Tuesday, Dec. 10, 2019

Strategia

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il 22 Lug 2019

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Dario Sammartino ha dato un tell a Ensan nell’ultima mano del Main WSOP?

Dario Sammartino ha dato un tell a Ensan nell’ultima mano del Main WSOP?

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E voi avete notato qualcosa?

La mano che ha condannato Dario Sammartino al final table delle WSOP è già nella storia e non poteva essere altrimenti.

Ci si gioca il titolo di campione del mondo, ci sono ben 4 milioni di dollari di differenza nel payout tra primo e secondo e soprattutto c’è il nostro alfiere protagonista assieme a Hossein Ensan, ovvero l’attuale numero uno italiano e il vincitore di un Main Event EPT.

Perché Ensan ha chiamato all’istante?

La domanda che ci siamo fatti da appassionati, riavvolgendo il nastro più e più volte, non riguarda tanto l’aspetto tecnico della giocata, che tra l’altro è stato analizzato da una voce autorevole come quella di Doug Polk, quanto piuttosto le motivazioni che hanno portato il tedesco a chiamare all’istante.

Lo snap-call, come ben sappiamo, avviene in due circostanze e in entrambi i casi chi lo fa o ha il punto più forte possibile o ha la presunzione/sensazione di essere nettamente sopra l’avversario. Qualche volta ci si sbaglia ovviamente, chissà quante altre volte avrete assistito a degli snap-call-muck o roba simile…

In questo caso però Ensan è sembrato sicurissimo della sua giocata e il motivo è solamente uno: nel range di valore di Dario il tedesco non vedeva mani che potessero batterlo.

Non ha avuto paura di 8-7 (scala), di una eventuale doppia o di un set, mani contro le quali giocherebbe nel migliore dei casi alle stesse percentuali (se non meno) che aveva Dario allo showdown. Eppure si tratta di una decisione di capitale importanza, un call che sposta 4 milioni di dollari di scalino e il titolo di campione.

E se Ensan avesse carpito un tell a Dario?

Premessa: l’intento della nostra disamina è quello di sviscerare per quanto possibile ogni elemento che possa aiutarci a capire le dinamiche in atto.

Lungi dal volerci ergere a ispettori o fini analisti pronti a puntare il dito contro questo o quest’altro giocatore. Perché in fondo trovarsi a giocare un testa a testa di questo spessore, con una pressione allucinante addosso e il sogno di una vita a portata di mano non dev’essere affatto un gioco da ragazzi.

A questo punto pare d’obbligo rivedere per l’ennesima volta la mano e capire se dalle inquadrature si possa scorgere un qualche indizio.

Cominciamo subito dalla domanda che Ensan rivolge a Dario al minuto 1:20: “How much you play Dario?” E non lo chiede certo prima di cominciare il colpo, ma lo fa una volta sceso il turn e poco prima di effettuare la second barrel.

In questo frangente Ensan, dall’alto della sua esperienza a prescindere dal bagaglio tecnico a sua disposizione, ha tutto il tempo di osservare diversi dettagli: dal modo che Dario ha di contare le sue chip alla maniera che ha di rispondere: “One forty…” che in realtà sarebbero un milione e quattrocentomila chip.

Il tedesco, come ha confermato a bocce ferme, è sempre stato cosciente della superiorità tecnica dell’avversario motivo per cui ha provato a massimizzare la sua capacità di lettura, prestando particolare attenzione alle sfumature. Non sarà certo passato inosservato il suo modo di scrutare Dario in quella decina di secondi che lo separavano dal fatidico annuncio: “All-in“.

Ensan attende che Dario faccia azione dopo la sua second barrel.

Poker e meta-poker

Nel momento stesso in cui la dealer gira il turn e nei secondi che intercorrono tra quell’istante e la bet di Ensan, entrambi hanno ben chiaro in testa il valore della propria mano e nella maggior parte dei casi hanno già un piano ben preciso.

Ecco perché proprio in quella ventina di secondi tutto ciò che accade al tavolo è da intendersi come una piccola mise en scene, nella quale vince chi riesce a non far trapelare alcuna indicazione sulla forza della propria mano.

La differenza sostanziale tra i due, che ovviamente non possono sapere le carte dell’altro, è evidente: Ensan sembra estremamente sicuro del suo punto tanto che Dario quasi non si permette di fissarlo con la stessa spavalderia. Anzi, si limita a lanciargli qualche occhiata pur mantenendo lo sguardo principalmente sul board e sulle sue chip.

Abbiamo visto in più occasioni Dario scrutare senza tema i suoi avversari prima di fare azione, ma in questo caso nonostante Ensan abbia già fatto la sua mossa non accade. E in effetti Sammartino ha capito benissimo che il suo contendente non ne sta sparando due a caso.

Quel turn che apre anche una scala a incastro è una delle carte su cui Dario avrebbe proseguito nel colpo anche se non ovviamente la migliore. L’equity del suo colpo sommata alla fold equity e inserita in un contesto più ampio nel quale la stessa mossa viene effettuata sia con del valore che in draw, lo ha fatto propendere per l’all-in.

Evidentemente però, per Ensan, il range di valore di Sammartino in questo frangente è molto più esiguo di quanto non sia il suo bluffing range. Da qui la scelta di chiamare all’istante con la presunzione, tramutatasi in certezza allo showdown, di partire nettamente in vantaggio.

E voi cosa ne pensate a riguardo? C’è qualcosa che avete notato in particolare nella dinamica del colpo che potrebbe aver indotto Ensan ad esssere così sicuro della sua chiamata?

Ora sta a voi schiacciare play e passare il colpo ai raggi X:

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