Affrontare un raise al river con il second nuts: l’analisi di Jonathan Little | Italiapokerclub

Tuesday, Jun. 2, 2020

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il 23 Dic 2019

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Affrontare un raise al river con il second nuts: l’analisi di Jonathan Little

Affrontare un raise al river con il second nuts: l’analisi di Jonathan Little

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Il professore Jonathan Little ci regala per natale una mano molto interessante da analizzare. In questo caso non giocata direttamente da lui, ma da uno dei suoi allievi della scuola di poker. Una situazione molto particolare, con il second nuts chiuso al river e su cui Hero subisce un pesante raise del rivale. Little quindi valuterà le varie opzioni a disposizione.

Ma l’americano non si limita a commentare solo l’azione al river e cerca di dare un giudizio ponderato su tutta la condotta tenuta dal suo allievo durante la mano. E non mancheranno pareri discordati, soprattutto al turn. A testimonianza di come Jonanthan Little, pretenda sia da se stesso e sia dai suoi allievi la perfezione in ogni singolo spot giocato.

La mano

Hero si trova a giocare il Sunday Million della piattaforma internazionale di Pokerstars e siamo nelle prime battute, con il livello 50-100. Quindi stack profondi per tutti quanti al tavolo e la possibilità di giocare deep. Dopo il fold generale, da small blind l’allievo di Jonathan Little completa e il grande buio per tutta risposta rilancia a 450. Con Q 8 Hero opta per il call e trova il parere positivo del su coach.

“Siamo di fronte ad un’azione molto standard per le battute iniziali di un torneo online. Abbiamo una mano discreta da small blind e capace di lavorare molto bene su tanti board. Vero che abbiamo pochissime info sul grande buio, ma il suo raise non ha un range ben predefinito. Dunque approvo il call”. 

Sul flop scendono 10 4 2 . Check/call di Hero alla bet a 400 del rivale.

Potremmo discutere ore e ore sulla possibilità di un check/raise, dopo la cbet del nostro avversario, con il progetto di colore. Ma essendo appunto un progetto di colore, consiglio sempre ai miei allievi di non alzare mai il piatto oltre modo. Specie nelle prime battute di un torneo. Insomma, preferisco un controllo sia dell’azione e sia del pot. In fondo siamo solo al flop e quindi c’è tutto il tempo per studiare qualcosa di più importante nelle size. Non solo, ma se il nostro avversario sta puntando in bianco, rischiamo solo di farlo scappare“.

Al turn si apre anche un incastro di scala per l’allievo grazie a 9 . Hero opta per uscire a 750 e trova il call del rivale, con il pot che raggiunge 3.300 chips. Qui Little, non si trova completamente d’accordo con il suo player.

Per come ha condotto la mano al flop, avrei preferito vedere un altro check/call. Intendiamoci: uscire non è un errore, ma dobbiamo valutare diversi fattori. In primis rischiamo di veder fuggire il nostro rivale e con il doppio progetto sarebbe un errore non da poco. In secondo luogo, ci esponiamo ad un possibile rilancio del grane buio.

Se ci rilancia, cosa siamo disposti a fare? Solo call, oppure 3bettiamo? Ricordiamoci che il nostro piano di gioco può sempre subire delle variazioni e noi dobbiamo essere in grado di fronteggiare queste varianti. Infine, non mi convince molto la size scelta. Poco meno della metà del piatto: se proprio decidiamo di uscire serve un puntata più consistente. Diciamo che ci sono alcune sbavature in quarta strada, ma che possiamo correggere in qualche modo al river“.

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Jonathan-Little

Jonathan Little

In quinta strada il board si completa con J . Hero centra l’incastro e chiude runner – runner la sua scala. Un punto difficilmente leggibile dal suo rivale, soprattutto dopo l’azione controversa al turn. L’allievo esce per la seconda volta e betta 2.260, subendo il raise del big blind a 7.500. Qui Little analizza sia la size del suo studente e il ventaglio di opzioni sui cui ponderare la scelta finale.

Prima di tutto, poteva essere più coraggioso con la size al river. Non che sia sbagliata, ma poteva essere più alta. Anche un 3.000 di scommessa ci stava bene a mio avviso. Il raise del rivale in qualche modo mi sorprende. Dopo aver condotto la mano nel pre-flop e sul flop, sembrava deciso a lasciare in mano le redini del gioco ad Hero. Adesso dobbiamo capire, se davvero è in bluff totale, oppure se giocando in maniera opinabile K-Q ha chiuso scala“.

Dal canto nostro ci troviamo con il second nuts in mano e perdiamo solo da una scala superiore, con K-Q appunto. Il dubbio adesso riguarda il call o la 3bet. Sicuramente la prima opzione ci mette al riparo da pesanti perdite e in qualche modo limiteremo i danni. Ma se il nostro rivale fosse davvero in bluff, limitandoci al call faremo perdere valore alla nostra mano“.

Partiamo da analizzare gli stack. Hero dopo la bet al river, ha ancora 21.400 gettoni a comporre il suo castello di chips, mentre il big blind dopo il raise può contare ancora su 15.050 fiches. Stack profondi quindi che non rischiano di committare nessuno al momento. Nel suo range, oltre all’ipotesi di un K-Q per la scala, non possiamo escludere 2-2, 4-4, 10-10 per il set, oppure possibili doppie come J-10, 10-9 e in qualche caso top pair al flop come A-10“.

Come detto in precedenza, non abbiamo grandi informazioni sul rivale. Non possiamo escludere niente dal suo potenziale range in questo spot. Senza dimenticarci che il Sunday Million è spesso terra di conquista di player occasionali o comunque non tecnicamente forti. Dunque è possibile assistere a giocate non proprio ortodosse da parte loro. Direi di chiamare e basta.

Hero si limita al call e oppo mostra proprio K-Q per la scala più alta. Una grande beffa a cui l’allievo di Jonathan Little ha saputo rispondere con un semplice call che limita i danni.

Non è stato proprio fortunato il mio studente, ma è stato bravo al river a non farsi ingolosire dal second nuts. Il suo avversario ha giocato sicuramente in maniera opinabile la mano, ma fa parte di un contesto molto comune al Sunday Million. Ce ne sono a bizzeffe di giocatori così. Diciamo che la size non proprio perfetta di Hero al turn ha dato modo al big blind di credere nel suo progetto“.

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