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il 23 Giu 2022

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Le partite private di Chicago raccontate da Steve Albini

Le partite private di Chicago raccontate da Steve Albini

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Negli Stati Uniti, come un po’ ovunque nel mondo, ogni giorno vanno in scena numerose partite private a poker, che siano giocate per puro diletto o con il fine esplicito di riempire le proprie tasche coi soldi degli avversari.

A volte queste partite assurgono agli onori delle cronache, come nel caso degli incontri high stakes tra attori e produttori di Hollywood e businessman di Wall Street organizzati da Molly Bloom, che hanno poi ispirato l’omonimo film.

O come nel caso degli homegames del Mayfair Club di New York City in cui negli anni ’80 si fecero le ossa giocatori come Erik Seidel e Andy Blooch.

Oggi scopriamo la scena degli homegames di Chicago grazie al racconto di Steve Albini, che nei giorni scorsi ha vinto il secondo braccialetto in carriera imponendosi al 1.500$ H.O.R.S.E. WSOP.

L’ingegnere del suono, conosciuto per aver prodotto i dischi di Nirvana, Pixies e molti altri, un po’ meno per aver creato esperienze musicali uniche come Big Black e Shellac, ha raccontato le partite private di ‘Windy city’ al Podcast DAT Poker.

 

Chi gioca nelle partite private di Chicago

L’homegame di Steve Albini va in scena al piano inferiore dello ‘Electrical audio recording’, lo studio di registrazione di sua proprietà che si trova al numero 2621 di West Belmont Avenue. Di solito è sufficiente il tavolo da poker di Steve, quando sono tanti a voler giocare viene approntato un secondo tavolo mettendo un ‘desk’ sopra al biliardo.

Tra i professionisti che animano le partite private di Chicago ci sono diversi braccialettati. Due ne ha vinti Brandon Shack Harris, che con Albini condivide anche la passione per la musica visto che è un turnista di successo (ha accompagnato i Muse nel loro ultimo tour).

Sei sono diventati i giorni scorsi quelli nella bacheca di Brian Hastings, anch’egli di Chicago, che Albini ha conosciuto quando faceva il coach di Razz nella scuola Cardrunners. Uno ne ha invece Eric Rodawig, che negli ultimi tempi si è trasferito a Omaha e ha diradato le sue presenze allo homegame di Steve.

Nelle partite allo Eletrcial audio recording di Albini, tra gli altri, si presenta regolarmente anche il professionista Matt ‘Grapes’ Grapenthien, oltre a personalità di Chicago come il direttore della metropolitana e lo speaker di uno dei programmi radiofonici più seguiti in città.

 

Steve e amici dopo la vittoria del secondo braccialetto WSOP

 

Che partite vanno in scena negli homegame di Chicago

L’Holdem non è troppo gradito. Nel circolo di Albini il Limit Hold’em viene chiamato ““mer*a a due carte”. Per il No Limit l’ingegnere del suono dice di dover fare di necessità virtù:

“Nelle nostre partite di solito facciamo giri di giochi diversi. A No Limit Holdem c’è un giro che di fatto è obbligato perché i giocatori casuali del circolo conoscono bene solamente quel gioco. Poi passiamo al Dealers Choice e di fatto ricevi due volte il bottone del gioco che scegli. Poi il bottone passa all’avversario accanto, che sceglie il gioco a sua volta, e così via. I giochi più popolari, quelli che più spesso vengono chiamati, sono gli H.O.R.S.E. game”

Le partite sono in amicizia, i blinds sono bassi.

“Per molti anni la partita è stata con blinds 25c/25c senza cap. A volte capitava che qualcuno che magari aveva bevuto un po’ troppo decideva di aprire 100x e così si creavano dei pot giganteschi. Ma anche se i limiti sono bassi, tutti vogliono vincere perché chi perde viene preso in giro.”

Da un punto di vista prettamente monetario c’è più carne al fuoco con le prop-bet:

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“Una volta Hastings e Rodawig fecero una prop bet di cento dollari in un gioco in cui il big pot era tipo venti dollari! Scommettevano sul colore della carta più bassa della mano vincente a 2-7 Single Draw.”

Ma anche se i limiti sono bassi, nell’homegame di Chicago si giocano due varianti che possono far crescere vertiginosamente l’entità dei pot.

 

Il ‘sohe’ e lo ‘swingo’

Il primo si chiama ‘Sohe’, che sta per ‘Simultaneous Omaha e Holdem’:

“Ricevi sei carte e le dividi in due mazzi. Due servono per la mano di holdem, quattro per quella di omaha. Il piatto è splittato tra la migliore mano di omaha e la migliore mano di holdem.”

L’altro è lo ‘swingo’, un gioco inventato nello stesso homegame:

“Un giorno un giocatore del circolo se ne uscì che dovevamo inventare un nuovo gioco e dovevamo chiamarlo ‘Swingo’, come una canzone dei ‘Naked Raygun’ che era un gruppo di Chicago che seguivamo tutti. Il gioco ha elementi dei five card draw a fianco di elementi dello stud, di omaha e dei flop games”.

Per le sue dinamiche lo ‘Swingo’ favorisce la creazione di piatti giganti:

“In questo gioco ricevi cinque carte, c’è un giro di puntate, dopo il giro di puntate dividi la tua mano ed esponi al tavolo tre carte tenendone due nascoste. Quindi si crea una situazione simile a quella della quinta strada dello Stud, in cui hai tre carte esposte e due nascoste. Le puntate, come a Stud, iniziano dalla mano con le migliori carte scoperte. C’è un altro giro di puntate, poi viene girata una carta comune e infine c’è l’ultimo giro di puntate. La cosa interessante è che la tua mano è la migliore mano di poker fatta con sette carte: le cinque che hai ricevuto, la carta comune e una carta che puoi scegliere tra quelle esposte dagli avversari.”

In questa ottica, le puntate servono anche a far foldare gli avversari che hanno carte esposte utili agli altri:

“Nello Swingo ci sono situazioni in cui la persona A è nel pot, la persona B ha il miglior punto possibile e la persona C vuole far foldare A, in modo che le sue carte esposte che aiutano B non siano più valide. Quindi non si punta solo per valore o per bluff, in questo gioco c’è una componente manipolativa delle puntate. Può quindi capitare che partendo dai 25 cent si arrivino a creare piatti anche di 600 dollari”.

 

La socialità prima di tutto

A differenza di New York o di Los Angeles, le partite private di Chicago allo Electrical Studio di Steve Albini sono tese alla socialità prima di ogni altra cosa:

“In una partita in cui si giocano migliaia di dollari c’è la volontà di vincere i soldi dell’altro. In un homegame come il nostro la volontà è che gli altri stiano bene e che crescano come pokeristi. C’è amicizia prima di tutto. Si parla degli spot, ci aiutiamo a crescere a vicenda”.

Un clima piacevole in cui qualcuno porta sempre una bottiglia di quello buono. E che ha evidentemente contribuito alla crescita dei partecipanti, come testimonia il secondo bracciale WSOP cinto al polso da Steve tre giorni fa.

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