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il 14 Mag 2015

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Il bilancio di Romina D’Agostino sulla Casa degli Assi 2: “Non una passeggiata ma senza dubbio un’esperienza formativa!”

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Il bilancio di Romina D’Agostino sulla Casa degli Assi 2: “Non una passeggiata ma senza dubbio un’esperienza formativa!”

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Non è stata un’esperienza facile, ma senza dubbio è stata utile per migliorare il gioco e per mettersi in discussione.

Romina d’Agostino, blogger e volto conosciuto nel mondo del poker, ha terminato la sua avventura alla Casa degli Assi 2 in quarta posizione raggiungendo il tavolo finale.

Una passeggiata? Neanche per idea, anche perché passare cinque settimane senza nessun contatto esterno può essere un esame davvero duro.

Romina ci ha raccontato in prima persona questa avventura, stressante sotto alcuni punti di vista e molto positiva per altri, ma senza dubbio molto intensa.

L’esperienza alla Casa degli Assi 2 – ci spiega – non è stata certamente una passeggiata. Non è semplice passare cinque settimane con le stesse persone, senza contatti con l’esterno, senza cellulare, televisione e qualsiasi tipo distrazione. Sono abituata alle telecamere ma la situazione lì è stata davvero stressante e mi è mancato molto il fatto di non poter interagire con altre persone che non fossero quelle della Casa, che tra le altre cose andavano via via riducendosi. E poi c’è anche il fatto che è davvero difficile andare d’accordo con tutti.

Quali sono quindi le armi vincenti per andare avanti in una trasmissione del genere? Da questo punto di vista Romina ha le idee molto chiare

La vincitrice del reality, forse per il fatto di essere straniera forse per il fatto di essere entrata dopo, ha vissuto sempre in maniera marginale le problematiche interpersonali, e tutto questo alla resa dei conti è stato un bene. Il fatto di discutere in casa non è favorevole a farti affrontare i tavoli serali, anche se io ho sempre fatto il possibile per tenere lontane queste dinamiche dal tavolo da gioco, cosa che non è semplicissima. Discutere con una persona per tutto il giorno e poi trovarsela al tavolo fa subentrare una componente psicologica e alla fine sono riuscita a non cadere in questo tranello.”

Dal punto di vista degli orari rigidi e soprattutto delle prove da superare le cose sono state tutt’altro che facili.

“Confesso che io come persona sono un po’ anarchica – prosegue Romina – non sono abituata ad orari precisi e mi organizzo il lavoro maniera indipendente. E’ un modo di lavorare che mi piace e certamente non mi vedrei con orari fissi in un ufficio. Quindi, il fatto di aver dovuto rispettare degli ordini impartiti, una sveglia, svolgere attività fisica la mattina nei primi giorni è stato divertente, poi le cose sono un po’ cambiate (ride). E il fatto di aver avuto questo tipo di imposizione è stato un po’ pesante.”

Ma Romina ha le idee chiare dei vantaggi che le sono derivati da questa esperienza:

L’esperienza di essere staccati dal mondo, per quanto difficile, è stato l’aspetto da cui ho tratto più vantaggio. Il fatto di stare lontana dal lavoro mi ha fatto ragionare su molte cose su cui normalmente non puoi farlo. Da Questo punto di vista il fatto che c’erano tanti momenti morti mi ha aiutato nell’analizzare molti aspetti del mio carattere, mettendoli a fuoco. Ho sicuramente migliorato alcuni aspetti del mio carattere e l’aver visto alcune discussioni mi ha anche fatto capire che, per avendo ragione, a volte i miei modi sono un po’ troppo teatrali.

Per quanto riguarda il poker giocato, i miglioramenti sono stati senza dubbio uno degli aspetti più positivi della Casa degli Assi 2.

“Diciamo che io partivo livello base. Anche se ho lavorato tanto nel poker, ho giocato veramente poco e soprattutto non ho mai preso coaching. Da questo punto di vista l’esperienza è stata molto formativa: anche se si vedevano poco le lezioni in realtà duravano molto di più. Giada Fang, poi, è una persona squisita, sempre disponibile e mi ha fatto capire tanti passaggi tecnici su cui non mi ero soffermata prima. Ora mi siedo al tavolo con un altro atteggiamento, so quello che devo fare in diverse situazioni e non ho più dubbio su quale sia l’azione da fare. Certo, alla fine perdo lo stesso perché sono sfortunata (ride), ma adesso conosco la mossa giusta in base ad un calcolo e non ad una sensazione. E alla fine questa esperienza mi ha fatto venire tanta voglia di giocare.

 

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