Wednesday, Jan. 22, 2020

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il 12 Mar 2015

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Max Pescatori e la Global Poker Master: “Un po’ rosico che non potrò rappresentare l’Italia!”

Max Pescatori e la Global Poker Master: “Un po’ rosico che non potrò rappresentare l’Italia!”

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A meno di dieci giorni dalla partenza della Global Poker Master sale l’attesa.

Così come le prime domande sul format del torneo e sulla scelta della ‘Wild Card’, sia tra gli appassionati che tra i professionisti.

Tuttavia i criteri espressi da Alex Dreyfus parlano chiaro: per ogni nazione sono stati invitati “il numero 1 del POY e i tre migliori del GPI, che considera i risultati maturati in un arco temporale di 36 mesi” mentre la scelta ‘Wild Card’ rimane appannaggio dei membri di ogni squadra.

Proprio qualche giorno fa è stata resa ufficiale la presenza di Rocco Palumbo, che quindi prenderà parte al Day1 assieme agli altri quattro.

Una scelta difficile soprattutto visto il ballottaggio con Alessio Isaia, che non ha potuto accettare la nomina per via di alcuni impegni personali.

Tra gli esclusi illustri c’è sicuramente l’ambasciatore del poker Italiano nel Mondo, ovvero Max Pescatori, che a questo giro sarà costretto ad assistere alla sfida al tavolo verde da spettatore.

 

IPC: Max, la Global Poker Master è alle porte. Che opinione hai sulla manifestazione organizzata da Alex Dreyfus?

MP: Finalmente una World Cup come si deve! Nel passato sono state fatte tante competizioni con interessi particolari o rappresentanti che partecipavano in virtù di amicizie e rapporti lavorativi. Come nel caso di PokerStars che ogni anno organizza una competizione mondiale selezionando i capitani dei paesi tra i giocatori che ha sotto contratto e arriva perfino a chiamarla ‘World Cup of Poker’. In realtà si tratta di un evento interno che da visibilità anche a giocatori qualificatisi online: bella idea ma insomma, è una semplice competizione a squadre, non un campionato del mondo. Dreyfus invece si dimostra uno che crede veramente nell’industria e sta lavorando in questa direzione da tempo. Prima ha cominciato col creare un ranking indipendente – GPI – che misura le prestazioni dei giocatori negli ultimi tre anni e recentemente ha fatto gli ‘Awards’, qualcosa che non si vedeva da tanti anni. Gli ultimi ‘Awards’ non organizzati da una società commerciale, come quelli che abbiamo fatto con Gioco Digitale ad esempio, sono stati fatti a Hollywood nel 2005. Io ero presente perché avevo fatto nono nella classifica mondiale, e ricordo una serata bellissima con relative premiazioni e voti dei giocatori in base al ranking stilato dal sito ‘CardPlayer’. Da allora l’interesse per una competizione mondiale è andato via via scemando.

IPC: Ci sono aspetti che a parer tuo andrebbero rivisti nel format del torneo?

MP: Difficile dirlo all’inizio, finché non la vedremo in atto non riusciremo a capire la bontà di questo format. Certamente ci saranno degli aspetti da migliorare nelle prossime edizioni, come ad esempio la presenza di un coach. Manca una figura che sia responsabile della squadra, come accade nella Coppa Davis. Per questo motivo, in un contesto dove non c’è un vero allenatore che possa fare delle scelte tattiche a seconda delle circostanze, diventa davvero difficile per gli stessi partecipanti essere umili e rifiutare spontaneamente di giocare mettendo da parte l’ego. In secondo luogo criticherei la scelta di far giocare il tavolo finale a un solo rappresentante. Essendo un torneo a squadre, con sei formazioni su otto qualificate alla finale, un solo giocatore non è il vero rappresentante della forza di una nazione. Quindi ci vorrebbe la possibilità tramite un coach di fare delle sostituzioni in tempi prestabiliti, magari ogni giro di bottone, oppure dopo ogni eliminazione.

IPC: La scelta della ‘Wild’ Card’ è ricaduta su Rocco Palumbo: sei d’accordo con la decisione dei quattro titolari?

MP: La scelta di Rocco Palumbo dimostra tutti i limiti relativi ai criteri di selezione adottati per la ‘Wild Card’. A mio avviso sarebbe stato giusto eleggerla in un’altra maniera, ad esempio facendo votare ai top 50 della classifica GPI un giocatore presente nella top 10, e tra quello fuori dalla top 10 l’unico a mio avviso che meriterebbe è Alessio Isaia, che fa 1/4 dei tornei di Rocco e ha praticamente gli stessi punti in classifica GPI.  Oppure Carlo Savinelli che solamente negli ultimi 5 mesi ha bissato il numero di punti raccolti da Palumbo in due anni, senza dimenticare Bonavena, un’altra presenza costante nella Top 10 GPI. 

Quando si rappresenta l’Italia bisogna avere un metodo più chiaro, perché sfortunatamente se le cose vengono messe in mano solamente ad un numero ristretto di persone, può capitare che qualcuno venga portato più per amicizia che per meriti sportivi oggettivi. Se andiamo a guardare la performance dell’anno passato, Antonio Buonanno con la vittoria all’EPT aveva tutte le carte in regola per essere la ‘Wild Card’. Ancor di più Suriano, visto l’importanza che gli Heads-UP rivestono nella competizione: sembra un’eresia andare alla World Cup senza il Campione del Mondo in carica!

Senza considerare che il quinto nella classifica GPI a fine 2014 ero io. Vi sembra che stia rosicando? In un certo senso si, ma soltanto perché non posso rappresentare i colori azzurri come ho sempre fatto nel mondo, sebbene in termini di risultati lo meritassi ampiamente. In ogni caso ‘Forza Italia’ perché alla fine si tiferà come in ogni competizione per vedere il nostro tricolore al top e magari sentire l’inno di Mameli, sperando che Rocco stavolta l’abbia imparato!

NB: Max si riferisce a questa intervista, rilasciata da Rocco Palumbo al termine dell’ Heads-Up che gli consegnò il braccialetto WSOP

httpv://www.youtube.com/watch?v=-GuRu8ABAxU

 

 

 

Foto in alto di Futura Tittaferrante

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