Friday, Jan. 21, 2022

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il 4 Dic 2021

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Le cinque caratteristiche dei giocatori che crashano il poker secondo Patrick Leonard

Le cinque caratteristiche dei giocatori che crashano il poker secondo Patrick Leonard

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A poker solamente una piccolissima percentuale di giocatori ha un bilancio positivo.

Di questa fetta una ristrettissima parte “rompe il giochino”, come si dice in gergo a significare che qualcuno è talmente bravo da segnare la fine dei giochi per gli altri.

I giocatori che “crashano il poker” hanno tutti delle caratteristiche comuni. Le ha elencate l’ambasciatore partypoker Patrick Leonard in un ‘cinguettio’ su Twitter.

 

 

1 – Forte intuizione / istinto

In un poker sempre più orientato alla fredda GTO, Leonard sottolinea l’importanza della componente umana. Ovviamente il britannico non sta dicendo di giocare ‘a sensazione’, ma che i giocatori che rompono il poker integrano le solide basi matematico-teoriche, su cui basano i loro processi di presa delle decisioni, a una componente intuitiva/istintiva.

Un esempio è il fold con scala second nuts floppata messo in atto da Doug Polk contro Phil Hellmuth ad High Stakes Poker. O vogliamo credere che secondo la GTO lì Polk dovesse mettere sotto?

 

2 – Dedicato a grandi volumi

Non si può arrivare a rompere il poker se non ci si dedica al gioco anima e corpo puntando sulla quantità. Da un lato muovere un grande volume è necessario in ogni campo per arrivare a eccellere: secondo alcuni studi, servirebbero almeno diecimila ore di pratica.

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Per un pokerista il discorso del volume è ancora più vero, visto il ruolo rivestito dalla aleatorietà: come sappiamo l’unico modo per abbattere l’influenza del caso – la temuta varianza – e vedere prevalere l’abilità è puntare al lungo periodo.

 

3 – Non gli interessa di sembrare stupido / di cosa pensano gli altri

Un pokerista che rompe il gioco è sicuro dei propri mezzi e non ha bisogno della approvazione altrui nè teme il giudizio degli altri. Ad esempio credete che Tom Dwan, quando decide di chiamare l’avversario con nove carta alta per poi muckare, stia pensando a come gli altri giudicheranno la sua condotta?

 

4 – Capisce la teoria abbastanza bene da capire quando exploitare / cosa stanno facendo i reg

Questo punto ha diversi punti di contatto con il punto numero uno. In pratica, secondo Leonard, un giocatore che rompe il poker sa quando è il momento di deviare dal gioco equilibrato della GTO per exploitare gli avversari e massimizzare il guadagno sulle loro specifiche debolezze.

 

5 – Gioca piatti GRANDI, non small ball

Lo small ball teorizzato da Daniel Negreanu, secondo cui nel poker è opportuno incrementare il proprio stack con tanti piccoli piatti giocando carte marginali in posizione, per Patrick Leonard non funziona più.

Oggi a poker è più importante vincere un big pot di tanti piccoli piatti. A riprova di ciò potremmo tirare in ballo le varie sfide heads-up cui abbiamo assistito nell’ultimo anno. Doug Polk ha vinto contro Negreanu grazie ai big pot, e lo stesso ha fatto Phil Galfond nelle sue numerose challenge a Pot Limit Omaha.

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