Tuesday, Nov. 12, 2019

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il 12 Set 2019

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Il call nel poker: quando, come e perché

Il call nel poker: quando, come e perché

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To call or not to call?

La versione Shakespeariana del dilemma madre dei pokeristi è racchiusa in un concetto: la nostra mano è sufficientemente buona da giustificare una chiamata?

Il call nel poker è il modo che si ha per annunciare di voler pareggiare la puntata di un avversario, niente di più semplice.

Si può fare call anche solo preflop direte voi, senza che nessuno abbia puntato. Uncorrect.

I blind nel Texas Hold’em contano come puntata, motivo per cui un controrilancio si chiama 3-bet (la terza puntata, dopo il buio e il rilancio sul buio).

Perché chiamare preflop

Il call è una delle opzioni che abbiamo non appena riceviamo due carte.

Se entrassimo in qualsiasi piatto con qualunque delle 169 combinazioni possibili (esclusi i semi) finiremmo per perdere ben presto le nostre chip, salvo coincidenze astrali particolari.

Il motivo è molto semplice, non tutte le starting hand, ovvero le mani di partenza, hanno la stessa forza.

Motivo per cui con alcune rilanceremo, con altre passeremo e con altre ancora faremo call.

Preflop si può fare call in due circostanze

  • Chiamando la puntata di un altro avversario
  • Open-limpando, ovvero entrando in gioco senza rilanciare ma limitandosi a mettere al centro l’importo del big blind.

Il gioco si è evoluto tantissimo negli anni e di conseguenza anche i range coi quali entrare in gioco sono cambiati parecchio.

Nei primi anni duemila i limp preflop erano all’ordine del giorno, poi l’aggressività ha preso il sopravvento e ci si faceva la guerra a suon di rilanci e controrilanci. Poi non limpava più nessuno, mentre negli ultimi anni anche la limp strategy ha cominciato a prendere piega. (CLICCA QUI per l’approfondimento sulla limp strategy assieme a Peppe Ruocco)

Quando chiamare preflop

Per capire con esattezza matematica quali siano le circostanze migliori per limpare (così si chiama il call preflop) con quali mani e perché, esistono dei software chiamati solver che svolgono il lavoro egregiamente.

Tuttavia, senza addentrarci troppo nello specifico, le situazioni più comuni nelle quali ci troveremo a fare call sono le seguenti:

  • Big Blind –  Molto spesso avremo le odds sufficienti per entrare nel piatto, specialmente nei multiway. In altre circostanze ci troveremo a difendere sull’apertura dei giocatori in late position (CO-BTN) o sul piccolo buio in blind-war.
  • Small Blind – Entrare in gioco da SB è particolarmente sconveniente per una questione di posizione, tuttavia potrebbe essere una buona opzione quando si vuole entrare nel piatto con una mano abbastanza forte senza 3-bettare l’apertura (sia per questioni di stack che per semplice scelta personale). Inoltre sarà conveniente molto spesso limitarsi a chiamare quando ci si trova a giocare soltanto contro il BB.
  • Late position – A seconda del nostro stile di gioco possono esserci diverse mani con le quali preferiamo il call (che in questo caso diventa flat, anche se significa sempre chiamare una puntata) alla 3-bet dopo un’apertura. Chiamare con mani come Q-J suited, K-Q suited o una coppia è all’ordine del giorno.
  • Middle e early position – Essendo abbastanza sconveniente entrare in gioco da queste posizioni, ci deve essere una buona ragione per fare call. Talvolta un call su un’apertura da early position potrebbe esser stato fatto in trapping (ovvero con una mano molto forte, per “intrappolare” appunto), o più semplicemente per dare una percezione più debole del range con cui si entra in gioco.

Il postflop

Se vi trovate a dover fare call nel postflop, evidentemente avete già messo qualche chip in mezzo. Ma mentre nel preflop le uniche informazioni su cui basarci per la nostra scelta si limitano alle nostre carte, oltre alla posizione, allo stack in gioco e alla stima che possiamo fare di quelle altrui, nel postflop abbiamo 3 carte comuni.

Questo significa che il nostro sguardo sarà sempre rivolto all’equity del nostro colpo, ovvero alle probabilità di avere la mano migliore o poterla migliorare nelle strade successive. Fare call molto spesso è una questione meramente matematica, eccezion fatta per particolari letture sugli avversari che sfasano completamente il rapporto odds/piatto.

Ci troveremo quindi a fare call quando:

  • L’equity della nostra mano è sufficiente a giustificare la chiamata. Per fare un esempio pratico, se abbiamo 100 bui e ci troviamo da BB con A 6 su board 4 8 K, quante volte la nostra mano migliorerà tra turn e river per giustificare un call di 2 big blind su un piatto da 5? Se la risposta è attorno al 40% sarà matematicamente conveniente fare call, se la forbice tra equity e odds si allarga, il call risulterà più o meno vantaggioso.
  • Pensiamo di avere la mano migliore e nel caso in cui rilanciassimo verremo chiamati solo da una più forte.
  • Abbiamo il punto nut: Siamo al river, il nostro avversario va all-in e sta a noi parlare: abbiamo A A su 5 A 6 A 8, non esiste alcuna possibilità che l’avversario abbia una mano superiore.
  • Vogliamo combinarla al nostro avversario e chiamiamo con un’equity bassissima (floating) con l’intento di farlo passare nelle strade successive.

Attenti però a chiamare troppo, altrimenti verrete additati come delle calling station. Se chiamate troppo poco però, significa che giocate soltanto con le carte, senza prendervi quei piccoli vantaggi derivanti dalla posizione o dagli stack in gioco. Insomma, il call è un’azione che potrebbe regalare gioie e dolori: dall’hero-call della vita al più classico del call-muck per intenderci.

Se vi siete persi l’approfondimento sull’importanza del preflop DATE UNO SGUARDO QUI

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