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il 29 Giu 2013

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Luca Moschitta: “In Italia manca il ricambio generazionale”

Luca Moschitta: “In Italia manca il ricambio generazionale”

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Luca Moschitta è arrivato da poco a Las Vegas per giocare otto eventi delle WSOP, come aveva annunciato nel suo blog. Tre di quei tornei ormai sono già andati e solo in uno di loro ha potuto fare il Day2, seppure short. Luca comunque non demorde, come ci ha spiegato in un intervista esclusiva a ItaliaPokerClub. Abbiamo parlato di tante cose: non solo delle WSOP, argomento di obbligo in questi giorni, ma anche del livello del poker italiano e del suo futuro tanto nel live come nel online.

Ciao Luca, abbiamo visto che i primi tre eventi che hai giocato alle WSOP non sono andati molto bene. Sappiamo comunque che il tuo calendario prevede ancora altri cinque tornei, Main Event compreso: ti sei prefissato degli obiettivi per le WSOP di quest’anno?

No, penso che un approccio che si basa sui risultati sia negativo per qualsiasi giocatori, è sicuramente sbagliato. Uno deve concentrarsi più sul giocare correttamente che sui risultati. Io finora non sono stato molto fortunato in queste WSOP ma sono comunque molto contento con il mio gioco, penso di aver giocato molto bene, anche nelle partite cash che ho fatto in questi giorni. Per esempio al Day2 dell’evento 44 ho trovato un tavolo molto difficile, penso di essermi diffeso bene ma poi non sono stato fortunato nei colpi decisivi.

Che ne pensi del bilancio azzurro a queste WSOP? Chi ti ha stupito particolarmente? Oltre ai grandi conosciuti dal pubblico, c’è qualche giocatore italiano che possa fare il salto di qualità a livello internazionale nei prossimi anni?

Ci sono stati parecchi piazzamenti a premio ma penso che nell’insieme, inclusi soldi spessi per i viaggio e il soggiorno, le WSOP non penso siano finora +ev per gli italiani. Probabilmente quello che ho apprezzato di più è Dario Sammartino, che penso possa essere uno dei giocatori italiani che possa fare meglio in assoluto qui alle WSOP. Il livello  rimane comunque non dei migliori, basta vedere che non ci sono italiani nel One Drop, non ci sono praticamente italiani rollati per giocare un evento del genere.

Luca si ferma un attimo pensando ai giocatori italiani del momento…

Per quanto riguarda i giocatori italiani penso che siamo un po’ in un momento di stallo, quelli che sono forti ora lo erano anche quattro o cinque anni fa, probabilmente in Italia manca un ricambio generazionale. Uno dei pochi che è si è fatto valere negli ultimi tempi e che penso possa diventare un grande giocatore è Giuliano Bendinelli, che è da poco nel team pro online di Poker Club, mi sembra uno dei giocatori giovani più preparati in Italia.

Domanda di obbligo quando si viene alle WSOP: che giocatore ti fa più paura al tavolo?

In realtà mi fanno più paura quelli che non conosco, perché sì, ci sono giocatori casual, ma c’è anche un profilo molto concreto di giocatori che di solito sono molto forti: il solito ragazzo americano fra i 25 e i 30 anni che ha una lunga esperienza nel cash online.

Moschitta

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Quelli che ti seguiamo da più tempo sappiamo che tu sei nato praticamente come giocatore online di heads-up, quando hai dato il salto alle al live? Come l’hai affrontato? 

Sì, in realtà non penso si possa parlare di “salto”, è stato una cosa graduale… La mia prima esperienza live è stato l’European Poker Tour di Sanremo del 2009, quella volta mi sono qualificato online… Da lì ho iniziato a giocare sempre di più e mi sono trovato sempre meglio al tavolo, sono molto contento di come mi stanno andando le cose nel live. [Dobbiamo ricordare che Luca ha vinto lo scorso marzo l’Italian Poker Tour di San Vincent]

Una volta finito il tuo rapporto con PokerStars, come stai gestendo le tue ore di gioco online? Stai grindando tanto o stai solo “studiando” possibili partner?

In realtà ora sto giocando pochissimo online, a dire la verità. Dopo questi anni grindando tantissimo ho deciso di prendermi una pausa con l’online. Qualche mano la gioco, ovviamente, ma non molto e non su una sola poker room. Quando tornerò all’online lo farò con una poker room concreta e grinderò come ho sempre fatto. Io sono uno molto serio con il grinding, accumulo grandi volumi di gioco, quindi non voglio iniziare con una se poi parte un rapporto con un’altra room. Voglio fare sempre le cose sul serio.

Immaginiamo che le offerte di sponsorizzazione non ti mancheranno…

Qualche offerta c’è, sì, ma bisogna valutarle sempre molto bene, dietro alcune di esse ci può essere qualche fregatura… [Anche Niccolò Caramatti ci aveva parlato su questo argomento]. Per me è anche una questione di immagine, non esclusivamente di soldi. Io ho sempre contato sulle mie vincite, i soldi della sponsorizzazione sono stati un “extra” certamente molto gradito ma non di certo il mio primo introito. È per quello che ci tengo a fare una scelta più sportiva e di immagine che economica.

Sappiamo che avevi pensato a creare una scuola di poker. È ancora solo un’idea o hai iniziato a organizzare qualcosa? Sui social hai già visto che allievi non ti mancherebbero…

È una cosa che ancora rimane un progetto. Non ho mai fatto coaching sul serio ma forse con la poker room che sceglierò mi piacerebbe iniziare un programma per seguire alcuni giocatori, penso possa essere un’esperienza molto interessante e che possa arricchire non solo loro ma anche me come giocatore.

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