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il 19 Gen 2022

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L’articolo del New York Times sul ruolo dei solver nel poker odierno

L’articolo del New York Times sul ruolo dei solver nel poker odierno

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In Italia il poker viene trattato dai media generalisti come un qualunque gioco di azzardo.

Più volte abbiamo ribadito che il problema è culturale. Nei paesi anglofoni il poker è percepito come uno skill game su base matematica degno di essere insegnato in corsi universitari, visto che ha contribuito in modo fondamentale alla nascita della odierna economia capitalista.

La rilevanza socio-culturale del poker emerge anche dallo spazio dedicato al nostro amato gioco sul New York Times: giusto ieri il quotidiano – uno dei più celebrati di tutto il mondo – ha dedicato un Podcast e un ampio servizio al ruolo della intelligenza artificiale nel poker odierno.

Il giornalista Keith Romer ha anche intervistato fior di giocatori come Seth Davies, Jason Koon ed Erik Seidel: ecco di cosa parla l’articolo.

 

Dall’High Roller WSOP

In apertura del pezzo Romer si trova nella Amazon Room di Las Vegas per seguire l’High Roller WSOP da 250.000$ di iscrizione in cui è impegnato Seth Davies.

Il giornalista del NY Times descrive in modo dettagliato una mano in cui Davies va in bet-bet-push con progetto di colore missato contro Dan Smith, che alla fine folda il punto migliore.

Solo al termine della giornata, dopo essere tornato a casa e aver dato in pasto la mano a Piosolver, il professionista statunitense ha avuto la conferma della bontà della sua giocata:

“Al turn avrei dovuto puntare l’80% del piatto invece del 50%, ma il bluff al river è stato corretto. Quando vedo che ho giocato bene provo più soddisfazione di quando vinco un piatto enorme – dice Davies a Romer.

 

In principio era Von Neumann

L’articolo poi si addentra sulle origini del gioco ottimale e sulla sua evoluzione nel corso del tempo. Il nome imprescindibile è quello del matematico John von Neumann, che assieme all’economista Oskar Morgenstern nel 1944 diede alle stampe ‘Theory of Games and Economic Beahaviour” (teoria dei giochi e comportamenti economici) basandosi su una versione semplificata del poker dopo aver scartato giochi a informazione completa come la dama e gli scacchi.

Da qui, scrive Romer, Von Neumann derivò le sue teorie: ” E’ stato in grado di dimostrare che bluffando e chiamando a frequenze matematicamente precise i giocatori non avrebbero fatto di peggio che andare in pareggio nel lungo periodo, anche se hanno fornito ai loro avversari una descrizione esatta della loro strategia. E se i loro avversari hanno schierato contro di loro una strategia diversa da quella perfetta che Von Neumann aveva descritto, quegli avversari avrebbero sicuramente perso”.

Le teorie di Von Neumann furono poi ampliate da un certo John Nash, ma secondo il giornalista del NY Times, mentre trovarono da subito applicazioni concrete per giochi come la dama, Go, Othello, StarCraft e il curling, per il poker sono serviti cinque decenni prima che lo diventassero.

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Questione di alberi

Il problema riguardava gli alberi decisionali: “I teorici dei giochi usano un diagramma ad albero ramificato per rappresentare i diversi modi in cui un gioco può svolgersi – si legge nell’articolo – In uno semplice come sasso-carta-forbici, l’albero è piccolo: tre rami per il sasso, carta e forbici che puoi giocare, ciascuno con tre rami successivi per il sasso, carta e forbici che può giocare l’avversario. Più complicato è il gioco, più grande diventa l’albero. Anche per una versione semplificata del Texas Hold ’em, giocato “heads up” (cioè tra due soli giocatori) e con scommesse fissate a una dimensione predeterminata, un albero di gioco completo contiene 316.000.000.000.000.000 di rami”.

A risolvere il problema e è stato il Dipartimento di Informatica dell’Università di Alberta, affrontandolo da una prospettiva diversa: invece di ridurre il poker a una scala più gestibile hanno istruito le macchine a identificare la strategia ottimale “facendo in modo che i programmi giocassero contro se stessi miliardi di volte e prendendo nota di quali decisioni nell’albero del gioco erano state meno redditizie”.

Una rivoluzione epocale. Non a caso, dopo il fallimento del bot Claudico, il cambio di prospettiva permise al bot Libratus di uscire vincitore nella sfida contro Doug Polk e altri specialisti di poker heads-up.

 

Come un libro di diecim… No, centomila pagine

A quel punto apparve chiaro che i giocatori stessi non potevano che avvalersi di strumenti simili se volevano restare al passo coi tempi. Tutto cambiò quando un programmatore polacco ed ex giocatore di poker online, Piotrek Lopusiewicz, nel 2015 iniziò a vendere il suo programma PioSolver, che di fatto rendeva disponibile a chiunque avesse un personal computer abbastanza potente un’attualizzazione pratica delle teorie matematiche di John von Neumann. Si aprì un nuovo filone dei software di supporto e analisi.

“Prima dell’era dei solver ero un giocatore piuttosto mediocre – dice Jason Koon – ma poi mi sono semplicemente seppellito in questa cosa e ho iniziato a migliorare rapidamente, rapidamente, rapidamente, rapidamente”.

L’articolo spiega come il programma fornisca degli alberi decisionali davvero ampi che il pokerista deve decodificare e poi interiorizzare. “E’ più come rileggere un libro di centomila pagine – risponde Koon al giornalista quando gli dice che l’attività sui solver è simile alla rilettura continua di un libro di diecimila pagine per cercare di ricordare e immagazzinare più dettagli possibile.

Ma il professionista statunitense spiega anche che specialmente dal vivo la componente umana resta fondamentale: padroneggiare il gioco ottimale significa anche sapere quando è necessario deviare dalle sue indicazioni per sfruttare le debolezze specifiche dell’avversario.

Il timore che l’intelligenza artificiale possa prendere il sopravvento e uccidere la componente umana del gioco, nell’articolo del New York Times, viene esternato da Doug Polk:

“Mi sembra come se si uccida l’anima del gioco, il più bravo a poker non è più chi riesce a trovare la soluzione più creativa ma chi riesce a memorizzare più cose e ad applicarle”

Ma secondo il creatore di PioSolver i programmi come il suo non sono andati a intaccare minimamente l’essenza del poker, che alla fine dei conti è un gioco che riguarda il problema della massimizzazione per come venne rivelato da Von Neumann: “Oggi a un certo livello sono tutti costretti a prestare attenzione all’aspetto matematico del gioco – dice Lopusiewicz in chiusura dell’articolo – Non possono più ignorarlo”.

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