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il 25 Lug 2019

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Play Optimal Poker: la guida pratica di Andrew Brokos che aiuta nelle situazioni di incertezza

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Play Optimal Poker: la guida pratica di Andrew Brokos che aiuta nelle situazioni di incertezza

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Da quando ci sono i solver pare che i libri sul poker abbiano perso il loro appeal.

Eppure, a ben guardare, quanti di voi hanno acquistato un software per studiare a fondo la GTO?

Insomma, l’avvento della tecnologia più che rimpiazzare il formato cartaceo ha semplicemente ridotto il numero di persone che approfondiscono la teoria del gioco.

I libri son troppo vecchi e i solver troppo complessi…E quindi?

Che fine hanno fatto i libri sul poker?

Ok, abbiamo volutamente esasperato la questione nell’intro, ma la realtà non si discosta poi troppo da quanto accennato.

Molti dei libri sul poker scritti negli anni passati sono totalmente inutili al giorno d’oggi.

Potrebbero forse andar bene per chi gioca esclusivamente live a buy-in contenuti, ma se si intende approcciare anche solo i middle stakes online la maggior parte di essi risultano essere carta straccia.

Il motivo è presto detto: il giochino si evolve a velocità supersoniche e quel che andava bene ieri sera potrebbe non essere più corretto questa mattina.

Tutti a studiare GTO allora? Non esattamente.

Come detto e ribadito in diverse occasioni, la GTO funziona al meglio quando anche i nostri avversari provano a utilizzarla al massimo delle loro capacità. In un contesto simile, chi gioca la miglior GTO ha sicuramente un vantaggio sugli altri nel lungo periodo.

Se invece ci troviamo in un qualsiasi tavolo da poker, con avversari che tutto sanno fuorché le linee ottimali da tenere in ogni circostanza, la linea exploitativa risulta essere sempre quella più vantaggiosa.

Una guida pratica per situazioni complesse

Il libro di Andrew Brokos prova a inserirsi nel mezzo, provando a dare al lettore delle soluzioni pratiche per gestire le situazioni più difficili senza mai dimenticare la Game Theory.

Più che GTO il suo libro potrebbe definirsi GTP – Practical Game Theory – per usare un acronimo appropriato.

Nelle 237 pagine che lo compongono, si passa da una breve introduzione alla Teoria dei Giochi, nella quale si accenna alle basi fondamentali del gioco basate sull’equilibrio di Nash, all’analisi di situazioni vere e proprie.

La peculiarità del libro risiede nella modalità che l’autore utilizza per spiegare concetti come equilibrio, equity, strategia, valore atteso, e via dicendo, allacciandosi sempre a esempi di vita quotidiana in modo da risultare chiaro anche a chi non ha una grande dimestichezza con la matematica e i numeri.

Dopo un breve accenno ai solver, si passa a parlare di range polarizzati e range condensati (quelli contenenti middle-value o bluff-catcher) per poi arrivare al vero messaggio che Brokos vuole trasmettere:

Il punto fondamentale nello studiare la teoria dei giochi non è quello di diventare un’incarnazione di PioSOLVER, quanto piuttosto di capire in che modo funziona una strategia equilibrata in modo da apportare aggiustamenti intelligenti al proprio gioco, includendo tutte le informazioni a disposizione e virando verso l’exploitative play non appena possibile.

Il processo in quattro step

L’approccio di Brokos quindi, parte dalla GTO per arrivare all’exploitative play: perché non prendersi un determinato vantaggio se questo è a portata di mano?

Ogni decisione quindi, passa da 4 punti fondamentali che possono essere riassunti in:

  1. Immaginare l’equilibrio
  2. Fare una lettura
  3. Identificare i punti da exploitare
  4. Determinare il grado di deviazione dalla strategia ottimale

Il primo step può riassumersi in una domanda: In che modo verrebbe giocata questa mano nel caso in cui sia io che il mio avversario fossimo dei supercomputer programmati per giocare la miglior GTO possibile?

Da questa ne conseguono diverse altre, sempre più specifiche:

  • Quale dei due giocatori è più probabile che punti?
  • Con quale parte del range dovrebbe puntare ciascuno?
  • Quali sono le mani migliori da value bettare per ogni giocatore?
  • Nel caso puntassi, da cosa dovrebbe essere composto il raising-range dell’avversario?
  • Quali sono le mani più deboli con le quali il mio avversario sarebbe disposto a giocarsi lo stack?

Il punto due consiste semplicemente nel capire chi abbiamo davanti: l’avversario sta aprendo troppo largo o al contrario, gioca con un range troppo tight? E’ uno a cui piace hero-callare? Eccetera…

Una volta superati i primi due punti si passa alla fase exploitativa: in che modo è possibile prendere più chip possibili all’avversario, oppure risparmiarne nel caso in cui sia lui a puntare con la mano migliore?

Se, ad esempio, un giocatore tende a essere molto aggressivo tra flop e turn per poi checkare spesso river, sarà opportuno chiamare anche con dei bluff catcher nelle prime due strade e magari foldare più spesso della norma su una eventuale third barrel.

Quindi, avendo chiari i tre punti sopra citati, sarà possibile capire di quanto ci si sta distanziando dalla linea ottimale e quanto profonda dovrà essere la nostra capacità di lettura nell’avversario per allontanarci così tanto da essa laddove la situazione lo richieda.

La maggior parte delle situazioni vengono analizzate in scenari heads-up, anche perché gli stessi solver non sempre riescono a trovare delle soluzioni ideali con più giocatori, ma non manca un approfondimento sui piatti multi-way.

Se siete già sotto l’ombrellone e avete deciso di prendervi una bella pausa dal gioco, potrebbe essere il momento giusto dare uno sguardo a questo libro: Play Optimal Poker by Andrew Brokos. GL a tutti!

 

Photo Credits: Pokernews

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