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il 23 Lug 2013

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Muore R. D. Matthews, simbolo della vecchia Las Vegas

Muore R. D. Matthews, simbolo della vecchia Las Vegas

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Di solito quando parliamo di Doyle Brunson arriva subito l’epiteto “leggenda viva del poker”. I due Main Event vinti (1976, 1977), i dieci braccialetti e la faccia che accompagna sistematicamente il termine “vecchia scuola del poker“, quei giocatori a cui quaranta anni fa non sarebbe mai venuto in mento di raisare UTG con 52 off, per esempio.

Si parla poco (soprattutto perché poco si sa) degli inizi di Brunson nel mondo del poker, che risalgono a parecchi anni prima della creazione delle World Series of Poker (1970). Fra le poche cose che si sanno è che le prime partite che fece a Las Vegas non erano sicuramente legali, quindi più di una volta vincere era quasi un rischio: Brunson ha ammesso più volte di essere stato picchiato e di essere stato puntato dalle armi di tipi che poco avevano a che fare con i floorman dei nostri giorni.

Brunson piangeva ieri la scomparsa di uno dei personaggi più importanti di questi anni scuri: R. D. Matthews, deceduto a Las Vegas all’età di 92 anni. Secondo Brunson, “molti secreti sotterranei se ne vanno con lui. Era il “Boss” del Texas. RIP”.

Questo Matthews rimane (e sicuramente rimarrà) un personaggio volutamente grigio nel Las Vegas degli anni ’40 e ’50. Braccio destro di Benny Binion, proprietario del Binion’s, era un uomo con cui probabilmente pochi volevano avere a che fare. Basta sapere che è stato pure citato nel caso dell’omicidio di John Fitzgerald Kennedy come una “conoscenza” di Jack Ruby, colui che uccise Harry Lee Oswald, l’assassino di JFK.

La fama di Matthews a Las Vegas aveva poco a che vedere con questo caso ma comunque era uno ben noto a chiunque frequentasse certi ambienti in città, soprattutto il Binion’s. Era lui che sapeva mettere ordine se le cose andavano fuori controllo.

Tony Shelton, un dealer che ha lavorato al Binion’s per più di 30 anni (ricordiamo che le WSOP sono nate al Binion’s), raccontava che in una partita che stava diventando abbastanza problematica, Benny Binion arrivò al tavolo e disse ai giocatori: “Ragazzi, non posso permettere che fate problemi ai miei dealer. Se lo fate di nuovo, vi manderò l’Uomo della Benda“. Quest’uomo era R. D. Matthews, che aveva una benda su un occhio. Shelton dice che dopo aver sentito quella minaccia, “nessun giocatore disse più nulla al dealer“.

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In ogni caso, Matthews fu coinvolto in altre storie molto più serie del controllo del casinò. Per esempio nella guerra fra Benny Binion ed Herber “Cat” Noble, che si prottraeva da metà degli anni ’40. Sembra che Noble avesse fatto ammazzare alcuni degli uomini di Binion, che di conseguenza mise una taglia sulla testa di Noble. È evidente che l’idea delle taglie in alcuni tornei di poker non è proprio tratta dal nulla.

Fu così che iniziò la caccia a Noble, che nel giro di cinque anni subì fino a quattordici attentati di tutti i tipi, dall’auto bomba all’agguato in cui si salvò solo grazie al blindaggio della sua macchina fino al cecchino che provò a finirlo quando Noble era in ospedale, ricoverato dopo uno di questi tentativi di finire con la sua vita.

Nel 1949 uno di questi attentati fu molto vicino a raggiungere l’obiettivo, quando una bomba sotto la sua auto esplose, uccidendo, però, sua moglie. La stampa locale disse che “di Mrs. Noble e della macchina, poco è rimasto“. Fu dopo questo caso che R. D. Matthews, l’amico di Doyle Brunson, fu arrestato, anche se poi liberato in assenza di prove.

Questa guerra ebbe solo fine con la morte di “Cat” Noble il 7 di agosto del 1951, quando al quindicesimo tentativo, una bomba piazzata non si sa sé nella casella postale o nella macchina, mise fine alla vita di Noble. Se non si sa con precisione dove fosse stata messa la bomba è perché l’esplosione lasciò un cratere di più di un metro di profondità.

Morte Herbert Noble

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