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il 2 Nov 2015

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Casinò italiani in passivo? E’ scontro tra il Corriere della Sera e il Fatto Quotidiano

Casinò italiani in passivo? E’ scontro tra il Corriere della Sera e il Fatto Quotidiano

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In un articolo apparso poche settimane fa sul “Corriere Della Sera“, il co-autore del best-seller ‘La Casta’ Sergio Rizzo ha denunciato l’ingente perdita fatta registrare dai casinò italiani nell’ultimo decennio.

Rizzo ha stilato un quadro dettagliato sulle casse delle quattro case da gioco attive sul nostro territorio (Sanremo, Saint Vincent, Campione d’Italia, Venezia), rivelando dati che sarebbero a dir poco inquietanti.

Stando ai numeri raccolti da Rizzo, infatti, il casinò valdostano avrebbe accumulato un rosso di quasi 68 milioni.

Passivo da 24 milioni di euro per il casinò di Sanremo, da 105,2 milioni per il casinò di Campione e addirittura da 117,1 milioni per la casa da gioco di Venezia.

L’allarme lanciato dal CorSera è stato però notevolmente ridimensionato dal giornalista de “Il Fatto QuotidianoDario De Toffoli.

Da sempre attento ai problemi e alle tematiche che coinvolgono il mondo del gaming/gambling, De Toffoli sostiene che “la storia è assai diversa da quella che ci raccontano“. Nel suo articolo pubblica anche il seguente grafico riguardante la casa da gioco di Venezia.

casinovenice

Prendendo in esame il bilancio redatto dal Comune di Venezia, De Toffoli evidenzia come la casa da gioco sia tutt’altro che in passivo.

“Il problema – scrive il giornalista del Fatto Quotidiano – è che fra Comune e Casinò è in corso una convenzione secondo la quale tutti gli incassi lordi del casinò vanno al Comune, che ne gira al casinò stesso il 75% per la sua gestione, trattenendosi quindi il 25%. Indipendentemente dal risultato economico: 75% e 25%. Finché era il periodo delle vacche grasse il Comune di Venezia incassava oltre 100 milioni all’anno e tutto il resto passava in secondo piano: la gestione clientelare, il nepotismo, l’inefficienza, i costi eccessivi compresi quelli del personale. Tutti avevano la loro fettina di torta. Ma ora in 10 anni gli incassi si sono dimezzati (da 200 a 100 milioni), mentre le spese, seppur altalenanti, sono rimaste dello stesso ordine di grandezza. L’incidenza percentuale delle spese sugli incassi fino al 2011 si era mantenuta intorno al 40%, ma dal 2012 la percentuale sale al 75% delle spese, vuol dire che il Casinò spende per gestire (o meglio, mal-gestire) i tre quarti di quello che incassa; ci aggiungi poi tasse e contributi, restano i 16 milioncini di saldo.”

Resta certamente indubbio il preoccupante calo rispetto al passato, ma De Toffoli auspica una pronta ripresa:

“Il nuovo presidente di Federgioco è Carlo Pagan, che a Campione è riuscito a invertire la tendenza, riportando il segno più negli incassi. A Venezia invece si aspetta il nuovo direttore generale, ma c’è un Consiglio di amministrazione fresco di nomina; due avvocati e un imprenditore di call center. Staremo a vedere se combinano qualcosa di buono. Sarebbe comunque ora – conclude -che qualcuno nel governo capisse che bisognerebbe davvero cambiare rotta, in tutto il comparto dei giochi per denaro.”

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