Saturday, Jul. 20, 2019

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il 5 Giu 2019

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Perchè Gabriele Rossi deve ringraziare Andrea Shehadeh per l’888Live Barcellona?

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Perchè Gabriele Rossi deve ringraziare Andrea Shehadeh per l’888Live Barcellona?

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Chiamatelo istinto, fortuna, caso.

Ci sono delle volte in cui le occasioni ci capitano tra le mani senza nulla di premeditato, succede un po’ a tutti in fondo, non solo a chi gioca a poker.

Non tutti però riescono a trarre il massimo dalle circostanze favorevoli, da quel soffio di vento che accompagna i momenti più felici della nostra esistenza.

I pokeristi lo sanno bene, perché non importa quanto si impegnino per migliorare il proprio gioco se poi non sanno farsi trovare pronti al momento opportuno.

Qualche giorno fa la chiamata del fato ha raggiunto Gabriele Rossi. Che poi a chiamarlo, più che la Dea bendata, sia stato Andrea Shehadeh per proporgli all’ultimo di prendere un volo per Barcellona poco importa.

La vita ha i suoi modi, i suoi tramiti…E quale miglior esponente se non proprio il vincitore dell’edizione 2017, nonché finalista l’anno successivo:

Una cosa nata totalmente all’ultimo” – racconta Gabriele – “Giovedì Andrea, dal nulla, m’ha chiesto se volevo partire per Barcellona a fare il 1.100€. Io ci ho pensato un attimo ma alla fine abbiamo preso il volo e siamo partiti.”

Da qui in poi comincia la sua avventura in terra catalana, diventata terra di conquista azzurra da qualche anno a questa parte:

Il Day1 non è partito benissimo, nel senso che avevo dimezzato lo stack… Anzi, ad esser sincero a un certo punto avevo praticamente 1/3 stack, fatto sta che ho cominciato ad ammonticchiare. Qualche pot uncontested e via dicendo, insomma sono arrivato al Day2 con 120K. Me la potevo giocare. Il Day2 è decollato più o meno dopo due ore. Avevo già raddoppiato a inizio giornata, poi ho cominciato ad avere un tavolo un po’ più morbido, con uno stack con cui potevo raise-foldare. In generale avevo più spazio di manovra”.

“Sono arrivato al Day3 terzo in chip e avevo un po’ la solita tensione addosso prima dei Day3. Ormai ho fatto diverse deep run a tornei grossi con oltre 100K al primo, senza contare l’ombra di quel 16° posto all’IPO… Penso però di aver imparato dai miei errori e dalle perdite di concentrazione e stavolta sentivo di poter arrivare in fondo già a inizio Day3.”

Le sensazioni possono trarre in inganno anche chi gioca a poker per professione, ma non è questo il suo caso:

La svolta è arrivata a inizio Day3, quando apro A-5s a 55K e ricevo una 3-bet a 155K da un giocatore che chiamavamo simpaticamente ‘Babbo Natale’. Lì planno già di foldare, perché era un player che flattava tutto e non 3 -bettava mai, quindi sicuramente non stava 3-bettando a caso. Inoltre non avevo nemmeno troppo margine postflop contro di lui perché non foldava nulla quindi avrei sicuramente foldato, salvo trovare il cold call del BB. A quel punto ho troppe odds per foldare, devo mettere 100K con circa 1.3M dietro, anche se ho una mano che per vincerla deve cascare il flop della vita… E appunto casca ‘sto 4-3-2 rainbow, BB decide di donkshovare e io mi riguardo le carte quasi incredulo ma sì, avevo davvero A-5 a Picche. All-in!

Oppo gira 10-10 mentre il 3-bettor folda e faccio double-up!  Da lì in poi sono riuscito a mettere un po’ di pressione e 12 left ho fatto, penso, un ottimo bluff sempre contro questo signore che francamente si è un po’ outplayato da solo. Qualche mano dopo ha deciso di consegnarsi definitivamente in uno spot in cui mi son ‘messo in porta’ con l’Asso, ho check callato flop, check callato l’all-in al turn con lui che si lanciava con K-Q già drawing dead.

Si dice che la sorte aiuti gli audaci e stavolta Gabriele, nel momento più importante, è riuscito a dare il meglio di sé:

“Al final table è andato veramente tutto liscio e già da quando eravamo 6-left ero troppo, troppo sicuro di poter vincere perché si era creata la situazione perfetta: avevo sempre 2-3 volte lo stack del secondo, le posizioni erano quelle giuste e la convinzione di poter arrivare cresceva a dismisura. Ero molto confindent al tavolo sia quando ce l’avevo che quando non ce l’avevo. Ecco, penso di essere migliorato molto sotto questo punto di vista: non sono facile da leggere, a livello di tell intendo.”

La ciliegina sulla torta arriva nel mega-bluff in 3-way con il connazionale Schiano che passa overpair:

“Penso di essere quello che ha piu 3 nel range, non mi aspettavo sinceramente che si creasse un 3-way pot e quando ho ricevuto il call di Schiano ho pensato che quello spot lo avrei potuto vincere al turn. Ci ho provato ed è andata bene! Nella fase 3-handed ho aggredito parecchio perché gli altri giocavano praticamente per il 2° posto, mentre io avevo 5 volte i loro stack. Aprivo tutte le mani e per fortuna ho preso il primo shove proprio quando ero vero: A-Q a quadri contro A-7…”

E’ il preludio per la vittoria finale, che non tarda ad arrivare:

All’heads-up sono stato abbastanza card dead oltre a non aver hittato nulla nelle prime dieci mani. L’avversario mi ha recuperato un milione, un milione e mezzo, anche perché mi sono inventato un check raise con 8 e 5 un po’ a caso. Ma avevo i nervi ancora molto saldi, sapevo che l’oppo, pur essendo uno simpatico, di compagnia, non esprimeva un buon poker, quindi ero tranquillo. E infatti al primo board che ho hittato si è consegnato e ho vinto! Ora si preparano le cose burocratiche per Las Vegas, per il resto festeggiamenti a non finire con amici, fidanzata, famiglia. Sono stato sveglio due giorni di fila… Ma ci si gode il trofeo!

Per Gabriele, tra l’altro, la vittoria ha avuto un sapore tutto speciale proprio grazie alla presenza degli amici:

“Sono felicissimo del fatto che quando ho vinto, oltre ad Andrea che è un amico con cui mi frequento molto ultimamente, c’era anche Luca Stevanato. Mi ha seguito ed è stato un amico fidato, così come sento di ringraziare gli altri: Italo Modena, Raffaele Tagliaferri e Domenico Cappiello”

 

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