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il 10 Mar 2017

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‘Bakudranski’ l’analista: “Nelle reg-war bisogna sapere tutto dell’avversario, anche quando dorme e se ha un cane”

‘Bakudranski’ l’analista: “Nelle reg-war bisogna sapere tutto dell’avversario, anche quando dorme e se ha un cane”

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Dopo il leggendario ‘Killuifuplay’ il viaggio tra i fondatori di Smart Spin prosegue col suo amico fraterno ‘Bakudranski’.

L’enorme forza di volontà e la maniacale cura dei dettagli non bastano a definirlo, visto che le stesse parole potrebbero essere usate per descrivere anche altri poker players: ma il suo approccio e la sua attitudine hanno davvero pochi eguali.

Il detto “from zero to hero” (lettarlmente, “da zero a eroe”, in italiano è più o meno “dalle stalle alle stelle”) non può nemmeno essere usato, perchè Bakudranski ha iniziato con meno di zero.

Con risorse economiche sufficienti solo per andare avanti un altro paio di mesi e tre bocche da sfamare, decise di dedicare il suo tempo al poker. Anche se sembra una scelta da irresponsabili, si è rivelata essere la migliore della sua vita. Merito sicuramente anche del suo zelo da analista – che abbiamo potuto testare in prima persona nella sua bella analisi Spin&Go di qualche giorno fa.

D: Procediamo dall’inizio: un ragazzo sta per diventare padre ma lascia il lavoro e prende qualche prestito per iniziare a giocare a poker: roba da matti no? Dicci com’è andata!

bakudranski: In breve, ho preso dei prestiti. Il piano era semplice. Mi sarei mantenuto con i soldi in prestito. Depositai una piccola somma che mi permetteva di giocare ai low stakes. Avrei continuato a prendere soldi in prestito se le mie skill, il mio bankroll e i livelli a cui giocavo fossero cresciuti. L’obiettivo era quello di trovarmi nella condizione in cui sarei stato in grado di mantenermi e ripagare i debiti tramite le vincite.

D: Perchè avresti dovuto fare una cosa così rischiosa?

B: Molte persone troverebbero la mia decisione da irresponsabili. Ma se potessi tornare indietro, lo rifarei di nuovo.

Quando ho deciso di dedicare tutto me stesso al poker all’inizio del 2010 non ero soddisfatto della mia situazione economica. A quel tempo avevo familiarità col poker. Giocavo con gli amici e facevo piccoli depositi online. Amavo giocare, ma non studiavo il gioco. Ispirato da quei giocatori che avevano successo, e con la convinzione che se ti dedichi completamente a qualcosa avrai successo, decisi che lo avrei fatto: sarei diventato un giocatore di poker professionista. Il fatto che non avevo una “flessibilità economica” era il problema più grande.

Quando non abbiamo una stabilità economica, la maggior parte delle nostre energie viene assorbita dal pensare e agire per guadagnare ciò che ci serve per andare avanti. Visto che volevo concentrarmi solo sul giocare e sullo studiare, dovevo organizzarmi e procurarmi i fondi sufficienti.

D: Posso solo immaginare quanto possa essere stato stressante per te.

B: Sì, è stato un periodo estremamente stressante – ho fatto un salto nell’ignoto. Non avevo un mentore. Non conoscevo nessuno che guadagnasse regolarmente cifre importanti giocando a poker, avevo solo sentito di qualcuno che usava il poker giusto per arrotondare a fine mese. Conoscevo dei siti che tracciavano i risultati online, e quella era la mia unica fonte di conoscenza circa i guadagni dei giocatori di poker.

Sentivo che quella era l’occasione della vita. Però, avrei dovuto riorganizzare tutto. Sono stato molto fortunato perché ho avuto il supporto della mia famiglia. Stavo oltrepassando il punto di non ritorno. Se avessi fallito, l’unica opzione sarebbe stata quella di ritornare ad un lavoro “regolare”, e ci sarebbe voluto un sacco di tempo per ripagare tutti i debiti. Avrei perso almeno un paio d’anni, e la possibilità di un futuro migliore per me e la mia famiglia. Non potevo permettermi di sprecare tempo. Dovevo lavorare sulla strategia, sul mindset, e giocare. La chiave era riuscire a mantenere la mia mente in forma e sotto pressione per assorbire ciò che apprendevo. Mi ci è voluto meno di un anno. Ce la feci. Potevo guadagnare giocando a poker.

D: Sono impressionato, ma al tempo stesso un po’ terrorizzato. C’erano talmente tante cose che potevano capitarti…Non pensi di essere stato estremamente fortunato?

B: Ovviamente parecchie cose potevano andare storte, quindi sono stato un po’ fortunato. Anche io ero terrorizzato, ma poi mi sono chiesto quale sarebbe stata la cosa peggiore se io avessi fallito. La seconda domanda era: se invece avessi avuto successo, come sarebbe cambiata la vita per me e la mia famiglia?

D: Di sicuro hai le palle. Ma tu non raggiungesti gli high stakes subito. Provasti per dieci volte a giocare gli Heads UP Hyper Turbo da 100$. Dieci! Come mai incontrasti tutte queste difficoltà?

B: Penso che sia stato un mix di varianza e mie “distrazioni mentali”. Ogni volta che provavo ad affrontare i 100$, c’era qualcosa che scattava nella mia mente e non riuscivo a giocare al meglio. Quando all’inizio della mia carriera analizzavo i risultati dei giocatori dei 100$, sapevo quanto potevano guadagnare. I migliori erano in grado di guadagnare in un mese quello che io potevo guadagnare in due anni col mio primo lavoro. Quelle somme erano impensabili per me prima. Il mio sogno era quello di raggiungere quel livello e godermi la vita.

E questo era il mio più grande leak mentale. Mi ci è voluto tanto tempo per capire che invece questo era soltanto uno di tanti step e che non c’erano limiti.

D: Che c’era di sbagliato in quel pensiero? Noi parliamo spesso di porsi degli obiettivi e quello sembra essere uno davvero buono.

B: Se io limito me stesso ad un determinato livello, potrei avere problemi a raggiungerlo. Potrei esagerare la difficoltà nel raggiungerlo. Inoltre potrei avere un approccio troppo rilassato perchè il mio obiettivo è così vicino. Invece ho bisogno di pensare in grande. Se tu stai fermo, in realtà stai andando indietro. In questo modo, se anche non dovessi raggiungere il mio obiettivo, sarei sicuramente salito ad un livello più alto di dove stavo.

D: L’attitudine corretta è importante per arrivare al top, ma migliorare le proprie skill lo è altrettanto. Qual era il tuo approccio allo studio?

B: Credo di aver usato un metodo relativamente universale, adatto un po’ a tutti. Chiedevo regolarmente a me stesso che cosa avrei potuto fare meglio. Facevo analisi, tiravo conclusioni e implementavo i cambiamenti ancora e ancora. Negli ultimi anni, ho scritto diverse migliaia di pagine di note. E’ un’attività semplice, ma molto importante perchè ti costringe a ripetere.

Al giorno d’oggi, non ho bisogno di così tante note perchè sono in grado di analizzare un sacco di cose anche senza – un po’ come le persone che hanno seguito una certa alimentazione per un po’ di anni e ora non hanno bisogno di calcolare tutte le calorie ogni volta che devono prepararsi un pasto.

D: A parte i 100$, ci sono stati altri livelli così difficili da conquistare?

B: Quando decisi di fare levelup ai 200$/300$, era un momento in cui non tutti i reg si scannavano l’un l’altro fino alla morte. Solo pochi tra i migliori testavano i “novellini”. Quando arrivai ai tavoli per la prima volta, un certo “n1fan” decise di testarmi. Era un reg. Ancora oggi gioca i 1000$. La nostra battaglia durò alcuni giorni.

In quel momento ero consapevole del fatto che la più grande reg-war della mia carriera stava per iniziare. Avrei dovuto giocare le seguenti centinaia – o addirittura migliaia – di partite contro lo stesso avversario, che in teoria avrebbe dovuto essere migliore di me. Quando tu attacchi i livelli più alti, ogni reg-war può essere decisiva per la tua posizione – può consolidare la tua posizione nel livello o può decretare la tua caduta. Se fallisci, perdi tempo e soldi. Puoi immaginare la pressione che accompagnava questi tentativi.

D: Ma non posso neanche immaginare i soldi in ballo a quei livelli. Dicci, come andò quella reg-war?

B: Non iniziò bene. All’inizio lui vinse 5000$. Nelle reg-war non è solo questione di soldi. I tuoi avversari devono sentire la pressione, la tua voglia di combattere. Ho speso un sacco di tempo in analisi molto dettagliate delle sue tendenze. Era il mio punto di forza. Non ho mai giocato contro qualcuno senza che fossi preparato. Analizzavo anche i suoi orari. Sapevo quando dormiva e quando giocava. Se necessario mi informavo pure su com’era la sua fidanzata e qual era il nome del suo cane. Quando si loggava, io ero già lì ad aspettarlo – ben riposato e pronto con la mia strategia, con le conclusioni tracciate dalla sessione precedente. Per un po’ di tempo giocammo ogni giorno per alcune ore di seguito. Dovevo creare una certa immagine della sua mente, dipingere me stesso come determinato, inesorabile e sicuro di me. Quando ci stavamo avvicinando al migliaio di partite, stava perdendo circa 20.000$. Un bel giorno non si presentò alla solita ora. Cercai un po’ nella lobby e vidi che stava giocando ai 100$.

Avevo vinto. Subito dopo, l’esito della nostra reg-war iniziò a circolare rapidamente. Dopo di quella ho avuto solo qualche piccola reg-war. Paradossalmente, era stato molto più difficile per me arrivare ai 100$ che scalare i livelli successivi.

D: Una storia davvero avvincente. Sembra che ci sia stato qualcos’altro oltre alla semplice motivazione, qualcosa come la volontà di distruggere quello che si era messo di mezzo tra te e i livelli più alti. Facciamo qualche balzo in avanti, puoi dirci come sei diventato uno dei fondatori del “cartello dei 300$”?

B: A quel tempo, i 200$ e 300$ venivano considerati come un unico livello. C’era un tempo in cui un sacco di giocatori dagli stake più bassi iniziavano ad aprire le nostre partite. Dovevamo aspettare troppo tempo per giocare contro gli occasionali. Così, alcune persone che non appartenevano a nessun gruppo, testavano i nuovi arrivati. Io ero una di quelle persone. L’obiettivo era di scoraggiare i nuovi giocatori ad aprire le partite di quei livelli. Purtroppo però, non tanti si dedicavano a quel compito. Mentre noi combattevamo coi nuovi arrivati, gli altri reg si pappavano i giocatori occasionali, di fatto freerollando. Per noi non era profittevole. Se non facevamo subito qualcosa, nel giro di sei mesi tutti i reg avrebbero dovuto aspettare un’ora affinchè partisse un tavolo. Prima invece, si riuscivano a fare anche 30 game all’ora.

Iniziai a collaborare con qualche “fighter” come me, ma come convincere gli altri regular a iniziare a giocare contro i nuovi arrivati e far sì che aprissero i tavoli solo con le skill sufficienti? Eravamo un piccolo gruppo che provava a indirizzare ogni singolo reg, mostrando loro sia le conseguenze del loro essere passivi che la soluzione del problema. Uno ad uno. Se qualcuno non si univa a noi, allora era contro di noi. Molto presto il nostro gruppo si espanse fino a 50 persone. A quei tempi c’erano più di 100 persone che aprivano i tavoli di quel livello. Stabilimmo un programma per coprire tutti i tavoli.

D: Cosa successe quindi?

B: Fu un periodo fantastico. Io sedevo all’orario stabilito ai tavoli, facendo ciò che era necessario come membro del mio team. Mi sentivo davvero motivato quando vedevo che anche gli altri facevano del loro meglio. Non sentivo la stanchezza. Giocavo contro persone che non appartenevano al nostro gruppo, eliminandoli dai tavoli uno ad uno. Il piano iniziava a funzionare. Dopo qualche settimana avevamo raggiunto il nostro scopo. La gente che non aveva l’autostima e le skill necessarie fu retrocessa a livelli più bassi.

Durante tutto questo, non tutti i 50 partecipanti del nostro gruppo fecero il loro dovere. Quindi, prendemmo i dovuti provvedimenti. Subito dopo il nostro gruppo si snellì fino a circa 30 persone.

D: Tanti giocatori non polacchi probabilmente non sanno della tua lunga e duratura collaborazione con ‘killuifuplay’. Come è iniziata?

B: Questo giovane giocatore era già diventato famoso in tutto il paese. Killu giocava esattamente lo stesso mio format ed era considerato il migliore. Io leggevo il suo blog e il suo stile mi affascinava davvero. Ho seguito le sue orme e ho aperto un blog sullo stesso sito. Killu spesso postava le sue mani e io le commentavo con entusiasmo. Un giorno annunciò che avrebbe iniziato una collaborazione con altri players. Subito mandai il mio curriculum. Poi parlammo su internet. Killu voleva incontrarmi di persona prima di decidere di prendermi sotto la sua ala. Mi feci 11 ore di treno per incontrarlo e convincerlo che valevo il suo tempo. Era il pezzo mancante. Avevo bisogno di un mentore – qualcuno che aveva già raggiunto il punto che volevo raggiungere io.

Ce la feci. Fu la svolta della mia carriera. Passammo un sacco di tempo insieme, battendo record su record. Durante la nostra collaborazione, progredii dai low agli high stakes, mentre Killu dagli high stakes ai “nosebleeds”. Era meraviglioso essere il partner di colui che stava diventando la leggenda mondiale degli Heads Up.

D: Eravate una coppia davvero potente, come lavoravate sul vostro gioco? Ho sentito delle storie su calcoli dell’equity alla vecchia maniera, con calcolatrice e notepad.

B: Ahahah! Le analisi fatte con calcolatrice, blocco notes e Equilab erano i simboli del nostro accurato lavoro. Allora non avevamo nessun software che ci facilitasse in queste analisi, quindi passavamo un sacco di tempo su calcoli meticolosi usando questi semplici strumenti. Ognuno di noi aveva una lunghissima lista di note su Equilab tale che potevi addormentarti anche solo per scorrerla tutta. Ci incontravamo quasi tutte le mattine, giusto per dare un’occhiata alle mani del giorno precedente. Dopo un po’ di tempo, le analisi diventavano via via più complesse. Niente poteva fermarci. Sono davvero felice di averlo incontrato, ha avuto un’influenza positiva non solo sulla mia carriera pokeristica ma su di me in generale.

[fine prima parte]

 

 

 

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