PokerStars e i soldi di Full Tilt: il parere dell’Avvocato Max Rosa | Italiapokerclub

Tuesday, Apr. 7, 2020

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il 7 Set 2013

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PokerStars e i soldi di Full Tilt: il parere dell’Avvocato Max Rosa

PokerStars e i soldi di Full Tilt: il parere dell’Avvocato Max Rosa

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Soltanto tre giorni fa il comunicato di PokerStars relativo all’epilogo della vicenda Full Tilt – con i fondi degli account della red room che non verranno restituiti direttamente ai giocatori ma attraverso promozioni – ha fatto scattare immediatamente le reazioni della poker community italiana.

Per fare maggior chiarezza su una situazione molto complessa, abbiamo chiesto un parere a chi sicuramente se ne intende di più: l’Avvocato Max Rosa, giocatore di poker nonché legale di moltissimi player, uno dei massimi esperti del delicato rapporto tra poker e legge in Italia.

Avvocato Rosa, qual è il suo parere da legale, e da giocatore, sulla vicenda?

Come legale, sono francamente molto perplesso, per usare un eufemismo: pur comprendendo che si tratta di una fattispecie complessa, di non facile interpretazione, è la vicenda nel suo insieme ad essere sconcertante.

Come giocatore, provo un sentimento di assoluta solidarietà nei confronti di tutti coloro che avevano fondi su Full Tilt Poker; come giocatore, mi sentirei vittima di una grave ingiustizia e troverei quel comunicato stampa quasi oltraggioso, perché c’è una totale mancanza di trasparenza.

Quali sono le incongruenze che riscontra?

Premetto ancora una volta come la questione sia decisamente complessa e meriti maggior approfondimento tecnico, anche da parte mia; la prima impressione, tuttavia, è che vi siano davvero molte incongruenze, alcune a dir poco grossolane.

Innanzitutto, bisogna fare un netto distinguo tra le possibili responsabilità di Rational Ltd e tra quelle dei singoli giocatori. Quando si parla di potenziale riciclaggio e/o di favoreggiamento reale a carico di Rational Ltd, a mio parere si sta dicendo una cosa inesatta, perché manca il reato presupposto. Poker Stars ha assunto una mera ed autonoma obbligazione restitutoria nei confronti dei giocatori derubati, in cambio dell’acquisizione di un brand, di un database e di un software: questa obbligazione ha matrice pubblicistica ed è stata stipulata con una autorità giudiziaria americana; i fondi distratti dagli account di Full Tilt erano legalmente detenuti e correlati ad una attività pienamente legale, in base alle leggi allora vigenti al di fuori del territorio italiano; se il gioco on line offerto in passato da Full Tilt fosse stato ab origine illegale, in base alla legislazione del Paese estero allora competente, la tesi del comunicato sarebbe corretta, ma in caso contrario si sta mistificando il vero. Se l’analisi di Stars fosse corretta, infatti, qualsiasi operatore di gioco estero, privo di concessione italiana, che in passato o tutt’ora ha trasferito o trasferisce denaro ad utenti italiani, sarebbe passibile della medesima incriminazione, ricordando alla stessa Poker Stars che solo fino a qualche anno fa, faceva la medesima cosa con molti cittadini italiani: insomma, francamente il tutto ha connotati al limite del ridicolo, perché con questa tesi Poker Stars si starebbe autodenunciando per condotte penalmente rilevanti, non ancora prescritte! Non so se mi sono spiegato, ma sarebbe come sostenere che l’Italia possa perseguire penalmente per riciclaggio o favoreggiamento reale qualsiasi operatore di gioco estero, privo di concessione, che ha pagato o paga una vincita ad un giocatore italiano: si tratta di qualcosa che non è mai avvenuta, e mai avverrà, in quanto tecnicamente impossibile dal punto di vista strettamente legale! In buona sostanza, non c’è il reato presupposto, perché si tratta di una norma inesistente e tecnicamente inapplicabile nei confronti di un operatore di gioco estero. Comunque, e qui mi sbilancio, parlare di riciclaggio è veramente ridicolo!

Per quanto riguarda i singoli giocatori, invece, concordo sull’astratta criticità della loro posizione, nel senso che l’eventuale ricezione delle somme da parte di PokerStars, potrebbe comportare un’indagine nei loro confronti sia dal punto di vista tributario, sia da quello penale, ai sensi dell’art. 4 della Legge 401/89. Con riferimento alla criticità penale, tuttavia, è appena il caso di dire come questa norma sia stata sensibilmente novellata nel 2009, ovvero dopo i fatti che interessano i titolari di conti su Full Tilt; prima di allora, la partecipazione di un cittadino al gioco a distanza del poker on line di un operatore straniero non costituiva reato, perché non rientrava nelle tassative condotte astratte, tant’è che la novella del 2009 va proprio a colmare questa lacuna. Inoltre, l’art. 4 della Legge 401/89 risulta sostanzialmente “disapplicato” dai giudici nazionali, in quanto palesemente in conflitto con il principio di proporzionalità di fonte comunitaria. Se si può forse discutere dal punto di vista amministrativo o tributario, infatti,  ritengo del tutto improbabile che si possa sanzionare “penalmente” un cittadino italiano, per aver partecipato a servizi legalmente offerti da operatori stranieri all’epoca dei fatti.

Potrei evidenziare molti altri aspetti, ma è meglio che mi fermi qui: la prima idea che mi sono fatto, comunque, è che Rational Ltd non rischi alcunché se paga i giocatori italiani, mentre diventa formalmente inadempiente se non lo fa. A mio avviso, Poker Stars dovrebbe pagare ogni giocatore in modo diretto e trasparente (bonifici, assegni), senza accrediti sui conti di gioco, e lasciare a ciascuno le proprie responsabilità personali. Forse vogliono davvero tutelare i giocatori italiani, ma è ovvio che una simile scelta non può essere certamente lasciata alla loro esclusiva discrezionalità.

Analizziamo in particolare il confronto tra la situazione odierna e quella di quattro anni fa, nella quale si è potuto attuare il trasferimento di fondi da PokerStars.com a PokerStars.it senza problemi.

Questo è certamente il punto focale della vicenda. Come ho già detto, se quanto scritto sul comunicato corrisponde al vero, sembra che PokerStars si stia letteralmente auto incriminando, che stia pubblicamente denunciando tutti gli utenti italiani che detenevano fondi sull’account estero e, soprattutto, che stia anche denunciando lo Stato Italiano, visto che ha sottoscritto con esso una Convenzione di Concessione ed ha altresì concordato le modalità di rimpatrio dei fondi italiani detenuti sugli account esteri.

A fronte di un simile pregresso, le domande sorgono spontanee: per quale motivo i reati ipotizzati nel comunicato non sono stati contestati a chicchessia? È concepibile che l’amministrazione finanziaria italiana abbia sottoscritto una concessione con Rational Ltd ed abbia avallato in passato una simile condotta, nella consapevolezza che si trattava di illeciti penali? È possibile che a fronte di un accordo con il DOJ, il quale ha come presupposto quello di “risarcire” cittadini letteralmente derubati, l’Amministrazione italiana abbia posto un veto, ovvero non abbia trovato una soluzione appropriata?

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Ribadisco che a mio parere nessuna condotta penalmente rilevante potrebbe essere ascritta a Rational Ltd nell’ipotesi in cui pagasse i giocatori italiani.

Le leggi anti-riciclaggio si applicano anche ai punti FTP?

In astratto, il dettato della norma penale sarebbe anche collimante, perché si parla di denaro, beni o “altre utilità”, ma non posso che ribadire i concetti precedentemente espressi: parlare di riciclaggio è ridicolo.

Come agirà a livello legale, insieme ai suoi clienti?

Non posso sbilanciarmi in questo momento: sto approfondendo lo studio della vicenda insieme ad altri colleghi, ed è ancora prematuro stabilire se e come procedere. Si tratta di una situazione al limite del surreale, perché da un lato, chiunque voglia reclamare i propri diritti ad alta voce, si esporrebbe ad un pericolo personale, atteso che potrebbe autodenunciare se stesso ed altri; dall’altro, questa denuncia è stata già fatta pubblicamente da Poker Stars, attraverso un comunicato stampa e le asserite trattative con le autorità italiane.

Una cosa è certa: pur rendendomi conto della delicatezza e delle difficoltà tecniche della materia, la questione non può di certo ritenersi conclusa in questo modo: contrariamente, infatti, assumerebbe connotati tragicomici.

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