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il 12 Set 2019

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Come’è la vita di un high stakes pro? Ecco la storia di Danny Tang

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Come’è la vita di un high stakes pro? Ecco la storia di Danny Tang

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Il player di origini asiatiche Daniel Chi Tang, meglio noto come Danny Tang, negli ultimi anni ha fatto irruzione nella scena mondiale del poker piazzando diversi risultati interessanti.

Il suo nome ha cominciato a circolare un po’ all’improvviso nel 2017 quando ha vinto un High Roller al PSC a Praga. Nel 2019 si è poi consacrato vincendo il Tournament of Champions degli Aussie Millions e un braccialetto alla 50esima edizione delle WSOP.

Ora si presenta in un’intervista ai colleghi di PokerNews come nuovo ambasciatore di Natural8, importante operatore che a luglio ha ingaggiato anche la brasiliana Laura Cintra.

Danny racconta della sua infanzia non semplicissima, della sua passione per gli sport e di come la sua carriera da pokerista è iniziata per caso con il cash game. Ecco cosa ci svela:

Sono nato nel Regno Unito ma a due mesi di vita ho preso il mio primo volo per Hong Kong. Sono tornato nel Regno Unito a dieci anni e in quel periodo ho perso mio padre. Ero solo un bambino e andavo a scuola in un piccolo paese di nome Wrexham. Ricevevo ovviamente molti commenti razzisti dagli altri bambini che non sapevano come mai ero così giallo e avevo gli occhi piccoli. Comunque non la prendevo troppo male.

Un episodio mi ha fatto capire che in realtà loro non erano così cattivi. Sono stato lontano dalla scuola per due mesi quando è mancato mio padre e al mio ritorno i miei compagni erano arrabbiati perché sono stato via così a lungo. Durante una partita di calcio mi hanno fatto segnare un gol volontariamente per tirarmi su il morale. È stato un modo per comunicarmi qualcosa“.

Danny approfondisce il suo legame con gli sport: “Tutti eravamo appassionati di calcio. Io ho giocato nel periodo scolastico ma all’università ho smesso. Poi ho seguito le MMA e infine ho scoperto il poker.

Andavamo spesso nei club notturni e nei casinò. Ho scoperto per caso un angolo dedicato al poker in un casinò. All’inizio perdevo con il gioco ma poi ho cominciato a interessarmi seriamente seguendo in TV eventi come l’EPT o Poker After Dark.

Al cash 1/1£ ho cominciato a realizzare che potevo vincere 200£ a sessione. Lì è iniziata la mia carriera. Sono passato poi a dei tavoli 25/25. E in seguito ho scoperto i tornei. Ce n’era uno con 150K di montepremi e 30K al vincitore. Erano tantissimi soldi per me all’epoca.

Nel 2016 sono arrivato secondo a un WPT National incassando circa 90K e lì ho deciso di dedicarmi completamente ai tornei di poker.

Charlie Carrel mi ha proposto del coaching e così sono migliorato sensibilmente. Molti bravi giocatori snobbano il coaching e pensano solo a giocare. In qualunque settore si investe per migliorare. Devi farlo anche nel poker, con umiltà“.

 

 

Arriviamo alla scelta vincente di puntare sul mercato asiatico: “Volevo conoscere i migliori giocatori ed entrare nel giro degli High Roller. Per questo sono tornato in Asia e mi sono reso conto di quanto grande fosse il mercato asiatico. È stata la decisione migliore di tutta la mia vita. Ha cambiato la mia carriera.

Ora sono diviso a metà tra Europa e Asia. Recentemente un mio amico inglese era in heads-up in un torneo live contro un mio amico cinese. C’erano i due rail opposti e io simpatizzavo per entrambi“.

Veniamo infine ai risultati più recenti di Danny, alla sua famiglia e ai suoi piani futuri: “Sono all’apice della mia carriera. Sono onorato di essere in quelle posizioni nei ranking GPI.

Per fortuna comunque il poker non è l’unica cosa della mia vita. Con la mia ragazza di lunga data stiamo pensando di fare passi importanti. Se diventerà un marito dovrò essere più responsabile. Continuerò a giocare le WSOP, il PSPC e altri grandi eventi. Magari porterò con me la mia famiglia. Giocherò solo gli High Roller e studierò a casa, passando più tempo con i miei cari.

Mi sono reso conto che sono uno zio terribile, ho visto due o tre volte volte mio nipote che ha un anno e mezzo. Ho dovuto sacrificare parecchie cose per il poker finora ma in futuro migliorerò. Nel frattempo la mia mamma continua a preoccuparsi per me. Io le dico che sono un poker player e so arrangiarmi“.

 

 

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