare il Main Event ha davvero poco senso. Tutto questo, unito al resto, mi ha scoraggiato, inoltre non sono troppo per le mezze misure, quindi partire per un piccolo schedule di 15 giorni non mi è mai balenato per la testa.

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Ha un po’ sorpreso tutti la situazione con Pokerstars: ti ha fatto male chiudere il contratto dopo pochi mesi? Ci puoi dire, a distanza di qualche tempo, le motivazioni dall’esterno incomprensibili?

La situazione Pokerstars è alquanto strana. Ho delle idee personali su alcuni meccanismi interni, ma ancora oggi non li esprimo pubblicamente. Alla fine neanche Salvatore Bonavena o Luca Moschitta hanno rilasciato dichiarazioni totalmente esplicite. In assoluto so solo dire che non ho mai visto una cosa del genere precedentemente avvenuta in quell’azienda. Alla fine sono stato preso a fine marzo e non mi hanno rinnovato dopo circa 9 mesi. Ho aspettato a lungo prima di legarmi ad una room per cercare di trovare il meglio ed una situazione stabile, evidentemente ho valutato male e me ne dispiaccio, anche perché sono stato l’unico “team pro live” di tutta la squadra che non ha avuto neanche un anno di contratto, senza alcuna offerta di rinnovo. Comunque pur non essendo stato sponsorizzato per anni, dove “chiunque” aveva una patch, ho fatto il mio percorso e ho raggiunto traguardi importanti. La sponsorship non mi ha mai condizionato più di tanto, così non mi condizionerà né oggi né in futuro. Alla fine il bello del poker è quello: ognuno è un self-made-man.

Come ti vedi tra 10 anni? Pensi che il tuo animo di pokerista prevarrà sempre?

Da qui a 10 anni non so proprio vedermi perché il mio stile di vita non è programmato a lungo termine. Il giorno in cui non vorrò più giocare non giocherò, se vorrò giocare continuerò a giocare a prescindere qualsiasi cosa.

Da tutti descritto come un “baller” per eccellenza… cosa significa per te? E qual è la cosa più ballas che ritieni di aver fatto?

Onestamente non mi ritengo chissà quale baller, ma forse perché di indole ho sempre pensato che non ci si debba far mancare nulla nella propria vita. Non ho mai badato al denaro più di tanto, quindi faccio tutto ciò di cui ho voglia e che mi piace. In particolare non c’è una cosa ballas per eccellenza che abbia fatto, semplicemente non risparmio mai per ciò che riguarda la mia vita quotidiana, quindi non mi sono mai costretto a livello monetario a non andare in un ristorante dove volevo andare od in un albergo dove volevo soggiornare. Se proprio devo indicarti qualcosa, penso alla mia nuova casa: l’ho fatta come volevo e non mi sono fatto mancare nulla.

 

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