Thursday, Nov. 21, 2019

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il 29 Mag 2014

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Thinking Process – Massimo ‘Maxshark’ Mosele e la coppia di Re giocata in check-call 10 left allo Special

Thinking Process – Massimo ‘Maxshark’ Mosele e la coppia di Re giocata in check-call 10 left allo Special

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Per la rubrica ‘Thinking Process’, lo spazio che dedichiamo ai più forti giocatori di poker perchè ci spieghino le loro azioni e i processi mentali alla base delle loro decisioni, quest’oggi analizziamo una mano giocata del pro Poker Yes Massimo ‘MaxShark’ Mosele.

Siamo 10 left al Sunday Special di Pokerstars.it, in piena bolla final table dunque.

Ecco la mano raccontata strada per strada da Massimo:

tpmoselemano

Ed ecco il suo thinking process:

PREFLOP

Ho circa 25 bui, sono in average e da UTG rilancio standard x2.2. L’avversario dopo di me chiama, il bottone e i bui foldano. Il giocatore in questione non è un regular, dall’history che ho potrebbe flattare tutte le coppiette. Inoltre credo che con una mano forte come AA, KK, QQ o anche AQ/AK, mi andrebbe sopra in tribet.

 

FLOP

Qui bisogna ragionare: visti gli stack, che corrispondono a circa 25 bui, con cosa può aver flattato il mio avversario? Nel suo range ci son tutte le coppie, AJs, KQs e forse AQ: con mani più forti avrebbe sicuramente tribettato preflop. Su un flop del genere so che non farei foldare praticamente quasi nulla: come stima approssimativa, direi circa il 20% del suo range di call preflop. Quindi puntando otterrei il fold una volta su cinque e gonfierei il piatto rispetto allo stack che mi resterebbe. E se poi bettassi ancora al turn sarei committato, mentre se checkassi mi esporrei a qualche bluff vista l’entità del pot. Pertanto al flop opto per un check/call per rivalutare al turn.

 

TURN

Il turn, per assurdo, è una carta utile per me. Accoppia il board e diminuisce le possibilità che l’avversario abbia trovato un set. Tuttavia non posso uscire bettando, perchè non saprei dove sono nella mano e se lui rilanciasse sarei costretto a foldare. Se puntassi probabilmente lui chiamerebbe gonfiando il piatto in maniera compromettente e non dandomi chissà quali info: se qui l’avversario ad esempio rilanciasse un full sbaglierebbe, vista la situazione e gli stack esigui rispetto al pot. In base a queste considerazioni decido dunque di checkare ancora, lui fa lo stesso.

 

RIVER

Il river è una ulteriore scary card per me. Il mio avversario può aver chiuso un draw di colore o addirittura un full settando i JJ in ultima strada. Dopo il mio check lui punta meno di mezzo piatto, e io decido per un sick call sapendo di aver poche possibilità di portare a casa il piatto. Fondamentalmente qui posso vincere contro 22, 33, 44, 55, AQ, KQ KJ in bluff, o un 99 – TT giocato male. Ma devo mettere 210k per un pot di 866k e quindi, se anche una sola volta su 3 sono buono, questo è un call a valore atteso positivo. La condotta di tutta la mano è determinata sopratutto dal momento delicato del torneo, ovvero una bolla del tavolo finale Sunday Special – con due avversari short nell’altro tavolo addirittura uno con soli 4 bui; e dagli stack, che non erano abbastanza deep per ricevere azioni che diano info senza committarsi. In un altro momento del torneo magari non perdevo tutto lo stack, ma avrei quasi sicuramente lasciato più chips all’avversario. Gli ho fatto girare delle carte gratis ma contemporaneamente, con questa azione, non ho dato valore economico ai giocatori nell’altro tavolo: in teoria, in caso di bluff o mani peggiori, avrei preso più chips. Spesso, per vincere i tornei, bisogna anche saper contenere le perdite in certi piatti e in questo caso, nonostante non abbia vinto, credo che la linea mantenuta sia stata buona.

 

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