Friday, Feb. 21, 2020

Strategia

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il 4 Nov 2017

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Cosa sono i range cappati?

Cosa sono i range cappati?

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Se molti di voi avranno ormai chiaro il significato di alcuni termini tipici dello slang pokeristico quali ‘blocker’, ‘polarizzare’ e “cold 4-bet shove”, per citarne alcuni, non tutti sapranno cosa s’intende quando si parla di ‘capped range‘, range cappato.

L’utilizzo di questa terminologia si è diffusa sempre più negli ultimi anni. L’evoluzione del gioco ha infatti portato a considerare i range cappati un fattore preponderante nella valutazione della gestione di uno spot, complici le ‘informazioni incomplete’ che rivela il Texas Hold’em nella natura più pura del suo essere.

Per range cappato s’intende un range che comprende una vasta gamma di mani medio-forti e nessuna, nella stragrande maggioranza dei casi, di estremo valore.

Come in tanti altri scenari, anche in questa circostanza alcuni esempi ci aiuteranno a esporre il concetto nella maniera più chiara possibile.

Tavolo 6-max di cash game, blinds 0.50/1€.

Apriamo da bottone a 2.50€ con 99, chiama solamente big blind.

Flop K103

Check to check.

Turn: 8

Checka bb, checkiamo nuovamente.

Stop.

In questo preciso istante “ci siamo cappati”. O meglio: agli occhi del nostro avversario non abbiamo mai top range di valore. Con mani quali K-K, T-T, 8-8, 3-3, T-8, K-T, K-3s (tralasciando per un attimo tutti gli eventuali draw) ogni giocatore sensato betterebbe il 100% delle volte almeno una street tra flop e turn.

Ragione per cui, su any river, oppo potrebbe comodamente overbettare to exploite in bluff puro, sapendo che siamo privi di gran parte di queste combo.

Nota bene: per ‘abusare dei range cappati’ è consigliato utilizzare size particolarmente pesanti, visto che nella nostra gran parte dei casi il nostro avversario ha valore, ma non sufficiente da poterne estrarre. Per scoraggiare il bluff catch servono dunque puntate decisamente sostanziose.

Se non vi è chiaro proviamo con un altro esempio, prendendo spunto dalla recente ‘cronaca’: la mano giocata tra Manuele ‘EagleSupport’ Ciccarelli e Francesco ‘M4rp10n3’ Lacriola esemplifica il concetto alla perfezione.

Quando ‘M4rp10n3’ checkbacka due street su suo tribettato ip su board 10KJ 6 è in evidente pot control. Combo come A-Q, Q-9, J-J, K-K, 10-10 sono da escludere pressoché sempre dal suo range, che diventa, di fatto, cappato.

Altro banale esempio? Apertura di cutoff 3bb, chiama small blind, tribettiamo da big blind, chiama solo small blind.

Flop AK2.

A prescindere dall’evoluzione del board nelle street successive (fatta eccezione per texture che si iper-connettono), il vantaggio di range che abbiamo nei confronti del nostro avversario è determinante ai fini del plan da poter mettere in atto. Noi abbiamo A-A, K-K, A-K nel range, lui non lo ha praticamente mai. Non possiamo definirlo range cappato a tutti gli effetti, tenendo valida le 3 combo di 2-2 nel suo range, ma realisticamente potremmo usufruire dell’aggression preflop per bettare 3 street senza grossi timori.

Quali ‘rimedi’ adottare per non risultare troppe volte cappati?

La cura c’è e si chiama balancing. Per evitare di essere costantemente in balia dei nostri avversari dovremo infatti essere scaltri e cercare di apportare degli accorgimenti quando e ove possibile (ovviamente vs player preparati).

Un esempio lampante?

Tavolo Zoom 0.50/1€. Apre Reg da Utg a 3€ e noi abbiamo K-K da big blind. La stragrande maggioranza dei player opterebbe per un’agevole tribet. Decidere di limitarsi solamente al call è invece una giocata che potrebbe dare frutti insperati, visto che il nostro avversario tenderebbe a escludere a priori una monster nel nostro teorico ampio range di difesa da bb.

Ecco dunque che su eventuali flop A-K-2 il nostro avversario potrebbe essere invogliato a bettarne 3, ipotizzando di avere un vantaggio di range che in realtà non ha.

Altri esempi

Il concetto di ‘capped range’ si evince in maniera piuttosto limpida anche e soprattutto su texture particolarmente drawy. Apertura da parte di Utg 3bb, chiama bottone.

Flop 689.

C-bet 1/3 pot da parte di Utg, chiama bottone.

Il poker non è e non sarà mai una verità assoluta, ma anche in questa situazione potremmo già catalogare il range di bottone come ‘cappato’: con scala, set o 2 pair la stragrande maggioranza delle volte rilancerebbe per valore (ed eventuale protection).

Ecco dunque che il concetto di balancing torna ad essere preminente. Nelle battaglie reg vs reg, il semplice call su questa texture non dà necessariamente indicazioni precise.

Altre ‘cure’

Oltre al balancing è possibile confondere le idee dei nostri avversari tenendo linee exploitative, giocando dunque fuori dagli schemi dettati dalla GTO.

Bettare con mid value, con blocker, draw o altro ci aiuta a ‘proteggere’ il nostro range rendendolo più strong agli occhi di chi abbiamo davanti.

Un altro paio di esempi. Apriamo da bottone con Q10, difendono sia small che big blind.

Flop K109.

Check, check, c-bettiamo half, chiamano entrambi.

Turn: Q

Check, check, check.

River: 9.

Check, check, parola a noi.

Qui gli unici ad essere cappati sono i due ‘difensori’ dai blinds: blockerando la maggior parte dei full house ed escludendone una buona fetta grazie alle info tratte preflop, questa potrebbe essere una situazione perfetta per overbettare, forti del vantaggio di range e provando addirittura a far foldare eventuali J-x (scale) dei nostri avversari.

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