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il 9 Giu 2015

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Phil Hellmuth sempre più leggenda: 14 braccialetti e l’animo gentile di un campione ribelle

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C’è chi lo dava per finito già qualche anno fa.

Tanti, tantissimi erano convinti che la frenetica evoluzione del giochino avrebbe trascinato lui e i baluardi della vecchia scuola in un profondo precipizio.

Ma i campioni non hanno età. E in questa notte Phil Hellmuth lo ha confermato per la quattordicesima volta in carriera.

La vittoria nel Championship Razz ha zittito ancora una volta gli scettici e permesso al campione di Madison di staccare la triade Johnny Chan, Doyle Brunson e (soprattutto) Phil Ivey, ferma a quota dieci braccialetti.

Il successo arriva due anni e mezzo dopo l’ultimo, prestigiosissimo trionfo, centrato nel novembre 2012 a Cannes, nel Main Event delle World Series of Europe, alloro che gli valse la bellezza di oltre 1.000.000 di euro.

Ma per uno come Phil, la golose mazzette di dollaroni contano relativamente: “Poker Brat” ha sempre fatto capire di puntare a traguardi senza tempo. Essere ricordato come il miglior giocatore di sempre; ecco, questo sì che sarebbe davvero qualcosa di speciale.

Nemmeno i braccialetti, in senso materiale, sono mai valsi così tanto.

hellmuth

Un giovanissimo Phil…

Hellmuth conserva infatti gelosamente solo il primo storico bracciale, conquistato nella memorabile sfida contro Johnny Chan nel Main Event del 1989 e il dodicesimo, vinto tre estati or sono sempre a Razz.

Gli altri hanno tutte dediche speciali: il secondo alla moglie, il terzo alla mamma, il quarto al papà, il quinto alla sorella Ann, il sesto al fratello acquisito John, il settimo e l’ottavo ai figli Philip e Nick, nono, decimo e undicesimo al fratello Dave e alle sorelle Kerry e Molly.

Quest’ultimo è stato invece regalato alla famiglia di Dave Goldberg, grande amico di Phil, scomparso prematuramente poco mesi fa.

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Insomma, davanti a questi gesti, le migliaia di tilt, le sfuriate e insulti gratuiti appaiono solo una componente pittoresca di un uomo che rivela d’avere un animo e un’indole ben diversa.

“Se la fortuna non contasse, vincerei tutti i tornei cui partecipo”. Che canaglia, Phil.

Ma il poker, in fondo, è proprio questo: realtà e finzione. Rivela quel che sei. Nasconde quel che sei.

Chissà se Phil riuscirà ancora a stupirci in futuro. Quel che è certo è che i risultati collezionati sino ad oggi, gli varranno di diritto la hall of fame dei campionati del mondo di Poker.

Nonostante ciò siamo convinti che tra vent’anni, quando riguarderemo le foto sgualcite di questo campione, lo ricorderemo più per la sua personalità e il suo carattere che per la sua tecnica al tavolo da gioco.

Ed è proprio lì, probabilmente, che capiremo come questo gioco sia fatto non solo di call, raise e all-in, ma anche di tanto altro. Sorrideremo e ci toglieremo il cappello dinanzi a lui.

 

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