Wednesday, Feb. 19, 2020

Strategia

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il 22 Gen 2020

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La prima mano del torneo che è costata a Stephen Chidwick il 100K Aussie Millions

La prima mano del torneo che è costata a Stephen Chidwick il 100K Aussie Millions

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NO FEAR: una delle principali differenze tra gli amatori e i professionisti di poker sta nell’atteggiamento con cui affrontano ogni mano.

Mentre gli amatori, come è ovvio che sia per chi cerca soprattutto una esperienza divertente e appagante, possono avere una certa riluttanza a giocare tutte le proprie chips pochi istanti dopo aver pagato il buy-in di un torneo, per i professionisti problemi di questo tipo non esistono: se credono di dover mettere tutte le chips in mezzo, tutte in mezzo le chips vanno.

E pace se poco dopo è il giocatore stesso a dover andare via dalla sala, o al desk per effettuare un re-entry!

Una situazione di questo tipo si è verificata poche ore fa al 100.000A$ Challenge Aussie Millions. A spingere tutto il suo stack in mezzo e poi acquistare un re-entry è stato il giocatore inglese Stephen Chidwick. Vediamo subito lo spot che ne ha decretato l’eliminazione.

 

La mano

Come detto è la primissima mano del torneo, i giocatori partono con uno stack di 250.000 chips su blinds 500-1.000 ante 1.000.

Seth Davies apre da bottone x2, chiama Alex Foxen da small blind, chiama Stephen Chidwick da big blind.

Flop 8A5, dopo i check avversari Davies cbetta 6.000, Foxen rilancia a 19.500, Chidwick cold-calla, chiama anche Davies

Turn T e i tre giocatori si muovono in un giro di check

River 8 dopo aver usato una time extension Foxen punta 70.000, Chidwick va all-in! Davies folda, il Player of the Year 2019 usa tutte le time extension di cui dispone e alla fine decide di chiamare con il suo colore.

Chidwick va al desk a effettuare un re-entry. Ecco lo spot riassunto in grafica: per Foxen è la seconda eliminazione fulminea di cui si rende protagonista ai Challenge Aussie Millions, tra l’altro sempre coi connectors suited in mano.

chidwick foxen mano aussie

 

Due considerazioni sul push river

Appare evidente come l’all-in al river di Chidwick sia effettuato in bluff facendo leva sul board che si paira.

Con quel raise al flop, infatti, il range di Foxen in 3-way è composto da tanti draw a colore; ma se il giocatore dell’anno puntasse nuovamente al turn da primo a parlare otterrebbe l’unico effetto di ‘face-upparsi’, ossia farebbe capire troppo esplicitamente il punto che ha in mano ai due avversari, che a quel punto chiamerebbero da meglio e folderebbero tutto quello che viene battuto dal colore di Foxen.

Di sicuro Chidwick esclude il colore a Davies, che essendo in posizione quasi sicuramente punterebbe su quel turn.

Quando il board si paira al river, in base alle considerazioni appena esposte, Chidwick capisce che l’unico modo per portare a casa la mano è piazzare il bluffone.

Infatti il call di Foxen sul suo all-in non è affatto semplice come testimonia anche l’esitazione dell’americano, che usa tutte le time extension di cui dispone prima di decidere di chiamare.

Per Chidwick, ben abituato a prendersi dei rischi, non è che un lieve incidente di percorso: dopo aver effettuato un re-entry il britannico si è messo a martellare il suo tavolo trovando anche un poker di Sei contro una coppia di Kappa.

Al sesto livello di gioco Chidwick è chipleader su 23 players ancora in corsa, seguito a ruota proprio da Foxen che lo ha giustiziato alla prima mano del torneo.

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