Chris Moneymaker: “Bolla del Main Event? Solo dolore, niente poesia”

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Vent’anni dopo aver acceso la miccia del Poker Boom, Chris Moneymaker è tornato al centro dell’attenzione al Main Event WSOP di quest’anno, nel modo forse per lui più paradossale possibile: uscendo in piena bolla.

In una intervista a PokerStrategy il campione del 2003 ha commentato l’eliminazione e i grandi temi caldi dell’estate del poker — dalla trasmissione gratuita su YouTube al nuovo sistema di voto per la Hall of Fame, passando per lo shot clock introdotto dalla organizzazione World Series Of Poker al Day 7 del Main Event.

La bolla del Main Event: “Nessuna poesia, solo dolore”

Il parallelo era troppo suggestivo per non essere notato: l’uomo che nel 2003 ha trasformato il poker in un fenomeno di massa, quest’anno è uscito giusto a un passo dai premi nel torneo che lo ha reso leggenda.

Moneymaker ha però smontato subito ogni tentativo romantico di narrazione, spiegando che ogni eliminazione dal Main Event fa male allo stesso modo, a prescindere da quando arriva.

“Non ci ho trovato niente di poetico. È stata semplicemente un’esperienza dolorosa. Quando esci dal Main Event fa sempre male. Uscire in bolla non lo rende né più né meno doloroso, onestamente. Io sono lì per vincere il torneo, o per fare almeno deep run. Ogni volta che una delle due cose non succede, resto deluso”.

Content creator invece del semplice patch: la nuova era delle sponsorizzazioni

Da ambasciatore di lungo corso del poker sponsorizzato, Moneymaker ha ripercorso l’evoluzione del suo ruolo: un tempo bastava indossare una patch a un tavolo finale per intascare un assegno, oggi le cose sono molto cambiate visto che i brand pretendono contenuti, streaming e presenza costante sui social.

“È strano pensare che una volta pagavano la gente solo per indossare una patch. Prendevi tra i 10.000 e i 40.000 dollari per un tavolo finale. Adesso devi davvero lavorare, mettere tempo, fare un sacco di cose. Per me gran parte del lavoro erano le interviste. Oggi ci sono meno occasioni di quel tipo, è tutto slittato verso il ruolo di creatore di contenuti tra streaming e YouTube. Il mondo cambia e devi cambiare con lui: non mi dispiace, anzi è stimolante imparare cose nuove”.

Shot clock nel Day 7: “Decisione presa troppo tardi, è stato un errore”

Tra i temi più divisivi dell’estate c’è sicuramente l’introduzione dello shot clock senza preannunci, direttamente durante il Day 7 del Main Event.

Moneymaker non gira intorno alle parole: cambiare le regole a torneo in corso altera gli equilibri, soprattutto per chi non aveva mai giocato con un tempo limitatissimo a disposizione.

“La decisione va presa prima che il torneo cominci. Non puoi inserire qualcosa di nuovo a metà percorso e cambiare le dinamiche. Il problema è che metti davvero in difficoltà chi non ha mai giocato con lo shot clock: quando il dealer inizia il conto alla rovescia aggiunge stress e ti spinge a decidere più in fretta. Qualcosa andava cambiato, lo si era capito già l’anno scorso con William Kassouf, ma non credo che lo shot clock fosse la risposta giusta quest’anno: lo avrei introdotto dalla prossima edizione – ha spiegato Moneymaker, sottolineando come una misura di questo tipo avvantaggi soprattutto i giocatori abituati al multitabling online e i professionisti già rodati su questo tipo di format.

Hall of Fame, GTO e il futuro: cosa aspettarsi da qui in avanti

Moneymaker ha commentato anche il nuovo sistema di votazione della Poker Hall of Fame, che consente l’ingresso di più candidati ogni anno, definendolo un netto miglioramento rispetto al vecchio meccanismo a slot singolo.

Tra i nomi per cui Chris si è espresso ci sono quelli di Isai Scheinberg e Shaun Deeb.

“Il vecchio sistema, con un solo ingresso all’anno, era quasi ridicolo: troppi giocatori meritevoli che non avrebbero mai avuto l’occasione di entrare. Penso che un buon numero sia tra due e quattro l’anno, non di più, ma uno solo era davvero troppo poco”, ha detto Moneymaker,