La varianza è una parte inevitabile del poker. Gestire i downswing, il tilt e la pressione del bankroll è importante tanto quanto prendere le decisioni corrette ai tavoli.
Anche i migliori pokeristi non sono immuni dagli alti e bassi della Sorte. Oggi spiegano come affrontano i downswing due professionisti di assoluto livello: Chris Moneymaker e Chris Moorman.
Chris Moneymaker
Moneymaker parte dalle aspettative, che devono aderire alla realtà. Capire cosa sia il poker e il suo funzionamento, secondo lo statunitense, è di enorme aiuto per evitare di deprimersi troppo nei periodi di downswing, e di esaltarsi troppo in quelli di upswing.
“Realizzare che l’85% delle volte, quando giochi un torneo di poker, busterai senza andare a premio, ti darà una mano. Non è una percentuale sparata a caso. Se prendi la percentuale standard con cui un pro di alto livello va a premio, è il 15%. Capire che giocando i tornei casherai il 15% delle volte ti renderà più libera la mente. Interiorizzate che nei tornei fallirai l’85% delle volte ti dovrebbe rendere le cose più facili quando busti”.
Moneymaker elenca poi cosa fa materialmente durante i periodi di downswing.
“Per iniziare, prendo delle pause dal gioco. Poi scendo di buy-in. Tante persone salgono di livello, io invece vado dalla parte opposta. In basso. Infine, cerco qualche collega che rispetto e gli faccio analizzare le mie mani per vedere se c’è qualcosa che sto missando. Sto giocando troppe mani dalla posizione sbagliata? O sto chiamando troppe tribet fuori posizione? Cosa sto sbagliando? Se il mio gioco è ok, allora non ho niente di cui preoccuparmi. E’ solamente varianza, e qui è fondamentale conoscere i numeri che ho elencato prima”.
Chris Moorman
Chris Moorman fa invece un esempio personale dalle WSOP 2026. Nei primi 60 ‘bullet’ sparati, l’inglese ha raggiunto solamente un cash minimo da 623$, giocando anche tornei impegnativi per il bankroll come il $25k 6-Max e rientrando a eventi da $10k.
“Quando succede qualcosa così, è importante attingere a tutta la tua esperienza pregressa per cercare di rimanere il più positivo e lucido possibile. Nel momento in cui la situazione inizia a influenzare negativamente il tuo gioco, allora sì che sei nei guai”.
Dopo aver consultato il suo mental coach almeno una volta a settimana, Moorman ha deciso di togliere dal suo schedule delle World Series Of Poker alcuni tornei particolarmente duri, o in cui non era sicuro di avere un grande edge.
“Ho continuato a giocare la maggior parte degli eventi che avevo in programma, ma così facendo mi sono ritrovato ad avere un atteggiamento molto positivo confidando che ogni ingresso agli eventi cui mi stavo registrando fosse molto +EV. Ho sentito come questo piccolo aggiustamento mi abbia aiutato a restare al top delle mie emozioni e a giocare il mio miglior poker o quasi fino alla fine delle Series. Sono stato fortunato che le carte hanno iniziato a girare in mio favore e ho raggiunto cinque in the money, tra cui anche un final table WSOP a sei cifre”.
L’ironia della sorte è che la maggior parte di questi in the money di Moorman sono arrivati negli eventi che reputava più difficili da affrontare.







