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il 26 Feb 2015

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Lucio Martelli e la rinascita del poker in Italia: “Servono sponsor esterni!”

Lucio Martelli e la rinascita del poker in Italia: “Servono sponsor esterni!”

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Il poker in Italia dondola da mesi. Se il live “tiene botta”, l’online è soggetto a costanti e fisiologici sali-scendi. Più scendi che sali, anche se la situazione sembra sulla via dell’assestamento.

Tante ipotesi si sono fatte per rilanciare il movimento, su tutte quella di un mercato condiviso con altri Paesi, ma a livello pratico sono davvero poche le operazioni messe in atto per dare nuova luce all’intero movimento..

Nuove chiavi di lettura per veder rinascere il poker arrivano da un player che si è dimostrato essere sempre anni luce avanti rispetto a tanti altri.

Sarà un po’ l’aura mistica che lo circonda, sarà un po’ che quando parla non dice mai cose banali, ma l’analisi di Lucio Martelli sull’argomento è semplice, diretta e a tratti geniale.

“Il fatto che abbia deciso di smettere di giocare rivela come non abbia troppa fiducia sul long term per il poker in generale. Per quel che concerne la situazione in Italia – afferma – non dico che andrà ‘a 0 sicuro’, ma servono innanzitutto leggi chiare e snelle per il live e l’accesso a tutto il mercato mondiale. Sono certo che in parte aiuterebbero anche se sarebbe solamente un piccolo-grande passo; queste innovazioni lascerebbero spazio a una piccola nicchia per esistere, ma difficilmente il poker diventerebbe un prodotto a larga scala. Il problema è che gli operatori, oggi, hanno capito che ci sono molti più soldi da fare offrendo un altro genere di giochi”.

Per LucioMM servirebbe dunque un qualcosa di molto più efficace per scuotere l’intero ambiente:

“La situazione inerente ai circoli è importante, ma non decisiva: anni fa non erano legali ma era piena l’italia e molto spesso hanno chiuso non per questioni legali, ma per calo generico dell’interesse. Chi si “appassiona” di solito è perché vince o, per un po’ di tempo, perché spera di shottare mtt o simili. Poi capisce che non può e la passione viene meno. Se perdi ogni anno diventa il poker diventa noioso piuttosto in fretta. Una cosa che potrebbe aiutare long term, ma non ne parla mai nessuno, potrebbe essere data dagli sponsor esterni: se sei uno sport, se sei uno skill game, budweiser deve pagare la patch, non la poker room…”.

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Martelli prova ad approfondire il discorso:

“La crisi di un settore la si denota quando non ci sono investitori/investimenti esterni: quando gli sport son tutti meta-sponsor, tipo il biliardo dove sponsor son quelli che fanno i tavoli e le stecche, capisci che non hai spazio di crescita. Resterà sempre e comunque un ambito di nicchia. Sponsor = circuito di tornei NON BRANDED = sport. I vari operatori dovrebbero federare i tornei in una class nazionale”.

Per Lucio le stesse poker-room dovrebbero aprirsi più di quanto non facciano oggi:

“Faccio un esempio. Se fossi proprietario di Pokerstars farei degli accordi con Volkswagen visto che sulla room si può comprare la Porsche con gli fpp. Inoltre la pubblicità della Porsche, che è di proprietà Volkswagen, dovrebbe essere sul sito, e poi vorrei avere tipo una ‘Porsche Week’ dove si giocano tornei in parte finanziati dalla Porsche che mettono in palio anche macchine, e per partecipare devi mettere come avatar una Porsche e/o mettere su Twitter o Facebook qualcosa della Porsche. In questo modo con 200.000€ pagherebbero una campagna che normalmente costerebbe 2-3 milioni. Certo, non sarebbe abbastanza per uscire dalla nicchia. Ma potrebbe contribuire”.

 

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