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il 15 Feb 2018

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Charlie Carrel e le scuole di pensiero sui live tells: “Il 90% delle persone muove le orecchie per nervosismo!”

Charlie Carrel e le scuole di pensiero sui live tells: “Il 90% delle persone muove le orecchie per nervosismo!”

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La formula magica per avere successo al tavolo verde richiede molti ingredienti.

Tra questi, saper interpretare le informazioni generosamente fornite dai nostri avversari può rivelarsi fondamentale.

Oggi parliamo di live tells: segnali volontari o involontari che possono mettere in risalto indizi di valore da parte degli altri giocatori in partita.

A tal riguardo, il campione britannico Charlie Carrel ha pubblicato sul suo profilo Facebook un’interessante analisi personale sui cosiddetti bias cognitivi.

“Voglio condividere con voi un’esperienza pokeristica”, scrive Charlie. “Un errore che molte persone sottovalutano abitualmente. Ho difficoltà a spiegare il concetto in due righe, quindi potrebbe essere complicato; si tratta di bias cognitivi.”

Anche chiamati bias di conferma, questi indicano in termini psicologici un fenomeno cognitivo umano per il quale le persone tendono a muoversi entro un ambito delimitato da loro convenzioni acquisite.

Proseguiamo con le parole di Carrel:

“Le letture dal vivo permettono di captare informazioni basandosi sull’umore altrui, anche guardando il solo aspetto esteriore. Ovviamente, è possibile usare questi segnali per dedurre le mosse degli avversari!”

Nonostante ciò, la validità dei live tells è fortemente discussa; molte opinioni al riguardo sostengono spesso fattori completamente opposti e contrastanti. Lo stesso Charlie tende a distinguere due scuole di pensiero.

“Classificherei i due tipi di opinione in ‘persone che sanno leggere altre persone’ e ‘persone che non lo sanno fare’. O meglio, ‘persone che pensano di poter leggere altre persone’ e ‘persone che si illudono di saperlo fare’. Come si fa a stabilire chi ha ragione? Entrambe le categorie coinvolgono individui estremamente intelligenti che ne discutono.”

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L’argomento si riduce principalmente al fatto che le persone convinte di aver risolto il problema sono inevitabilmente legate ad un bias cognitivo, un pregiudizio.

“Ad ogni modo, è estremamente utile avere un gruppo di persone inconsapevole dell’esistenza dei live tells, o almeno all’oscuro dei loro limiti reali. L’argomento è più complesso e completo di quanto si creda.”

Carrel continua la sua analisi introducendo un esempio che strizza l’occhio ad entrambe le categorie:

“Non esiste una lettura universale dei tells, ma diciamo che il 90% delle persone muove le orecchie per nervosismo. Potrei vedere l’orecchio di qualcuno dimenarsi durante una decisione sul river; lo chiamo, sta bluffando, grazie orecchio! Ma la prossima volta? Quando le orecchie dell’avversario saranno decisamente ferme? Incubo: foldo e oppo mostra velocemente il suo bluff. Questo è un esempio molto semplice sul funzionamento dei live tells, c’è un intero mondo di logiche e applicazioni irrisolte al riguardo.”

L’esempio di Charlie getta molta benzina sul fuoco: in un primo momento dà ragione alla gente che pensa ‘wow, figo’, nel secondo caso conferma le ipotesi degli “anti-live tells”.

“Dare per scontato ciò che si vede dall’esterno è sbagliato, finché non si hanno informazioni precise sull’altra persona è tutto un gioco d’ipotesi”, sembra essere questa la conclusione del buon Carrel.

“Penso che questo concetto si applichi anche ad un sacco di altre situazioni nella vita, per altrettanti bias di conferma!”

 

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