Thursday, Apr. 15, 2021

Strategia

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il 28 Lug 2017

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TP storici: Cortellazzi vs Sammartino al WPT National Venezia

TP storici: Cortellazzi vs Sammartino al WPT National Venezia

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Quando foldiamo una mano dopo la puntata avversaria, non sempre ci è dato sapere se eravamo realmente dietro o se invece siamo vittima di un bluff. Soprattutto quando di fronte abbiamo uno dei più forti torneisti italiani del momento.

È quello che è capitato in un interessante spot al WPT National Venezia 2014 che ha visto scontrarsi Dario Sammartino e Andrea Cortellazzi.

Ecco la mano che abbiamo graficato sulla nostra pagina Facebook:

mano-cortellazzi-sammartino

Ed ecco i thinking process dei due protagonisti.

 

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Thinking process Andrea Cortellazzi

Sono da Middle Position e in mano ho J e 10 a cuori. Decido per una standard bet x2 e Sammartino da bottone decide di 3-bettare. È un giocatore molto aggressivo, in questo caso ha anche la posizione e non era la prima volta che mi 3-bettava. In altri spot ho passato, ma questa volta scelgo di flattare perché ho una mano speculativa e in caso di hit al flop posso portare via molte chip al mio avversario. Il flop è K-K-Q con Kappa e Dama di cuori, quindi ho bilaterale e quattro quinti di colore. Decido per il check, il mio avversario fa la classica c-bet e scelgo soltanto di appoggiarmi per tenere il piatto basso, avendo già pianificato di inventarmi qualcosa qualora non avessi pescato la mia carta. Al turn esce un 3 di fiori, decido ancora per il check, Sammartino come ha fatto più volte “spara la seconda” e scelgo di andare sopra in quanto sono convinto che otto volte su dieci faccio questa mossa soltanto con un K: in caso river blank ho già pianificato di bettare circa 1/3 del pot. Il river è una Q a picche, che in caso di K chiude full, rimango del mio pensiero e opto per una bet 9.000. Lui mi manda all-in e naturalmente passo con lui che alla fine mostra un 7 di picche.

 

Thinking process Dario Sammartino

Diciamo che la mia linea è abbastanza standard. Ho 3-bettato preflop in position e su un flop che recitava K-K-Q con due cuori ho deciso per una c-bet standard, un po’ inferiore alla size preflop, perché, secondo il mio pensiero, su quel board non era possibile inventarsi niente. Al turn esce 3 di fiori e lui ha check-raisato. Quando c’è un check raise su un board del genere il tuo avversario è sempre polarizzato, quindi dovrebbe avere quasi sempre una mano molto forte come K-Q. Già una mano come K-J non la gioca facendo check-raise, mentre con A-K rilancia preflop. Quindi, è molto difficile che il mio avversario abbia qualcosa e quando check-raisa in quello spot, quasi sicuramente è in bluff perché con qualsiasi Kappa, e anche se avesse flattato preflop con Q-Q, non avrebbe certamente giocato così. Decido per il call e al river scende una Q a picche. A questo punto sono sicuro o ha poker di Donne oppure è in bluff perché non può giocare un Kappa in questa maniera. In qualsiasi caso, infatti, avrebbe fatto check-call al turn e quando checkraisa in questa maniera sono abbastanza sicuro che al river sia in bianco. Infatti io sono andato all-in e lui ha passato velocemente. La mia mano non si conosce, ma avrei fatto la stessa cosa sia con un K sia con Asso High, mentre se avessi avuto Donna avrei fatto solo call. È abbastanza semplice, è stato un errore del mio avversario più che merito mio perché lui non può check-raisare quel turn con quasi nessuna delle combo; con qualsiasi Kappa fa call e quel check raise al 90% delle volte è finto. Per questo la mia scelta è stata abbastanza facile.

 

Articolo pubblicato su Poker Sportivo n. 88, dicembre 2014

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