Friday, Nov. 22, 2019

Storie

Scritto da:

|

il 25 Giu 2014

|

 

Doyle Brunson: “Invidiate la mia vita? Non sapete di che parlate!”

Doyle Brunson: “Invidiate la mia vita? Non sapete di che parlate!”

Area

Vuoi approfondire?

Se un uomo che ha lavorato “solo un paio di settimane in 81 anni di vita”, vi venisse a raccontare che la sua esistenza non è da invidiare per nessuna ragione al mondo, sarebbe dura non ridergli in faccia.

Certo, magari non sghignazzereste comunque per rispetto della sua età, però dentro di voi lo pensereste, che vorreste avere una vita come la sua.

Specie se l’ottantunenne in questione si chiama Doyle Brunson ed è l’icona del poker mondiale, con tanto di dieci braccialetti Wsop in bacheca.

Eppure, a ben guardare il viso grinzoso e gli occhi profondi di “Texas Dolly” mentre risponde, lapidario, alle tre domande concesse a Italiapokerclub durante una pausa del 50.000$ Poker Players Championship, vien da credere che sia sincero.

La gruccia che ormai stabilmente lo accompagna a bordo tavolo è appoggiata su una sedia a fianco a lui, a ricordargli di quell’infortunio di gioventù che gli impedì di giocare con la maglia dei Minneapolis Lakers in quella che di lì a qualche anno sarebbe diventata la NBA. Una delusione che a Brunson è sempre rimasta nel cuore.

E a cui solo in parte Doyle ha messo una pezza diventando una leggenda vivente del poker mondiale.

“Dici – sussurra – che tutti qui al Rio mi adorano per quello che ho fatto e per la vita che ho vissuto? Guarda, credo semplicemente che non sappiano di cosa parlano. E’ una vita dura, quella del gambler professionista. E’ complicato. Tutti pensano che sia glamour e affascinante, fare il giocatore di professione. Ma garantisco, non lo è e non lo è stato affatto”.

Gli anni passati a giocare a poker nel Texas, tra gente che non pagava i debiti di gioco, minacce, rapine, e chi più ne ha più ne metta, probabilmente sono ancora nei suoi occhi, anche se ormai sono lontani nel tempo.

“Andare broke o rischiare la vita come mi è successo di fare – aggiunge – è solo un aspetto tra i tanti che rendono questo lavoro difficile”.

I giocatori rimasti nel Players Championship si riavvicinano ai tavoli. Doyle, già seduto davanti al suo stack, curvo sotto il peso dei ricordi più che delle fatiche della giornata, fa cenno di stringere che poi c’è da giocare.

Di fronte a lui arriva Todd Brunson, il figlio che da poco è stato spostato al suo tavolo (foto in alto).

“Ho già giocato al tavolo con Todd, certo, ma in altre tipologie di situazioni. In linea di massima non mi piace giocare con lui. E’ successo questa volta. C’era una regola in passato che prevedeva che due familiari non potessero trovarsi al tavolo assieme a meno che non si fosse il tavolo finale. Ma evidentemente è stata cambiata. Quindi lo accettiamo. E giocheremo”.

Doyle cala l’ampia tesa del suo cappello da cowboy sugli occhi, rispondendo con un cenno educato al ringraziamento. L’intervista è finita. La leggenda di Brunson, quella ancora no. E chissenefrega dell’eliminazione dall’evento 46 di queste World Series, arrivata di lì a poco per mano di Brock Parker. Un posto al tavolo, per Dolly, ci sarà sempre.

Foto di Futura Tittaferrante

Articoli correlati

Lascia un commento

ItaliaPokerClub non è un operatore di gioco a distanza, ma un portale informativo dedicato ai giochi. Tutte le poker room partner del nostro portale hanno regolare licenza AAMS. Il gioco è riservato ai soggetti maggiorenni e può causare dipendenza e ludopatia.
Consigliamo, prima di giocare, di consultare le probabilità di vincita dei singoli giochi presenti sui siti dei concessionari