Wednesday, May. 25, 2022

Strategia

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il 18 Mag 2016

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L’importanza della second barrel: parola a Jonathan Little

L’importanza della second barrel: parola a Jonathan Little

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Se la c-bet flop è una move ormai consolidata, meno scontata è di certo la second barrel al turn.

Analizzando un suo stesso spot giocato in un evento da 5.000$ di buy-in delle passate World Series, lo stimato coach americano Jonathan Little ha spiegato l’importanza di ‘sparare’ la seconda pallottola.

Pur non avendo nulla in mano, se disponiamo della betting lead e la quarta carta del board non complica esageratamente la texture, possiamo comodamente vincere un colpo che, giocato passivamente, non ci spetterebbe.

Nella mano in questione, a blinds 2.000/4.000, Jonathan decide di tribettare a 25.000 con A9 il rilancio del cutoff (9.000). Cutoff chiama.

Su flop KQ7 Jonathan c-betta 23.000, l’ avversario chiama.

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Al turn esce un 3. Little continua con la sua action, bettando 37.000 chips (e lasciandosene dietro 130.000), oppo passa.

secondbarrell

Una mano che non ha nulla di spettacolare, ma dalla quale Jonathan trae tantissimi spunti di riflessione.

“Partiamo dal presupposto che ci sono diversi generi di giocatori. Nella gran parte dei casi, però, a prescindere da quale categoria facciano parti, quasi tutti giocano straighforward [in maniera lineare, ndr.] almeno una street. Il che significa che alcuni tenderanno a giocare sf già dal flop, altri wide flop e poi sf turn, altri ancora, wide flop e turn e sf river. Quando riusciamo a farci un’idea della strategia del nostro avversario possiamo assicurarsi dei piatti basandoci esclusivamente sulle sue tendenze. In questo caso, noterete che la mia c-bet flop è più piccolo della tribet pre anche e soprattutto perché avevo le giuste info sul mio avversario ed ero certo che non avrebbe quasi mai passato la prima street. Su turn pressoché ininfluente decido dunque di bettare nuovamente, mettendo ulteriore pressione. Puntanto 37k mi lascio dietro uno stack che mi permetterebbe di fare un all-in pari 2/3 del pot river. Qualora il mio avversario callasse potremmo dunque decide di bluffare su tanti river. Ma qui vale il discorso fatto in precedenza: su quell’oppo specifico avrei quasi sempre giveuppato su blank visto che era solito giocare il turn in maniera ultra lineare! Anche per questo non ho ritenuto necessario fare una bet più corposa. Paradossalmente, qualora fosse rimasto in gioco, la carta più sick sull’ultima street sarebbe stato un A col quale avrei checkato per poi valutare il da farsi…”

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