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il 14 Lug 2013

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Torneo di poker cinese al Rio: il parere di Rast e Hellmuth

Torneo di poker cinese al Rio: il parere di Rast e Hellmuth

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Al Rio oggi si gioca un evento da 5.000 $ di buy-in. E non è un torneo dove si vince un braccialetto. Uno degli eventi più interessanti nel cartellone delle WSOP 2013, inserito come “extra” durante il Main Event, è proprio il 5.000 $ Open Face Chinese, il primo torneo di poker cinese mai giocato alle World Series.

La sala Brasilia non è piena come mi aspettavo: una decina di tavoli, nemmeno tutti pieni. Ai tavoli trovo però i giocatori che volevo vedere in azione nel poker cinese: Brian Rast, Bill Chen, Victor Ramdin, Jennifer Harman, e anche Phil Hellmuth che però dopo poche mani si alza, eliminato.

Nonostante l’evento sia da cinquemila dollari, l’atmosfera sembra quella di un “deepstack” da poche centinaia di dollari di buy-in. Un paio di floormen, niente orologio del torneo, un bel po’ di confusione nella struttura: pensavo meglio. I giocatori sono messi in difficoltà dalla modalità torneo, che per tutti è una novità nel poker cinese, e che crea molti problemi a chi è abituato a giocare cash: in questo gioco, poi, i dealer devono solo distribuire le carte, ma sta ai giocatori fare tutti i conti e scambiarsi le chip al termine della mano.

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Phil Hellmuth eliminato dall’evento gira per i tavoli altrui

Corro dietro a Phil Hellmuth che sta scappando dalla Brasilia e gli chiedo com’è la struttura. E’ veloce, non mi dispiace. Alla fine tutti sapevamo quello a cui andavamo incontro: un torneo da giocare un po’ a caso, e che non può sicuramente durare più di due giorni. Nessuno vuol passare tre giorni a giocare un torneo di cinese a fine WSOP!”

Dunque Poker Brat, nonostante la prematura eliminazione, ha gradito la struttura dell’evento. Ma la sua frettolosa risposta non mi ha soddisfatto, e decido di rivolgermi a Brian Rast – uno che di varianti di poker ne sa un bel po’, dato che ha vinto il 50.000 $ Poker Player’s Championship nel 2011, in heads up proprio contro Phil Hellmuth.

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Brian Rast

“Il poker cinese è un gioco molto bello e divertente” mi spiega Rast “ma oggi ci sono grossi problemi con la struttura. E’ stata fatta in modo un po’ approssimativo, vedi, hanno inserito dei livelli dove il valore del punto è una cifra strana, come 450 chip. Ho visto gente fare i conti con la calcolatrice: era meglio fare 500 e basta!”

Il torneo ha una particolarità: il livello dei punti (che in questo gioco sostituiscono i bui) non si alza dopo un periodo di tempo prefissato, ma ogni nove mani. “Questo è veramente un disastro, ora ci sono alcuni tavoli come il mio che sono al quarto livello e altri che sono già al sesto. Io sono stato cambiato di tavolo alcune volte, e mi sono trovato a giocare a 200 al punto, poi a 300 al punto, e poi di nuovo a 200. Non ha senso! Inoltre se un giocatore si iscrive in late registration e trova un tavolo dove il gioco è andato molto veloce, rischia di trovarsi con uno stack molto corto: un mio amico è appena entrato, il suo tavolo è già a 1000 al punto e lui ha 15.000 di stack iniziale!”

La modalità torneo nel poker cinese ha un futuro secondo Brian Rast? “Non lo so, quest’anno c’è la moda e potrebbe continuare anche in futuro, ma rimane un gioco che si adatta molto meglio al cash che alla modalità torneo. Guarda solo gli all-in: sono situazioni complicate, dove non si capisce bene quale avversario devi pagare se non hai abbastanza stack per coprire tutto quello che hai perso, è un casino. Ai tavoli cash invece, questo è uno dei pochi giochi dove non contano i resti sul tavolo: se hai perso 1000 dollari e ne hai solo 900 davanti, prendi altri 100 dal portafogli, e riesci a pagare tutti senza creare nessuna confusione.”

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