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il 5 Feb 2014

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Giuliano Bendinelli: “Ho rinunciato a tante cose per il poker, ci tengo a essere tra i migliori”

Giuliano Bendinelli: “Ho rinunciato a tante cose per il poker, ci tengo a essere tra i migliori”

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Giuliano Bendinelli è uno dei giocatori italiani che più sta facendo parlare di sé negli ultimi tempi. Appartiene a quella che consideriamo “la nuova generazione di grinder” e in questo momento è uno di quelli col futuro più roseo davanti, non solo per la sua progressione ma anche perché ha deciso che il suo campo di battaglia sarà il .com, a cercare di migliorare confrontandosi con i più forti al mondo.

Pochi giorni fa, al termine della sua partecipazione all’EPT Deauville, il professionista del team Poker Club ha scritto un messaggio sulla bacheca Facebook che ha creato subito un ampio dibattito:

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La dichiarazione ha attirato le bonarie prese in giro degli amici di Giuliano, qualche sostenitore e qualche scettico. In noi ha sollevato la curiosità di sapere da dove il giocatore traesse la consapevolezza di essere tra i più forti a livello mondiale, e abbiamo quindi deciso di contattarlo.

IPC: Ciao Giuliano, spiegaci un po’ meglio questa cosa che hai scritto… Non pensi sia un po’ azzardato auto-inserirsi tra i migliori giocatori al mondo? Da dove arriva questa consapevolezza?

Giuliano Bendinelli: La prima cosa che devo dire è che io odio l’ipocrisia e la falsa modestia, quindi se veramente lo penso perché non dovrei dirlo? E’ vero che ci sono persone a cui non piacciono dichiarazioni di questo tipo, o che sono in disaccordo con quello che ho detto, ma allo stesso tempo ho ricevuto parecchi riscontri positivi e autorevoli su questa mia affermazione.

IPC: Riscontri di che tipo, e da parte di chi?

GB: Negli ultimi tempi vedo che alcuni dei migliori giocatori, non solo italiani ma anche stranieri, hanno iniziato a trattarmi alla pari. Non solo perché me lo dicono in conversazioni private, ma anche perché nei tornei ci scambiamo quote alla pari, senza alcuna maggiorazione. Quindi… Ma indipendentemente da quello che possano pensare gli altri, i risultati parlano per me. E’ vero, mi manca ancora il colpo grosso, ma i risultati arrivano e da un po’ di tempo sto giocando veramente bene.

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IPC: Quando hai saputo di essere arrivato fra i più grandi?

GB: Dipende, è un discorso diverso tra live e online. Online in Italia ho avuto un ROI di circa il 100% vincendo tutti i grandi tornei del .it almeno una volta, ed è per questo che ho deciso di andare a vivere in Inghilterra e giocare sul .com. Qua abito da solo quattro mesi e ho avuto parecchi impegni che mi hanno impedito di massare, quindi è ancora presto per vedere i risultati. Per quanto riguarda il live diciamo che ho iniziato a percepire questo miglioramento circa un anno e mezzo fa. Io ho l’abitudine di segnarmi le mani più difficili della giornata, quelle che non sono sicuro di aver giocato bene. Da un po’ di tempo a questa parte, quando me le riguardo con calma, vedo che le avrei giocate allo stesso modo, quindi penso davvero di aver raggiunto il mio A-game.

IPC: Questo tuo A-game dove ti colloca? Insieme a che giocatori?

GB: Penso che in Italia mi posso confrontare con quelli che hanno dimostrato di essere forti non solo nello stivale ma anche all’estero, quindi Dario Sammartino, Mustapha Kanit, Rocco Palumbo… Di Sammartino è inutile parlare, ogni volta che prende le carte in mano si vede che è fra i migliori al mondo. Rocco e “Mustacchione” sono gli unici con cui mi posso davvero comparare, anche perché siamo quelli che giochiamo online al più alto livello, non si può comparare un giocatore vincente nel .it con uno del .com. Non lo dico per sminuire chi gioca nel .it, ovviamente, ma la differenza è fra il confrontarsi in un field medio e ristretto e il farlo in uno mondiale.

IPC: Sicuramente i tuoi obiettivi saranno molto ambiziosi: facci un elenco…

GB: Ovviamente sì, ma io ragiono in termini sportivi, di risultati, più che economici. A poker non gioco più (solo) per i soldi ma per la gloria. Se avessi voluto semplicemente guadagnare soldi avrei potuto intraprendere una carriera legata ad alcune attività familiari che mi avrebbe fruttato molto in questo senso: se ho deciso di diventare professionista è perché amo il poker. Ai tempi ho dovuto fare una scelta molto importante, che mi è costata quasi una litigata in famiglia… E io ho scelto il poker, volevo giocare a qualsiasi costo, anche se questa mia scelta non veniva capita da chi aveva già pensato ad altri piani per me. Quindi ora che ho costruito un bankroll che mi permette di giocare tranquillo senza pensare troppo ai soldi, il mio obiettivo è continuare a lavorare fino a diventare il migliore.

 

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