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il 14 Giu 2017

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Carte segnate al Rio? La risposta delle WSOP

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Carte segnate al Rio? La risposta delle WSOP

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La settimana scorsa, in occasione del ricchissimo torneo One Drop da ben 111.111$ di iscrizione che ha visto il nostro Dario Sammartino classificarsi al terzo posto, erano nate alcune controversie, proprio dall’account Twitter di quello che sarebbe poi stato il vincitore, Doug Polk.

L’americano, mentre ancora il tavolo finale era in corso, aveva richiamato l’attenzione su alcuni segni bianchi sul retro delle carte, facendo fermare il torneo.

Il fatto che le carte fossero segnate è stato confermato anche da Haralobos “Bob” Voulgaris che era presente allo stesso tavolo finale, che però sottolineava come questi segni potessero essere accidentali e non appositamente messi da qualcuno per tentare di imbrogliare.

La risposta ufficiale delle WSOP, nella persona di Seth Palansky, il vicepresidente del reparto comunicazione di Caesars Entertainment, è arrivata alcuni giorni dopo la conclusione del tavolo finale. Al portale americano Cardschat, Palansky ha rilasciato questa dichiarazione:

[le illazioni] sono infondate. Le carte avevano alcuni graffi causati da una scorretta calibrazione del mescolatore automatico. Questo era regolato in base alle normali carte da gioco, ma per il feature table stavamo usando speciali carte RFID [ovvero dotate di chip per il tavolo televisivo]. I segni su ogni carta erano molto simili perché la calibrazione errata causava graffi nelle stesse posizioni dopo ogni mescolata.”

L’ipotesi che Voulgaris aveva avanzato, già pochi minuti dopo il primo tweet di Polk, si rivela quindi confermata anche da questo comunicato: è colpa del mescolatore automatico e delle carte troppo spesse.

Conclude Palansky: “Appena il problema è stato portato alla nostra attenzione, il torneo è stato messo in pausa. Dopo aver analizzato la situazione abbiamo sostituito sia le carte, sia il mescolatore, e il problema è cessato.”

Vista la conclusione “a tarallucci e vino” potrebbe sembrare una polemica sterile e inutile, sollevata da Polk soltanto per il suo vizio di parlare a volte un po’ troppo e poi immediatamente sotterrata dopo la sua vincita. Ma i problemi delle carte alle WSOP non sono una novità, e c’è anche chi potrebbe trarre vantaggio da un problema tecnico avvenuto senza originale malizia.

Mai dimenticare che Phil Ivey alcuni anni fa ha vinto circa otto milioni di sterline sfruttando un’asimmetria nel dorso delle carte. Non era stato certo lui a segnarle originariamente, era un difetto di stampa, ma una volta accortosi del problema lo ha sfruttato a proprio vantaggio economico, in quel caso in maniera molto forzosa e poco legittima.

Insomma, queste situazioni vanno evitate a qualsiasi costo: è già successo in passato che alle WSOP siano stati tirati fuori dai cassetti i mazzi dell’anno precedente, o che sia stata chiesta una ristampa “al volo” dei mazzi alla casa produttrice a World Series già iniziate.

Ai tweet originali di Polk e Voulgaris erano poi seguiti altri commenti di player non coinvolti nel torneo One Drop, ma impegnati in altri eventi WSOP al Rio, che si lamentavano della qualità costruttiva delle carte, anche di quelle normali e non dotate di chip RFID. La risposta di Palansky non prende in considerazione queste altre lamentele, che sembrano per il momento aver perso inerzia.

Non resta che augurarsi che, per l’integrità del gioco in un evento così importante come le WSOP, non nascano ulteriori polemiche.

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