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il 24 Lug 2019

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Perché i tedeschi sono così bravi a giocare a poker?

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Perché i tedeschi sono così bravi a giocare a poker?

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Sarà che a noi, pokeristi o semplici appassionati, le statistiche piacciono particolarmente.

Sarà anche che, sull’onda dell’entusiasmo per la clamorosa deep-run del nostro Dario Sammartino, la voglia di spulciare qualche numero in più sia venuta di conseguenza.

Tuttavia far passare inosservata l’egemonia tedesca sul resto del mondo – eccezion fatta ovviamente per gli Stati Uniti che sia storicamente che in meri termini numerici di popolazione primeggiano per distacco – sarebbe una leggerezza che non possiamo permetterci.

Questione di attitudine?

Chi vi scrive vive in Germania, a Berlino, e coi tedeschi ci ha a che fare tutti i giorni.

E per quanto la capitale tedesca costituisca di per sé un’eccezione rispetto al paese intero, in termini di apertura mentale e capacità di empatizzare con il prossimo – molto più elevata che in altre città visto il melting-pot culturale che impone inevitebilmente dinamiche differenti – oltre a essere tra gli stati più “poveri” della Repubblica Federale, per alcuni tratti specifici i tedeschi hanno delle caratteristiche in comune.

La loro proverbiale “freddezza”, almeno secondo quanto abbiamo sempre sentito dire, è qualcosa di tangibile pur non riferendosi in modo riduttivo alla maggiore o minor attitudine a sbraitare alle feste in piazza.

Lo si nota nelle piccole cose, come la gestione dei soldi, la reazione a una situazione che provoca uno shock emotivo, l’intraprendenza nel cominciare una conversazione con uno/a sconosciuta e via dicendo.

Si potrebbe riassumere tutto, in modo molto generalista, in una minor capacità di lasciarsi coinvolgere da situazioni o persone e conseguentemente una minor disponibilità all’empatizzare con queste, al lasciarsi andare o allo sbilanciarsi in una direzione.

E’ qualcosa di profondamente radicato nella cultura di una nazione che porta con sé un fardello, quello storico, difficilmente sopportabile anche a distanza di generazioni. Motivo per cui la neutralità viene utilizzata più come scudo contro ogni forma di estremismo piuttosto che essere una vera e propria scelta.

Un esempio? Prendete due italiani che vanno a cena assieme. Arriva il conto e comincia l’inevitabile teatrino sul “Pago io, no pago io, no ma davvero insisto…” salvo poi tornare a casa e lamentarsi con il partner di turno sul fatto che “Alla fine pago sempre io” o al contrario “Era ora che offrise una cena“.

Due tedeschi invece chiedono conti separati e pagano quel che è “giusto” in base a ciò che hanno consumato. Nessuna questione. Che poi vi siano pro e contro nell’uno e nell’altro caso è un discorso differente ma per quanto ci riguarda, ovvero riconducendo la discussione al poker, l’attitudine tedesca, più fredda è distaccata è sicuramente un vantaggio al tavolo verde.

Prendere la decisione più corretta senza lasciarsi influenzare dalle emozioni è una peculiarità che riesce indubbiamente meglio a chi, per educazione, carattere e forma mentis, ha un’attitudine più distaccata nei confronti della realtà. E i risultati parlano da soli.

Spielst du Poker?

Non siamo certo qui a fare generalizzazioni in base alla semplice provenienza geografica dato che non avrebbe molto senso, ma possiamo sicuramente inserire all’interno di schemi più o meno definiti alcune nazionalità che hanno in comune usi, costumi, abitudini e approccio alla vita in generale.

Da questo punto di vista, spagnoli e italiani ad esempio non sono troppo dissimili, non a caso nella TOP 100 della all-time money list abbiamo tre rappresentanti per i primi (Adrian Mateos, Carlos Mortensen e Sergio Aido) e due per i secondi (Dario Sammartino e Mustapha Kanit).

Questa potrebbe essere considerata una semplice coincidenza direte voi, ma non può essere solamente un caso la presenza massiccia dei tedeschi nel medesimo ranking.

I nostri vicini di quartiere infatti, portano addirittura 13 rappresentanti nella TOP 100, ovvero il 13% sul totale dei migliori 100 al mondo. Se poi restringiamo il cercio alla TOP 50, troviamo ben 7 teutonici (14%) di cui 4 rientrano tra i migliori 30.

Le eccezioni confermano la regola?

Prendendo come riferimento ancora una volta l’All Time Money List, scorgiamo due nomi europei nella top 20 che negli ultimi anni hanno messo a ferro e fuoco la scena high stakes.

Parliamo di Stephen Chidwick (inglese) e Mikita Badziakouski (bielorusso), rispettivamente 15° e 16° nel ranking. Due personaggi che non sono sicuramente noti per le loro scorribande notturne quanto piuttosto per la loro freddezza e capacità di calcolo, per la loro imperscrutabilità, per la loro razionalità…Due “tedeschi acquisiti”, almeno in senso lato.

Alla luce di quanto detto non ci sorprende più di tanto il fatto che nelle ultime dieci edizioni del Main Event delle WSOP, siano stati addirittura due i tedeschi ad aggiudicarsi il bracciale più prestigioso al mondo. Unici ad avere almeno due rappresentanti, anche in termini di podi conquistati, assieme a Canada (parimerito in quanto a podi) e ovviamente USA.

Se vi va di approfondire la questione date uno sguardo qui per scoprire tutte le statistiche del tavolo finale del Main Event WSOP nel decennio 2010-2019.

Viel Glück!

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