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il 5 Ago 2019

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Uno staking finito male: Marchington in tribunale per colpa di un 10% del Main WSOP

Uno staking finito male: Marchington in tribunale per colpa di un 10% del Main WSOP

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Sono passate più di due settimane dal tavolo finale del Main Event WSOP 2019 ma ci sono ancora alcuni suoi dettagli che fanno discutere.

In particolare è il giovane inglese Nick Marchington a far parlare gli appassionati, perché la sua partita non sembra affatto finita… Marchington è rimasto coinvolto, infatti, in una spiacevole storia di staking finita male.

Le offerte di staking fanno parte del tessuto dell’industria del poker. Consentono ai giocatori di ridurre al minimo la loro varianza mentre gli investitori hanno la possibilità di raccogliere un bel po ‘di belle vincite se i loro ‘cavalli’ fanno una bella corsa.

Tali accordi sono comuni, i meccanismi per la cancellazione di tali accordi meno. Sono finiti al centro dell’attenzione poiché un gruppo di staking sta portando in tribunale Nick Marchington, settimo classificato del Main Event delle World Series of Poker 2019. Il gruppo sostiene di aver diritto a una quota del 10% nel Main mentre Marchington sostiene di aver annullato l’accordo per iscritto prima dell’inizio del torneo.

La vicenda è parecchio complessa. Proviamo a ricostruirla secondo le informazioni pubblicate dai colleghi di PokerNews.

Partiamo spiegando che Marchington, 21enne professionista britannico, ha venduto parte della sua action prima di incassare $1.525.000 lo scorso 14 luglio, finendo nel Main WSOP tra 8.569 entries. L’attuale causa contro di lui sostiene la violazione di un accordo di staking che Marchington ha tentato di annullare tramite messaggio di testo ai backers in questione: David Yee e Colin Hartley di C Biscuit Poker Staking. Il messaggio è stato inviato prima dell’inizio del Main Event.

I backers sostengono però che Marchington abbia restituito la propria quota del Main Event da $1.200 solo dopo essere entrato nell’evento, mantenendo così la loro quota del 10% in gioco. Yee e Hartley hanno intentato causa presso il tribunale distrettuale di Clark County il giorno dopo l’eliminazione di Marchington dal Main sotto la rappresentanza degli avvocati Richard Schonfeld e Robert DeMarco. Caesars ha perciò trattenuto i 152.500 dollari in questione!

I dettagli del delicato caso

La maggior parte dei giocatori che vendono quote del Main WSOP lo fanno con un ‘markup‘ più alto del solito, per via del montepremi enorme e della debolezza del field. Lo stesso ha fatto il giovane Marchington al suo debutto nel Main.

L’inglese ha messo in vendita un 10% ai proprietari di C Biscuit con un markup di 1,2 per il Main: significa che la società di staking ha acquistato il pezzo da $1.000 per $1.200 totali. In tale accordo C Biscuit ha acquistato anche un 10% dell’evento n°70: un $5.000 NL Hold’em 6-Handed con un markup di 1,1.

Secondo gli atti giudiziari dai querelanti, l’accordo di cui sopra è stato stabilito il 29 maggio scorso, con i fondi trasferiti e ricevuti da Marchington il 4 giugno scorso. Il 29 giugno Marchington ha scritto ai suoi backer: “Sto annullando le mie vendite WSOP. Tuttavia non tornerò a casa prima“. L’inglese ha comunicato che avrebbe rimborsato loro $1.750 per la quota (1.200+550 dollari in totale).

Come mai? Da quanto risulta a a Marchington è stato proposto un deal migliore per il Main nel frattempo. Marchington ha spiegato in data 1 luglio a Yee e Hartley di aver trovato un markup più alto: “Potrei giocare al Main vendendo con un markup di 1,7“.

Staking annullato o no?

Qui la vicenda si complica perché lo staking di Marchington con C Biscuit sembrava annullata, ma poi lui invia una foto della ricevuta del torneo da $5.000, chiarendo che quella quota era ancora valida.

C Biscuit ha risposto: “Ciao Nick.  Immagino allora che l’evento principale delle WSOP sia ancora prenotato con noi?“, Marchington ha ribattuto: “Il 5.000 è prenotato con voi e ho un buono stack. Non so per il Main. Mi scuso per la confusione, vi farò sapere“.

I membri di C Biscuit hanno quindi espresso malcontento con Marchington che pensava di annullare l’accordo a causa di un’offerta migliore. Nonostante ciò, Marchington si è iscritto al Day 1b senza avvisare C Biscuit. Poi ha scritto loro un messaggio: “Sto giocando ail Main ma sfortunatamente la vostra quota è cancellata. So che questa è una cattiva pratica, ma devo pensare al meglio per me stesso. Ti contatterò per il rimborso“.

Una volta che Marchington ha notificato ai rappresentanti di C Biscuit che stava annullando unilateralmente l’accordo di staking, le due parti hanno cominciato a discutere per il rimborso della quota di $1.200. C Biscuit ha accettato di ottenerlo  tramite “un loro associato” di persona e Marchington ha accettato. Quindi si è verificato un ritardo perché C Biscuit aveva bisogno di tempo per trovare un associato per il rimborso.

Etichetta contro legge

Insomma ci deve essere stato un malinteso sulle tempistiche. Dettaglio non da poco. L’avvocato Ronald Green difende così il suo cliente: “Un giocatore ha diritto di uscire dall’accordo in qualsiasi momento“.

Addentrarsi nella materia è complicato perché spesso questi accordi pokeristici sono semplicemente ‘accordi fra gentiluomini’, con modifiche o cancellazioni consentite fino a quando un giocatore si registra alle casse oppure prima che il suo stack iniziale venga intaccato.

La rappresentanza legale di Marchington ha scritto in un documento giudiziari: “Il sig. Marchington era libero di annullare in qualsiasi momento prima del Main Event. Il sig. Marchington ha esercitato il suo diritto di annullare l’accordo e i querelanti sono stati rimborsati interamente quando hanno accettato“.

Maurice Verstandig, un altro avvocato di Marchington, ha fornito il seguente commento riguardo al caso: “Un giocatore ha il diritto di annullare un deal prima dell’inizio di un torneo di poker, specialmente dopo che l’altra parte ha accettato il rimborso del giocatore. Non vediamo l’ora di perseguire questo caso in tribunale. Abbiamo fiducia nel sistema giudiziario che renderà giustizia al signor Marchington“.

L’interruzione delle celebrazioni con amici e familiari dopo la sua grande vittoria è stata naturalmente sgradita per Marchington che ha scritto su Twitter: “È un peccato che un mio enorme successo personale sia stato contaminato dall’avidità degli altri“.

Come andrà a finire? Per una volta la battaglia pokeristica non si è fermata al tavolo di un casinò ma continuerà in quelli di un tribunale. L’episodio ricorda un po’ il patteggiamento di Jamie Gold, denunciato da Crispin Leyser dopo la vittoria da record nel Main 2006. Anche stavolta potrebbe finire in modo simile? Staremo a vedere.

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