Wednesday, Apr. 21, 2021

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il 12 Feb 2021

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La bad beat che ha prosciugato Jungleman

La bad beat che ha prosciugato Jungleman

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Chi crede che la vita del professionista di poker sia solo lusso sfrenato e rose e fiori farebbe meglio a ricredersi.

In un lavoro così soggetto a varianza, che la sorte prima o poi arrivi a fare da croce mettendoti lo zampino tra le gambe è cosa certa: l’unica incognita è relativa al quando.

A Daniel ‘jungleman’ Cates il colpo gobbo della sorte è arrivato con un tempismo che per lui peggiore non poteva essere.

Lo ha raccontato lo stesso specialista High Stakes al portale brasiliano SuperPoker.

 

Quelle partite private in cui succede di tutto

La fortuna ha infatti girato le spalle a Cates in una partita privata a Macao. Sappiamo che nella Las Vegas d’Oriente si tengono partite ‘nosebleed’ che vedono accorrere i professionisti delle due carte da ogni angolo del mondo per sfidare i gambler locali.

In passato lo stesso Cates aveva raccontato di una mano da 20 milioni di dollari persa da Tom Dwan durante una di queste partite private di cui solitamente trapela davvero poco.

Noi sappiamo che in passato anche Dario Sammartino prese parte a una di queste partite, in società con Mustapha Kanit, da cui uscì con le ossa rotte. A quel tavolo c’era anche un certo Phil Ivey…

 

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La bad beat

E veniamo al racconto della bad-beat che ha prosciugato Jungleman direttamente con le sue stesse parole.

“Il piatto più grande che abbia mai giocato era un in una partita privata. Giocavamo a Short Deck e finii all-in preflop per 10 milioni. Io avevo KK, l’altro giocatore aveva AK. Al flop arrivarono A-K-6. Al turn invece un 7. Credevo di essere sicuro della vittoria della mano ma non avevo capito bene cosa stava succedendo. Al river arrivò un asso”.

Se avete seguito con attenzione l’evoluzione del board avete già capito che al river arrivò uno dei due assi del mazzo che poteva dare all’avversario di Daniel Cates l’overfull.

Come possiamo vedere con il nostro calcolatore di odds, se la mano si fosse verificata a Texas Hold’Em, al turn l’avversario avrebbe avuto il 4,5% di possibilità di trovare uno dei suoi due outs.

A Short Deck, visto il mazzo con un numero inferiore di carte, l’avversario aveva più possibilità di trovare uno dei suoi due outs rispetto al Texas Holdem.

Ovviamente le percentuali sarebbero da considerare nel momento in cui i due giocatori hanno girato le rispettive carte, ma la sostanza non cambia più di tanto: considerando l’importo in mezzo al tavolo, la bad beat presa da ‘Jungleman’ resta epocale!

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