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il 12 Giu 2012

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WSOP 2012 – Max Pescatori e un brindisi con Phil Hellmuth

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WSOP 2012 – Max Pescatori e un brindisi con Phil Hellmuth

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LAS VEGAS – Erano in pochi, la notte scorsa, a celebrare il successo di Phil Hellmuth nell’evento 18 delle World Series of Poker, un 2.500 dollari Razz che ha regalato a PokerBrat lo storico, dodicesimo braccialetto. Pochi, ma buoni, potrebbero dire Todd Brunson, il figlio del mitico Doyle che di braccialetti in carriera ne ha vinti “solo” dieci, Mike Matusow, noto a tutti come “The Mouth” per la sua bocca a motore spessa usata in passato per discutere animatamente proprio con il “nemicamico” Phil, e il nostro Max Pescatori, di fatto l’Hellmuth italiano per via di quei due braccialetti che nessuno nel Belpaese è ancora riuscito ad eguagliargli.

Il torneo è finito molto tardi, quindi è logico che non ci fossero tanti amici ad esultare con lui al Rio – racconta il Pirata -. Io però ho fatto le ore piccole volentieri per seguirlo. Conosco bene Hellmuth, ci frequentiamo ai tavoli da almeno dieci anni e sono stato contentissimo per lui. Per lui, e anche per il mondo del poker in genere, perché questo successo è un ottimo spot per l’intero movimento”. Che, non è una sorpresa, ha sempre bisogno di consolidare la propria immagine di gioco di abilità per sfuggire al trito e ritrito immaginario collettivo che lo attacca dipingendolo come ambiente di gambler malati. “E’ anche per questo – chiosa Max – che ho voluto postare subito sul mio profilo la foto che ritrae me e Phil a brindare assieme sul palco delle Wsop. Credo che si sia trattato di un momento storico per il mondo del poker”.

Foto: Jay WhoJedi Newnum per WSOP.com

E che mai si potrà bere, in un simile momento? “Phil ha offerto champagne. Io, Todd e Mike abbiamo brindato volentieri alla sua salute. E questo nonostante a tutti sia capitato di avere degli screzi al tavolo con Hellmuth. Perfino io più volte mi sono beccato con lui”. D’altronde se non hai mai avuto da discutere con Pokerbrat al tavolo da poker al giorno d’oggi non puoi dire di contare qualcosa. Perché se è vero che “ad inizio carriera Hellmuth si comportava in un certo modo per costruirsi il personaggio – aggiunge il pro di GD – credo anche che ora Phil abbia finito per calarsi per davvero nella parte”. Questo però non toglie che ora Hellmuth sia l’unico uomo al mondo capace d’aver vinto dodici titoli alle World Series, staccando di due lunghezze inseguitori del calibro di Johnny Chan e Doyle Brunson. Chapeau.

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